Scritto: Lunedì, 09 Gennaio 2023 12:50 Ultima modifica: Lunedì, 09 Gennaio 2023 13:34

DART: i primi risultati


Gli scienziati continuano ad analizzare i dati raccolti il 26 settembre 2022 per scoprire se la tecnica dell'impattatore cinetico potrà effettivamente essere utilizzata in futuro per la difesa planetaria.

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Questa immagine è composta da diverse immagini scattate il 30 novembre 2022 dagli astronomi al Magdalena Ridge Observatory nel New Mexico, USA.
Questa immagine è composta da diverse immagini scattate il 30 novembre 2022 dagli astronomi al Magdalena Ridge Observatory nel New Mexico, USA.
Crediti: Magdalena Ridge Observatory/NM Tech

Gli studi includono una valutazione dei cosiddetti "ejecta", ossia le tonnellate di roccia asteroidale spostate e lanciate nello spazio dall'impatto.

Dopo 10 mesi di viaggio, a fine settembre 2022, il Double Asteroid Redirection Test (DART) della NASA si era intenzionalmente schiantato contro l'asteroide Dimorphos, alterandone l'orbita di 33 minuti, per condurre il primo test di difesa planetaria.
Giovedì 15 dicembre 2022, i membri del team DART hanno fornito un'interpretazione preliminare delle loro scoperte durante il meeting autunnale dell'American Geophysical Union a Chicago.

"Ciò che possiamo imparare dalla missione DART fa tutto parte del lavoro globale della NASA per comprendere gli asteroidi e altri piccoli corpi nel nostro Sistema Solare", ha affermato durante il briefing Tom Statler, scienziato del programma per DART presso la sede della NASA a Washington. “L'impatto con l'asteroide è stato solo l'inizio. Ora usiamo le osservazioni per studiare di cosa sono fatti questi corpi e come si sono formati, oltre a come difendere il nostro pianeta se mai ci fosse un asteroide diretto verso di noi".

Dimorphos era una piccola roccia larga 163 metri, in orbita come una luna attorno a un oggetto da 780 metri di diametro chiamato Didymos.
L'impatto è stato documentanto da molti telescopi terrestri e spaziali e dal piccolo cubesat made in Italy, Light Italian CubeSat for Imaging of Asteroids (LICIACube) le cui immagini hanno fornito una visione degli effetti della collisione per aiutare i ricercatori a caratterizzare meglio l'efficacia della tecnica dell'impatto cinetico. 
Tra circa quattro anni, il progetto HERA dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) condurrà rilievi dettagliati sia di Dimorphos che di Didymos, con un focus particolare sul cratere lasciato dall'impatto di DART e una misurazione precisa della massa di Dimorphos.

 

Le prime analisi

Nelle settimane successive all'impatto, gli scienziati si sono concentrati sulla misurazione del trasferimento di quantità di moto dalla collisione di DART a circa 22.530 chilometri all'ora con il suo asteroide bersaglio.

Gli scienziati stimano che l'impatto di DART abbia spostato nello spazio oltre un milione di chilogrammi di roccia polverosa, abbastanza da riempire sei o sette vagoni ferroviari. Il team sta utilizzando questi dati, oltre a nuove informazioni sulla composizione della piccola luna dell'asteroide Didymos e sulle caratteristiche del materiale espulso, ottenute dalle osservazioni dei telescopi e dalle immagini di LICIACube fornito dal Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Sappiamo che l'esperimento iniziale ha funzionato. Ora possiamo iniziare ad applicare questa conoscenza", ha affermato Andy Rivkin, co-responsabile del team di ricerca DART presso il Johns Hopkins Applied Physics Lab (APL). "Studiare il materiale espulso prodotto nell'impatto cinetico - tutto derivato da Dimorphos - è un modo fondamentale per ottenere ulteriori informazioni sulla natura della sua superficie".

Le osservazioni prima e dopo l'impatto indicano che Dimorphos e il suo asteroide genitore Didymos hanno una composizione simile e sono composti dallo stesso materiale delle condriti ordinarie, simili al tipo più comune di meteorite che ha colpito la Terra nel corso della storia. Questi dati sono stati confermati dall'analisi degli ejecta di Dimorphos, che hanno dominato la luce riflessa dal sistema nei giorni successivi all'impatto. Anche ora, dice la NASA, le immagini riprese dai telescopi mostrano come la pressione della radiazione solare abbia allungato il flusso di materiale espulso in una coda simile a una cometa lunga decine di migliaia di chilometri.

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Questa composizione è stata acquisita dalla telecamera LUKE su LICIACube circa 3 minuti dopo l'impatto di DART su Dimorphos.
Crediti: ASI/NASA

 

Una spinta supplementare

Mettendo insieme queste prime informazioni e supponendo che Didymos e Dimorphos abbiano le stesse densità, il team calcola che la quantità di moto trasferita quando DART ha colpito Dimorphos è stata circa 3,6 volte maggiore rispetto allo scenario in cui l'asteroide assorbe completamente il colpo senza produrre ejecta. Ciò indica che il materiale espulso ha contribuito a spostare l'asteroide più di quanto abbia fatto il veicolo spaziale.

La previsione accurata del trasferimento di quantità di moto è fondamentale per pianificare una futura missione di impatto cinetico, se mai ce ne fosse bisogno, inclusa la determinazione delle dimensioni del veicolo spaziale impattatore e la stima della quantità di tempo necessario per garantire che una piccola deflessione sposti un asteroide potenzialmente pericoloso fuori dalla sua traiettoria.

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno" (segui su LinkedIn le mie attività professionali).
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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