Scritto: Martedì, 02 Aprile 2013 13:35 Ultima modifica: Sabato, 27 Dicembre 2014 21:15

Le dune di sabbia di Marte potrebbero suggerire acqua sotto la superficie


Le dune di Marte, soprattutto quelle al polo nord, potrebbero ospitare acqua liquida non molto sotto la loro superficie ghiacciata: la scoperta si basa su una ricerca effettuata in Alaska ed apre nuove ipotesi sul recente ambiente marziano.

Oggetto dello studio sono state le dune del Kobuk Valley National Park, circa 600 chilometri a nord di Fairbanks, in Alaska.

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Marte - dune

Credit: NASA/JPL-Caltech/ASU

Le dune di Marte, soprattutto quelle al polo nord, potrebbero ospitare acqua liquida non molto sotto la loro superficie ghiacciata: la scoperta si basa su una ricerca effettuata in Alaska ed apre nuove ipotesi sul recente ambiente marziano.

Oggetto dello studio sono state le dune del Kobuk Valley National Park, circa 600 chilometri a nord di Fairbanks, in Alaska. Qui, al di sopra del Circolo Polare Artico, i ricercatori hanno trovato evidenze di acqua allo stato liquido, intrappolata tra il ghiaccio superficiale e gli strati più profondi di ghiaccio o limi liofilizzati, che formano una barriera temporanea impedendo all'acqua di percolare più in profondità nella duna.

In questo spazio, l'acqua troverebbe condizioni di temperatura e pressione che le consentirebbero di rimanere allo stato liquido: acqua liquida, ghiaccio e vapore acqueo coesistono contemporaneamente.

Il campo di dune preso in esame in Alaska dal Dr. Dinwiddie e dal collega Don Hooper, del Southwest Research Institute, è sul confine tra le foreste boreali a sud e la tundra artica a nord. Conosciuto come il campo Great Kobuk Sand Dune, le sue sabbie si sono formate durante le ere glaciali, tra i 300.000 e i 130.000 anni fa.

La scoperta coinvolge un ambiente con caratteristiche simili a quello marziano e apre la strada a nuove ipotesi sui processi che sarebbero potuti entrati in gioco in tempi geologicamente recenti nella storia del Pianeta Rosso: potrebbe contribuire a spiegare le colate detritiche, scoperte ormai da 13 anni, che gli scienziati hanno individuato sulle pareti dei crateri o dei canyon e sui cui hanno sempre dibattuto.

New Gully Deposit in a Crater in the Centauri Montes Region

New Gully Deposit in a Crater in the Centauri Montes Region
Credit: NASA/JPL/Malin Space Science Systems 

"C'è qualche possibilità che processi equivalenti siano attualmente in corso su Marte", spiega Cynthia Dinwiddie, una ricercatrice del Southwest Research Institute a Boulder, Colorado.

Dalle osservazioni orbitali del Pianeta Rosso è emerso che le dune marziane di muovono, seppur poco e lentamente, fenomeno questo ancora non spiegato: mentre il puviscolo rossatro che tinge di rosa l'atmosfera marziana è leggero e facilmente trasportabile dai venti, la sabbia delle dune scure è a granulometria più grossa e difficilmente può essere spostata per azione eolica.

Marte dune in movimento

25 giugno 2008 - 21 maggio 2010
Credit: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Ariz./JHUAPL

I ricercatori, durante il soggiorno in Alska, hanno cercato delle risposte per questi movimenti geofisici così lenti: producendo dei fori nel terreno, fuoriusciva acqua senza che fosse stato raggiunto il livello di falda acquifera. Ulteriori misurazioni hanno poi confermato la presenza di uno strato di acqua liquida appena sotto la superficie ghiacciata. Il team ha notato anche la presenza di alcune colate detritiche, quando il tiepido Sole di marzo, riusciva a sciogliere lo strato superficiale.

Le condizioni ambientali di Great Kobuk Sand Dune nel mese di marzo sono simili a quelle che Curiosity sta vivendo nel cratere Gale.

I flussi che i ricercatori hanno visto sulle pareti dei crateri marziani appaiono e scompaiono con la stagione calda, osserva il Dr. Hooper, così come "i caratteristici flussi che si formano in condizioni di riscaldamento stagionali" a Great Kobuk Sand Dunes.

"Le colate di detriti marziani e i calanchi associati sono da ritenersi giovani caratteristiche geologiche", aggiunge. Essi servono "a ricordare che Marte non è un pianeta morto ma ha ancora i processi attivi in superficie".

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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