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Hayabusa frena ancora mentre Ryugu prende forma!

Al centro e a sinistra due esposizioni da 178 secondi (effetuate il 10 e il 13 giugno, rispettivamente), a destra tre versioni ingrandite dell'immagine a breve esposizione (90 ms) di ieri; in quella più in basso l'interpolazione mostra una versione non "pixellizzata" ovvero "sovracampionata", più naturale anche se sfocata.
Al centro e a sinistra due esposizioni da 178 secondi (effetuate il 10 e il 13 giugno, rispettivamente), a destra tre versioni ingrandite dell'immagine a breve esposizione (90 ms) di ieri; in quella più in basso l'interpolazione mostra una versione non "pixellizzata" ovvero "sovracampionata", più naturale anche se sfocata. Credit: JAXA - Processing: M. Di Lorenzo

 Una nuova immagine dell'asteroide comincia a mostrare qualche dettaglio superficiale; intanto Hayabusa effettua la terza correzione di traiettoria nel suo progressivo avvicinamento a Ryugu.

Aggiornamento del 15 giugno: migliorata la versione processata (smoothed) nell'immagine di apertura, adesso si vede qualche dettaglio in più. Pubblicata inoltre la versione in inglese della press release di JAXA: http://www.hayabusa2.jaxa.jp/topics/press/doc/Hayabusa2_Press20180614e.pdf

 Le immagini con cui si apre questo articolo sono state riprese ieri (a destra e al centro) da una distanza di 920 km, intorno alle 6:50, ora italiana, utilizzando la camera telescopica (ONC-T, quella con la vista più acuta a bordo del "falco" giapponese). L'immagine a sinistra è invece una lunga esposizione fatta il 10 Giugno, messa a confronto con una nuova immagine scattata in condizioni analoghe ieri  Si nota chiaramente lo spostamento rispetto alle stelle di fondo (dovuto al lieve moto trasversale della sonda) e l'aumento di luminosità dovuto all'avvicinamento a Ryugu (da -5.7 a -6.6 di magnitudine apparente); l'asteroide risulta sovraesposto ma è stata inserita in entrambe le immagini la parte centrale della corrispondente ripresa a bassa esposizione.

 E' proprio l'ultima ripresa a breve esposizione che offre finalmente qualche dettaglio sulla forma e l'aspetto superficiale; essa è stata ingrandita in alto a destra e, come si vede immediatamente sotto, la sagoma di Ryugu è ben approssimata con una ellisse di 9,5x10 pixel; dato che a questa distanza la scala risulta di 100 m/pixel, questo indica una forma di ellissoide di 950x1000 metri. Si tratta comunque di stime personali e ancora provvisorie e, come rimarcato in precedenza, potrebbero essere leggermente sovrastimate poichè non tengono conto del contributo della diffrazione e di eventuali difetti del sistema ottico della fotocamera.

 In aggiunta allo schiacciamento, sembra esserci un accenno di rigonfiamento in direzione orizzontale (est-ovest), forma che rammenta vagamente alcune lune di Saturno; c'è anche una tonalità leggermente più scura nell'emisfero meridionale, sotto il centro. Il fatto che la parte sinistra appaia comunque più scura e sfumata è da imputare all'illuminazione non perfettamente frontale; in effetti, il cosiddetto angolo di fase tra le linee che congiungono l'asteroide alla sonda e al Sole è di circa 17° e sul lato sinistro (orientale) dell'asteroide dovrebbe esserci il terminatore. Questo implica anche che, mancando quel pezzetto, il diametro orizzontale possa essere leggermente maggiore e la forma reale possa essera ancora più schiacciata di quello che vediamo. Se ipotizziamo che l'asse di rotazione sia disposto approssimativamente sulla verticale (Ryugu ruota su se stesso in 7,6 ore) allora si tratta di un "ellissoide oblato", cioè con una simmetria attorno all'asse più corto.

 Si noti che tutte queste considerazioni scaturiscono da osservazioni personali e non vengono da esperti o dall'agenzia spaziale giapponese, che si limita a notare semplicemente come adesso l'asteroide non appaia perfettamente sferico ma un pò "spigoloso".

 Rispetto alle osservazioni dei giorni scorsi, una primizia è che adesso l'asteroide è stato inquadrato anche dalla fotocamera grandangolare ONC-W1 che, pur avendo circa 60° di campo visivo, mostra comunque una sagoma non più puntiforme.

ONC W 180613

Immagine di Tyugu ripresa il 13 giugno dalla fotocamera ONC-W1 - Credit: JAXA

 La fotocamera in questione, insieme a un'altra identica, riprende tutta la porzione al di sotto di Hayabusa e sarà importante soprattutto nelle fasi finali di discesa sull'asteroide. La funzione e la dislocazione di questo e altri strumenti a bordo sono magnificamente illustrati in questo filmato.

 Ieri c'è stata un'altra conferenza stampa periodica della JAXA in cui sono stati illustrati i risultati conseguiti nell'ultima settimana ed anche i futuri sviluppi. Anche se il PDF è in giapponese, si intuiscono molte cose tra cui il fatto che adesso si stanno cercando eventuali piccoli satelliti attorno all'asteroide; inoltre, viene mostrata la seguente curva di luce ricavata il 7 giugno dal "Thermal Infrared Imager" (che fornisce la mappa termica dell'asteroide) nel corso di una rotazione completa, da mettere a confronto con la curva di luce visibile ripresa da Terra (a destra):

TIR lightcurve

Credits: JAXA / Kim, Choi, Moon, A&A 550, L11 (2013)

 Infine, oggi c'è stata la terza correzione di rotta (Trajectory Correction Maneuver) da quando è iniziata la manovra di approccio. Durante questa TCM-3, avvenuta tra le 5:40 e le 6:50 (ora italiana), è stata modificata quasi esclusivamente la velocità di avvicinamento, che è stata ridotta di circa 40 cm/s. Come si vede dai seguenti grafici, tratti sempre dalla presentazione di ieri, sono previste altre 7 manovre di qui al 27 Giugno e alla fine Hayabusa arriverà a fermarsi a soli 20 km da Ryugu. La traiettoria di avvicinamento, mostrata qui sotto, è volutamente fatta a "zig-zag" per consentire alla sonda di spostarsi trasversalmente e utilizzare il sistema di navigazione ottica e stimare anche la distanza dall'obiettivo tramite la misura della parallasse.

Approach

In alto, la traiettoria di avvicinamento da parte di Hayabusa-2 (in rosa i corridoi di avvicinamento, gli scostamenti traversali sono decisamente amplificati), in basso i grafici della velocità; in entrambi i casi, il dettaglio sulla fase finale è ingrandito - Credit: JAXA - Processing: M. Di Lorenzo

  Ricordiamo che il nome dell'asteroide 162173 Ryugu (inizialmente chiamato 1999 JU3 perchè scoperto nel Maggio del 1999 al Lincoln Laboratory Near-Earth Asteroid Research Team di Socorro, New Mexico) deriva da una leggenda giapponese e si riferisce ad un palazzo sommerso, dal quale un pescatore tornò recando uno scrigno contenente un segreto; un nome perfettamente adatto pensando che il "falcone" Hayabusa-2 dovrebbe raccogliere campioni da esso e portarli a Terra!

Ringraziamenti e riferimenti:

Ground observation team: JAXA, University of Toyko, Kyoto University, Japan Spaceguard Association, Seoul National University.
ONC team: JAXA, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu and AIST.

http://www.hayabusa2.jaxa.jp/topics/20180614_je/index.html
http://www.hayabusa2.jaxa.jp/topics/operation/

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Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

Sito web: https://www.facebook.com/marco.lorenzo.58
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