Scritto: Mercoledì, 15 Luglio 2020 06:40 Ultima modifica: Giovedì, 16 Luglio 2020 06:17

Alla ricerca di un mini buco nero ai confini del Sistema Solare


Nello studio "Searching for Black Holes in the Outer Solar System with LSST", pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal Letters, due ricercatori di Harvard propongono un modo per scoprire se ai confini del Sistema Solare esiste davvero un buco nero grande quanto un pompelmo con una massa da cinque a dieci volte quella della Terra.

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Alla ricerca di un mini buco nero ai confini del Sistema Solare Crediti: M. Weiss

La bizzarra idea nasce dall'ipotesi che il famoso ed enigmatico Nono Pianeta (o Pianeta X) fosse in realtà un buco nero primordiale responsabile delle strane orbite osservate dei TNO (oggetti transnettuniani).

Secondo l'idea maggiormente condivisa le orbite dei corpi che viaggiano oltre Nettuno dovrebbero essere distribuite in modo casuale e i loro percorsi dovrebbero soddisfare una serie di caratteristiche orbitali. Invece, quelli scoperti finora sembrano comportarsi in modo molto diverso: le orbite di alcuni sembrano addirittura raggruppate e puntare nella stessa direzione dello spazio fisico, con un'inclinazione quasi identica rispetto al piano dell'ecclittica. Così, per spiegare queste anomalie, diversi studi hanno proposto la presenza di un oggetto massiccio molto lontano, come una o più super-Terre addirittura oltre la Nube di Oort. Ma c'è un'altra teoria che ipotizza che l'ipotetico membro del Sistema Solare esterno, mai confermato, possa essere un buco nero primordiale. Questo apparterrebbe ad una categoria di buchi neri nati dopo il Big Bang, a causa delle fluttuazioni di densità e sarebbe molto più piccolo dei "classici" buchi neri che conosciamo, come quelli supermassicci al centro delle galassie o quelli nati dal collasso gravitazionale di una stella massiccia.

Per scovarlo, Avi LoebAmir Siraj propongono un'osservazione costante della volta celeste per cogliere il mini-mostro spaziale con le mani nella marmellata, mentre si nutre di qualcosa, tipo una cometa.
"In prossimità del buco nero, i piccoli corpi che si avvicineranno si fonderanno a causa del riscaldamento del gas del mezzo interstellare catturato dal buco nero", ha detto Siraj nella press release. "Poiché i buchi neri sono intrinsecamente oscuri, la radiazione che la materia emette nel suo cammino verso la bocca del buco nero è il nostro unico modo per illuminare l'ambiente oscuro".

"Se il Nono Pianeta fosse un buco nero potrà essere scoperto dal Legacy Survey of Space and Time (LSST o Vera Rubin Telescope) a causa di brevi lampi di accrescimento alimentati da piccoli corpi dalla nuvola di Oort, che verrebbero rilevati ad un tasso di almeno alcuni all'anno ", scrivono gli autori nel loro articolo. "L'LSST ha un ampio campo visivo, che copre tutto il cielo", ha detto Loeb. "Altri telescopi sono bravi a puntare su un bersaglio noto ma non sanno esattamente dove cercare il Nono Pianeta. Conosciamo solo l'ampia regione in cui dovrebbe essere".
La capacità dell'LSST di sorvegliare il cielo due volte a settimana è estremamente preziosa. Inoltre, la sua profondità di campo senza precedenti consentirà il rilevamento di flare risultanti da impatti relativamente piccoli, che sono più frequenti di quelli di grandi dimensioni".

La missione del Vera Rubin Observatory è quella di mappare in 10 anni il cielo meridionale, ma sarà in grado di rilevare in autonomia anche tutta una serie di eventi transitori come supernove, oggetti potenzialmente pericolosi e persino il bagliore dei buchi neri mentre consumano la materia. Questo sarà in grado "di rilevare o escludere buchi neri di massa planetaria intrappolati sul bordo della nuvola di Oort, a circa centomila unità astronomiche", ha aggiunto Siraj.

"Il Nono Pianeta è una spiegazione convincente per il raggruppamento osservato di alcuni oggetti oltre l'orbita di Nettuno. Se la sua esistenza sarà confermata attraverso una ricerca elettromagnetica diretta, sarà la prima rilevazione di un nuovo pianeta nel sistema solare in due secoli, senza contare Plutone", ha detto Siraj, Ma se ci fosse davvero un buco nero alla periferia del nostro Sistema Solare sarebbe uno shock per tutti e solleverebbe immediatamente tutta una serie di altre domante: perché c'è? Come ha mantenuto le sue proprietà? Che peso ha avuto nella storia del Sistema Solare? Ce ne sono altri? Non ci resta che aspettare ancora per avere, forse, qualche risposta....

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Read 177 times Ultima modifica Giovedì, 16 Luglio 2020 06:17
Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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