Scritto: Venerdì, 25 Marzo 2016 09:32 Ultima modifica: Venerdì, 25 Marzo 2016 10:58

Dalla Cassini, viste inedite di Titano


La sonda della NASA Cassini ha sorvolato la grande luna di Saturno, Titano, in media una volta al mese da quando ha iniziato la missione nel 2004. Oltre alle fantastiche immagini scattate dal sistema di imaging ISS (Imaging Science Subsystem), lo spettrometro visibile ed infrarosso VIMS ha fornito un contributo importante per la mappatura globale.

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Dalla Cassini, viste inedite di Titano Credit:NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/LPGNantes

La composizione in apertura e quella qui sotto mostrano quattro fasi del processo di mappatura di Titano, ottenuto dai ricercatori con i dati rilevati da VIMS tra il 2004 ed il 2015.

Titano - mappatura VIMS

Credit: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona/LPGNantes

La realizzazione di una carta perfetta è un compito molto impegnativo, viene spiegato nel report, perché le condizioni di osservazione possono cambiare notevolmente tra un passaggio ravvicinato e l'altro, sia di illuminazione che prospettiche. Tali variazioni possono rendere ancora più difficili da rimuovere gli effetti dovuti alla dispersione e all'assorbimento della luce da parte spessa atmosfera, influenzando a loro volta l'aspetto della superficie. Quest'ultima, inoltre, può cambiare a seconda delle stagioni, soprattutto considerando l'ampio lasso di tempo in cui ha operato e sta operando la missione Cassini.

Da sinistra a destra, i mosaici mostrano: la superficie di Titano a 2 micron, una lunghezza d'onda a cui l'atmosfera della luna risulta trasparente; la vista successiva è il risultato del rapporto tra due immagini a lunghezze d'onda differenti, una tecnica che permette di evidenziare variazioni spettrali sottili sulla superficie alcune delle quali sono legate a differenze di materiali; una composizione a colori ottenuta utilizzando i 5 micron come rosso, i 2 micron come verde e gli 1,27 micron come blu; un'immagine a colori composita creata dal rapporto tra la luminosità della superficie ed altre lunghezze d'onda per produrre i canali rosso, verde e blu.

Lo studio dettagliato della topografia di Titano ed i dati del radar a bordo della Cassini, hanno consentito anche di individuare il punto più alto della luna.
La vetta è a 3.337 metri di altezza e fa parte di un trio di creste montuose chiamate Mithrim Montes.

Titano - Mithrim Montes

Credit: NASA/JPL-Caltech/ASI

I ricercatori hanno scoperto che tutte le cime più alte di Titano sono intorno ai 3.000 metri.
La maggior parte delle montagne si trovano nella zona equatoriale: oltre a Mithrim Montes, anche la regione nota come Xanadu e i picchi isolati "ridge belts", nei pressi del sito di atterraggio della sonda Huygens dell'ESA, collezionano vette importanti.

La scoperta è avvenuta nell'ambito di uno studio mirato a ricercare le zone attive della crosta di Titano che potrebbero aver modellato il paesaggio in un passato recente.

Le montagne ed i dirupi terrestri si trovano in luoghi dove la superficie è stata spinta verso l'alto. L'erosione, poi, gioca un ruolo fondamentale nel corso del tempo, riportando il materiale verso il basso ed arrotondando le vette. Anche Titano ha processi, come pioggia e fiumi, che consumano la superficie ma sembra che sulla luna di Saturno, il tutto avvenga molto più lentamente, probabilmente perché ad una distanza dal Sole 10 volte maggiore rispetto a quella della Terra, c'è meno energia per alimentare processi erosivi in atmosfera.

Dall'altra parte, su Titano non ci si aspettava montagne particolarmente alte.
La sua crosta ghiacciata ricopre un oceano di acqua liquida che si comporta come il mantello della Terra. Formata una montagna, questi strati fluidi (il mantello terrestre e l'oceano di Titano) consentono alla crosta di rilassarsi, un fatto che dovrebbe essere più evidente sulla luna di Saturno dato che, a grande profondità, il substrato di acqua ghiacciata è più morbido della roccia della Terra. Il fatto che esistano vette significative, quindi, potrebbe suggerire la presenza di alcune forze tettoniche attive, per esempio in relazione alla rotazione di Titano, alle forze di marea di Saturno o al raffreddamento della crosta

Questi risultati sono stati presentati alla 47° conferenza Lunar and Planetary Science (#LPSC2016).

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno

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Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno di Elisabetta Bonora

 

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