Scritto: Mercoledì, 20 Marzo 2019 15:29 Ultima modifica: Venerdì, 22 Marzo 2019 23:29

Le sorprese di Bennu


Sbuffi di materia, una superficie varia e ricca di massi e ciottoli... insomma un asteroide diverso da come lo si immaginava, intrigante ma anche difficile da esplorare!

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Mosaico di immagini processate riprese da Osiris-Rex il 19 gennaio scorso, con una evidente eruzione di materiale Mosaico di immagini processate riprese da Osiris-Rex il 19 gennaio scorso, con una evidente eruzione di materiale Credits: NASA/Goddard/University of Arizona/Lockheed Martin

 Bennu è un asteroide NEO, diametro di circa 500 metri e oggetto della missione NASA "Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer" (OSIRIS-REx). La sonda ha orbitato intorno ad esso nei primi due mesi di quest'anno, con altezza di 1,5 - 2 km; nel corso di questa esplorazione ravvicinata, sono emerse una serie di caratteristiche, la più clamorosa delle quali è stata appena annunciata: in una dozzina di occasioni, Bennu ha espulso materia attraverso un meccanismo ancora ignoto.

 Utilizzando il solito tono enfatico dei comunicati stampa NASA, Dante Lauretta, investigatore principale di OSIRIS-REx presso l'Università dell'Arizona, a Tucson, ha dichiarato: "La scoperta dei pennacchi è una delle più grandi sorprese della mia carriera scientifica [...] e il terreno accidentato è andato contro tutte le nostre previsioni. Bennu ci sta già sorprendendo e il nostro entusiasmante viaggio è appena iniziato". 

 Poco dopo la scoperta dei getti di particelle, il 6 gennaio, il team scientifico della missione ha incrementato la frequenza delle osservazioni, rilevando ulteriori pennacchi di particelle nei due mesi successivi. Sebbene molte particelle siano state espulse da Bennu, la squadra ha rintracciato alcune di esse come "quasi-satelliti" su traiettorie sub-orbitali, destinate a tornare sulla superficie dell'asteroide. A tale proposito, ricordiamo che la gravità alla superficie di Bennu è alcuni milionesimi di quella terrestre e che per sfuggire definitivamente alla sua attrazione è sufficiente una velocità di circa 20 cm/s (si veda questo articolo per la stima della massa di Bennu). 

 Naturalmente questi detriti espulsi e vaganti intorno all'asteroide pongono anche timori sulla sicurezza della sonda ma, a seguito di una valutazione sulla sicurezza, il team di missione ha concluso che le particelle non rappresentavano un rischio per il veicolo spaziale, che ha continuato ad esplorare l'asteroide dall'orbita. Si continua ad analizzare i pennacchi di particelle e si indaga sulle loro possibili cause.

Bennus Boulder and Limb from Detailed Survey 20190307

Immagine PolyCam ripresa il 7 Marzo da una distanza di 5 km; il masso chiaro in alto è largo 7,5 metri, la scala è circa 6 cm/pixel - Credit: NASA/Goddard/University of Arizona

 Un'altra sorpresa è venuta dall'osservazione ravvicinata della superficie, che ci si aspettava essere abbastanza liscia con alcuni massi di grandi dimensioni. Invece, si è scoperto che l'intera superficie di Bennu è ruvida e densa di massi di tutte le dimensioni, una caratteristica che accomuna ulteriormente Bennu e Ryugu e che pone seri problemi in vista del prelievo di campioni di materiali dalla sua superficie.

 Come esempio, l'immagine qui sopra e quella qui sotto sono state riprese entrambe nell'emisfero meridionale e mostrano una superficie uniformemente coperta di rocce. La seconda è stata ripresa alla fine della fase "Orbit A" nelle vicinanze del polo sud asteroidale e il grosso masso al centro è largo circa 28 metri, con una forma arrotondata; esso è circondato da numerosi massi più piccoli e spigolosi; alcuni di essi potrebbero essere anche frammenti staccatisi dal masso più grande, come suggerito dalla sua struttura stratificata. Altri massi mostrano segni di frammentazione e fratture che potrebbero essere dovuti a impatti o altre forme di stress meccanico presente sulla superficie di Bennu.

TEXTURES

Dettaglio dell'emisfero meridionale di Bennu ripreso dalla MapCam ripresa il 27 febbraio da una distanza di 1,3 km - Credit: NASA/Goddard/University of Arizona

 La densità di massi più alta del previsto significa che i piani per la raccolta dei campioni (il cosiddetto "Touch-and-Go" o TAG), devono essere rivisti. Il progetto della missione originale era basato su un sito di atterraggio privo di pericoli, con un raggio di 25 metri; tuttavia, a causa del terreno inaspettatamente accidentato, il team non è stato in grado di identificare un sito di tale dimensione su Bennu. Invece, ha iniziato a identificare i siti candidati che sono molto più piccoli nel raggio (anche questo replica esattamente quanto già avvenuto per la scelta dei siti di campionamento su Ryugu da parte della sonda giapponese Hayabusa-2).

 L'area più piccola del sito di prelievo e il maggior numero di massi richiederanno prestazioni più accurate dal veicolo spaziale durante la sua discesa verso la superficie e il team di missione sta sviluppando un nuovo approccio, denominato "Bullseye" TAG, per indirizzare accuratamente la sonda. "Durante le operazioni di OSIRIS-REx nei pressi di Bennu, il nostro team di navigazione ha dimostrato che possiamo raggiungere prestazioni che superano i requisiti di progettazione", ha dichiarato Rich Burns, project manager di OSIRIS-REx presso il Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland. "Bennu ci ha lanciato una sfida per affrontare il suo terreno accidentato, e siamo certi che OSIRIS-REx è all'altezza del compito".

 La stima originale di un ridotto numero di massi derivava sia dalle osservazioni terrestri dell'inerzia termica di Bennu (la sua capacità di condurre e immagazzinare il calore), sia dalle misurazioni radar della sua ruvidità superficiale. Ora che OSIRIS-REx ha fotografato da vicino la superficie di Bennu, quelle aspettative di una superficie liscia si sono rivelate sbagliate. Ciò suggerisce che i modelli di computer usati per interpretare i dati precedenti non predicono adeguatamente la natura delle superfici di asteroidi piccoli e rocciosi. Il team sta rivedendo questi modelli con i dati di Bennu.

 Il team scientifico di OSIRIS-REx ha fatto molte altre scoperte su Bennu nei tre mesi successivi all'arrivo dell'astronave sull'asteroide, alcune delle quali sono state presentate martedì alla 50a Conferenza Lunare e Planetaria a Houston e in una raccolta speciale di documenti rilasciata dal rivista Nature. In particolare, è stato misurato direttamente il cambiamento nella velocità di rotazione dell'asteroide come effetto del cosiddetto effetto Yarkovsky-O'Keefe-Radzievskii-Paddack, legato alla pressione di radiazione termica emessa dalla superficie.

 

https://www.nasa.gov/press-release/nasa-mission-reveals-asteroid-has-big-surprises

https://www.asteroidmission.org/20190227t002051s742_map_iofl2pan/

Read 512 times Ultima modifica Venerdì, 22 Marzo 2019 23:29
Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

https://www.facebook.com/marco.lorenzo.58 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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