Scritto: Lunedì, 20 Luglio 2020 05:02 Ultima modifica: Lunedì, 20 Luglio 2020 05:35

HOPE è sulla strada per Marte


Il vettore giapponese H-2A è regolarmente decollato alle 23:58 del 19 luglio dal Tanegashima Space Center nel Giappone Orientale, lanciando Hope, la prima missione dedicata a Marte degli Emirati Arabi Uniti.

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HOPE è sulla strada per Marte Crediti: MHI webcast

La sonda si è separata dallo stadio superiore del razzo circa un'ora dopo il decollo, i pannelli solari sono stati regolarmente dispiegati e Hope ha comunicato con il controllo missione.

"La missione Mars degli Emirati è un messaggio di speranza per i giovani arabi. Se una giovane nazione come gli Emirati Arabi Uniti è in grado di raggiungere Marte in meno di 50 anni , quindi possiamo fare molto di più", ha dichiarato Omran Sharaf, project della missione.

La sonda di 1.350 chilogrammi, sviluppata dal Mohammed bin Rashid Space Center (MBRSC) negli Emirati Arabi Uniti, arriverà su Marte nel febbraio 2021, in occasione del Golden Jubilee of the Union, ossia il cinquantesimo anniversario degli Emirati Arabi Uniti. Entrerà in un'orbita ellittica iniziale tra 1.000 e 49.380 chilometri sopra il pianeta. E, successivamente si sposterà nell'orbita operativa per le osservazioni scientifiche, con altitudini che vanno dai 20.000 ai 43.000 chilometri.
Quest’orbita molto ampia permetterà a Hope di avere una visione globale di Marte. "La navicella ha un'orbita di 55 ore accuratamente sintonizzata che consente due diverse viste di Marte: una in cui il pianeta ruota sotto l'orbiter e una in cui la sonda tiene il passo ed osserva lo stesso punto nel tempo", ha spiegato Sarah Al Amiri, capo-scienziato della missione.

Hope non sarà l'n-esima missione che studierà il clima marziano perché sarà il "primo vero satellite meteorologico" ad operare sul Pianeta Rosso, così come il suo stesso team l'ha definita.
Monitorerà la meteorologia per un anno intero, raccogliendo quotidianamente dati climatici globali ed in specifiche aree geografiche, studierà i cicli stagionali e gli eventi meteorologici nella bassa atmosfera come tempeste di polvere.

"Le missioni precedenti ed attuali hanno raccolto osservazioni sul clima marziano ma solo un paio di volte al giorno", aveva commentato Sarah Al Amiri, capo-scienziato della missione. "Queste misure provengono spesso da missioni di superficie e quindi sono abbastanza limitate geograficamente. Ma il tempo è troppo complesso ed interconnesso per consentire agli scienziati di capire come funziona con dati così frammentari. Invece, Hope mira a monitorare ciò che sta accadendo nell'atmosfera marziana per un intero anno locale, incluso il collegamento tra strati atmosferici. Ciò aiuterà i ricercatori a comprendere non solo il clima ma anche il modo in cui Marte ha perso parte della sua atmosfera nel corso di miliardi di anni di storia planetaria".

Per raggiungere lo scopo, la sonda raccoglierà dati simultaneamente con i suoi strumenti di bordo i quali, quindi, per facilitare le operazioni scientifiche, sono tutti posizionati sullo stesso braccio (generalmente, invece, le navicelle che hanno payload scientifici complessi, la strumentazione è distribuita attorno ad un corpo centrale, oppure su bracci robotici. Di conseguenza, non tutti gli strumenti possono funzionare contemporaneamente e la sonda dovrà preventivamente orientarsi verso il target con la suite prescelta ad ogni osservazione pianificata):

  • EXI, Emirates eXploration Imager, una fotocamera multi banda in grado di acquisire immagini a 12,6 megapixel, 4.096 × 3.072, con una risoluzione spaziale di 8 chilometri. Usa una ruota portafiltri con tre filtri ultravioletti (UV1 205–235 nm, UV2 245–275 nm, UV3 305–335 nm) e tre nel visibile (blu 405–469 nm, verde 506–586 nm rosso 625–645 nm)
  • EMUS, Emirates Mars Ultraviolet Spectrometer, uno spettrometro ultravioletto che lavora tra 100–170 nm, in grado di distinguere le molecole di idrogeno ed ossigeno
  • EMIRS, Emirates Mars Infrared Spectrometer, uno spettrometro infrarosso che lavora in un range tra i  6 ed i 40 µm, per determinare i profili termici di ghiaccio, vapore acqueo e polveri nell'atmosfera del pianeta.

Lo sviluppo di Hope è iniziato alla fine del 2013 con l'intento del paese di accrescere le proprie capacità spaziali, dopo aver messo alcuni satelliti in orbita attorno alla Terra.
"Volevamo passare al livello successivo", ha affermato Sharaf, "Volevamo creare un percorso di carriera per i nostri scienziati".

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

https://twitter.com/EliBonora | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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