Scritto: Martedì, 27 Settembre 2022 04:46 Ultima modifica: Martedì, 27 Settembre 2022 06:17

NASA concluso il primo test di difesa planetaria: DART ha colpito l'asteroide


Dopo 10 mesi di volo nello spazio, il Double Asteroid Redirection Test (DART) della NASA ha impattato contro Dimorphos, la piccola luna del sistema binario Didymos.

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NASA concluso il primo test di difesa planetaria: DART ha colpito l'asteroide
Crediti: NASA/JHUAPL

Il controllo della missione presso il Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, nel Maryland, ha annunciato l'impatto alle 23:14 GMT mentre la navicella volava a 22.500 chilometri orari a 11 milioni di chilometri dalla Terra.. L'obiettivo dell'impattatore da 600 chilogrammi era di alterare l'orbita di Dimorphos, la roccia più piccola larga 163 metri che ruota attorno a un oggetto da 780 metri di diametro chiamato Didymos.
"Per quanto ne sappiamo, il nostro primo test di difesa planetaria è stato un successo", ha affermato Elena Adams, ingegnere dei sistemi della missione di DART presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (JHUAPL), dopo lo schianto. Ora che sappiamo di essere in grado di deviare un asteroide potenzialmente pericoloso, "penso che i terrestri dovrebbero dormire meglio. Sicuramente io lo farò".

"In sostanza, DART rappresenta un successo senza precedenti per la difesa planetaria ma è anche una missione di reale utilità per tutta l'umanità", ha dichiarato l'amministratore della NASA Bill Nelson. "Mentre la NASA studia il cosmo e il nostro pianeta natale, stiamo anche lavorando per proteggere la nostra casa e questa collaborazione internazionale ha trasformato la fantascienza in fatti scientifici, dimostrando un modo per proteggere la Terra".
"Ora sappiamo che possiamo puntare un veicolo spaziale con la precisione necessaria per colpire anche un piccolo corpo nello spazio. Solo un piccolo cambiamento nella sua velocità è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per fare una differenza significativa nel percorso di un asteroide", ha aggiunto Thomas Zurbuchen, amministratore associato per la direzione della missione scientifica presso la sede della NASA a Washington.

"Il viaggio di sola andata della missione ha confermato che la NASA può guidare con successo un veicolo spaziale a scontrarsi intenzionalmente con un asteroide per deviarlo, una tecnica nota come impatto cinetico", si legge nel comunicato.

Ora, il team investigativo osserverà Dimorphos con i telescopi terrestri per osservare quanto effettivamente DART è stato efficace. I ricercatori si aspettano che l'impatto riduca l'orbita di Dimorphos di circa l'1%, o circa 10 minuti. Misurare con precisione quanto l'asteroide è stato deviato è uno degli scopi primari del test su scala reale.

DART impatto

Crediti: NASA/JHUAPL

Le ultime immagini di DART

DART ha svolto gli ultimi compiti in completa autonomia. L'unico strumento del veicolo spaziale, la Didymos Reconnaissance and Asteroid Camera for Optical Navigation (DRACO), insieme a un sofisticato sistema di guida, navigazione e controllo  che funzionava in tandem con algoritmi di navigazione autonoma in tempo reale chiamato SMART Nav e testato dal team pochi giorni fa con Giove e le sue lune, ha consentito alla sonda di identificare i due asteroidi e distinguere prendere di mira quello più piccolo. Le immagini finali di DRACO, ottenute dal veicolo spaziale pochi secondi prima dell'impatto, hanno svelato la superficie di Dimorphos in primo piano.

Il veicolo spaziale ha inviato una foto al secondo con l'ultima scattata solo circa due secondi e mezzo prima dell'impatto. Queste riprese sono preziose per gli scienziati che fino ad oggi non hanno visto molti asteroidi così da vicino e fino ad oggi avevano visto il sistema Didymos come un punto luminoso nelle immagini dei telescopi terrestri. Questi frame mostrano rocce grigie spigolose intervallate da ciottoli, ghiaia, polvere e aree più lisce.

Le immagini assomigliano molto alle fotografie scattate dalla missione giapponese Hayabusa 2 sull'asteroide Ryugu e dalla missione OSIRIS-REx della NASA sull'asteroide Bennu. Entrambe queste rocce spaziali sono cosiddetti "mucchi di macerie". Tuttavia, mentre entrambi gli asteroidi erano a forma di diamante, Dimorphos appare più come una "patata spaziale" nelle immagini di DART.

LICIAcube

Il piccolo cubesat made in Italy, Light Italian CubeSat for Imaging of Asteroids (LICIACube) è stato rilasciato quindici giorni fa per fornire un reportage completo dell'impatto e della risultante nuvola di materia espulsa dall'asteroide. Le immagini di LICIACube hanno lo scopo di fornire una visione degli effetti della collisione per aiutare i ricercatori a caratterizzare meglio l'efficacia della tecnica dell'impatto cinetico. Tuttavia, poiché LICIACube non è dotato di un'antenna di grandi dimensioni, nelle prossime settimane le immagini verranno downlinkate sulla Terra una per una.

Oltre a LICIAcube altre dozzine di telescopi terrestri e spaziali stanno monitorando la situazione. Il primo a rilasciare le immagini è stato il progetto Virtual Telescope, diretto dal Dr. Gianluca Masi.
"Il Virtual Telescope Project in Italia (con Gianluca Masi) e l'Osservatorio Klein Karoo in Sud Africa (con Berto Monard) sono riusciti a registrare e condividere con il mondo gli effetti della sonda #DARTMission della Nasa che sbatte contro il sistema binario Didymos/Dimorphos!", ha annunciato Masi su Facebook.

SequenceIMpact

Queste osservazioni permetteranno di caratterizzare nelle prossime settimane quanto materiale è stato esplulso a seguito della collisione e soprattutto, saranno utilizzate per misurare con precisione il cambiamento orbitale di Dimorphos.

Tra circa quattro anni, il progetto HERA dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) condurrà rilievi dettagliati sia di Dimorphos che di Didymos, con un focus particolare sul cratere lasciato dall'impatto di DART e una misurazione precisa della massa di Dimorphos.

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Letto: 476 volta/e Ultima modifica Martedì, 27 Settembre 2022 06:17

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno" (segui su LinkedIn le mie attività professionali).
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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