Scritto: Venerdì, 30 Settembre 2016 17:29 Ultima modifica: Venerdì, 30 Settembre 2016 17:52

OSIRIS-REx controlla la strumentazione ed invia le prime immagini


La settimana scorsa gli ingegneri e gli scienziati hanno attivato per la prima volta gli strumenti di OSIRIS-REx: la sonda gode di ottima salute.

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Questa immagine è stata catturata dalla StowCam a bordo di OSIRIS-REx quando la sonda era a a circa 6,3 milioni di chilometri dalla Terra. L'inquadratura mostra la Sample Return Capsule che riporterà sulla Terra i campioni dell'asteroide Bennu nel 2023. Questa immagine è stata catturata dalla StowCam a bordo di OSIRIS-REx quando la sonda era a a circa 6,3 milioni di chilometri dalla Terra. L'inquadratura mostra la Sample Return Capsule che riporterà sulla Terra i campioni dell'asteroide Bennu nel 2023. Crediti: NASA

Dopo il lancio impeccabile del 9 settembre, OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security, Regolith Explorer) ha esteso i suoi pannelli solari in configurazione di crociera iniziando così il viaggio verso l'asteroide Bennu. Durante questa fase, il team ha iniziato l'attività periodica chiamata "routine momentum dumps", ossia brevi accensioni dei propulsori i per compensare la quantità di moto indotta dalle ruote di reazione che vengono utilizzate per controllare l'assetto del veicolo spaziale. Poi la settimana scorsa, dopo aver rilasciato la prima immagine ripresa dal sistema di navigazione "star tracker", è arrivato il momento della verità, ossia la verifica di tutta la strumentazione di bordo. Una volta alimentati, tutti gli strumenti hanno operato come previsto e sono stati in grado di registrare dati e trasmetterli a Terra.
"Abbiamo acceso gli strumenti in serie, prima la MapCam, poi la SamCam seguita dalla PolyCam e quando la prima di 150 immagini è stata ricevuta alle 11:00 del 19 settembre., sono scoppiati gli applausi", ha detto Sara Knutson, responsabile delle operazioni scientifiche.

MapCam, SamCam e PolyCam fanno parte della suite OCAMS.
La PolyCam sarà la prima ad individuare l'asteroide da milioni di chilometri di distanza. E' lo strumento di imaging principale, una fotocamera associata ad un telescopio da 20,3 centimetri.
La MapCam ha una media risoluzione ed un campo di vista più largo. Una volta giunti a destinazione, cercherà potenziali pericoli per la sonda tipo satelliti o sbuffi, mapperà l'asteroide a colori (è dotata di 4 filtri) e fornirà immagini con risoluzione di 1 metro per costruire mappe topografiche.
La SamCam, invece, mapperà la sequenza di campionamento, con la capacità di riprendere una immagine ogni 1.6 secondi.

OSIRIS-REx polycam

Le prime immagini del campo stellato della MapCam e della PolyCam. L'animazione evidenzia la differente larghezza di campo delle due fotocamere.
Crediti: NASA/Goddard/University of Arizona

Anche la SlowCam, una piccola fotocamera montata vicino alla Sample Return Capsule, la capsula che ospiterà i campioni, ha aperto gli occhi la scorsa settimana riprendendo l'immagine in apertura.
Questa fa parte del sistema Touch-and-Go Camera System (TAGCAMS) che è costituito da tre camere panoramiche e un registratore video digitale (DVR). Le due NavCam prenderanno immagini dello sfondo stellato come supporto alla navigazione, la StowCam verrà utilizzata per documentare lo stivaggio dei campioni nel prezioso contenitore. Qui sotto uno schema che aiuta ad interpretare la foto.

SlowCam

Crediti: MSSS

Oltre alle fotocamere, lunedì 19 e martedì 20 settembre, è stato testato l'altimetro OSIRIS-REx Laser Altimeter (OLA), uno scanner LIDAR (Light Detection and Ranging) che verrà utilizzato per misurare la distanza tra il veicolo spaziale e la superficie dell'asteroide.; sempre martedì è stato acceso anche l'OSIRIS-REx Visible and Infrared Spectrometer (OVIRS),progettato per osservare Bennu in luce visibile ed infrarossa per identificare minerali e materiale organico, ed l'OSIRIS-REx Thermal Emissions Spectrometer (OTES), uno strumento che indagherà l'abbondanza di minerali e fornirà indicazioni sulla temperatura; mercoledì 21 settembre è stato, invece, il momento del Regolith X-ray Imaging Spectrometer (REXIS), un esperimento fornito dagli studenti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e della Harvard University di Cambridge che osserverà lo spettro dei raggi X per identificare gli elementi chimici sulla superficie e le loro abbondanze.

"La scorsa settimana, ci sono voluti 10 secondi perché i dati arrivassero al veicolo spaziale e di 10 secondi perché le sue risposte arrivassero a Terra", ha detto Knutson.
"Al contrario, quando saremo arrivati a Bennu, ci vorranno 13 minuti per inviare il segnale e altri 13 minuti per ricevere una risposta dalla sonda".

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Letto: 1488 volta/e Ultima modifica Venerdì, 30 Settembre 2016 17:52
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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