Scritto: Lunedì, 28 Gennaio 2019 19:47 Ultima modifica: Martedì, 29 Gennaio 2019 15:54

Ultima Thule in tutto il suo splendore


Pubblicata l'immagine più dettagliata di questo incredibile KBO binario.

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Ultima Thule in tutto il suo splendore Image credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute - Processing: Marco Di Lorenzo

  Le meraviglie e i misteri dell'oggetto Kuiper Belt 2014 MU69 continuano a moltiplicarsi man mano che la navicella spaziale trasmette nuove immagini del suo sorvolo di Capodanno.

 Scattata da soli 6700 km di distanza (poco più del raggio terrestre) e a 7 minuti dal massimo avvicinamento, questa è l'immagine a miglior risoluzione finora pubblicata dell'oggetto di Kuiper visitato da New Horizons lo scorso 1 Gennaio. Questa versione, già processata dalla NASA, è stata ulteriormente elaborata per evidenziare meglio sia i piccoli dettagli che le variazioni di luminosità sulla superficie, Ottenuta con il sensore MVIC (Multicolor Visible Imaging Camera), è una vista "grandangolare" dello strumento Ralph di New Horizons alle 5:26 UT ed ha una scala di 135 metri per pixel; l'immagine era stata immagazzinata nella memoria dati della sonda e trasmessa a Terra il 18 gennaio. Gli scienziati hanno poi ingrandito e affinato l'immagine per migliorare i dettagli attraverso un processo di deconvoluzione, per cui la scala finale è circa 40 m/pixel. Di seguito, una immagine che mostra appunto il risultato di queste elaborazioni partendo dalla versione originale (simulata).

CA06 evolved

A sinistra, l'immagine come doveva apparire in origine, al centro il risultato della sua deconvoluzione e a destra dopo l'ulteriore "enhancement" fatto dall'autore. - Image credit: NASA/Johns Hopkins University APL/SwRI - Processing: Marco Di Lorenzo

 L'illuminazione obliqua di questa immagine rivela nuovi dettagli topografici lungo il terminatore, nella parte alta. Questi dettagli includono, per la prima volta, numerosi piccoli crateri (fino a 700 metri di diametro). La grande formazione circolare, di circa 7 chilometri di diametro, sul più piccolo dei due lobi (Thule), sembra anch'esso una profonda depressione. Non è chiaro se questi pozzi siano crateri d'impatto o caratteristiche derivanti da altri processi, come un collasso del terreno o l'antica evaporazione di materiali volatili, ma la presenza di regioni chiare al suo interno ricorda vagamente i "bright spot" di Cerere o la macchia nel cratere Stickney di Phobos. Qualcosa di simile si intravede anche in altre strutture depresse più piccole, stavolta su lobo maggiore non lontano dal collare.

 Entrambi i lobi mostrano anche molti intriganti schemi di chiari e scuri di origine sconosciuta, che possono rivelare indizi su come questo corpo si è andato assemblando durante la formazione del sistema solare esterno. Uno dei più sorprendenti di questi è il già noto "collare" chiaro che separa i due lobi, probabilmente costituito da materiale fine che è "rotolato" per gravità accumulandosi in quella regione, come suggerito dai modelli numerici. Un'altra struttura chiara, più evanescente, disegna un cerchio al centro del lobo maggiore (Ultima), facendolo vagamente somigliare a un panino rosetta (o ceriola romana); potrebbe anche trattarsi dell'impronta di un altro compagno che era a contatto in quel punto o della stessa Thule, che si è allontanata e poi riavvicinata a Ultima, magari in seguito all'impatto di un corpo più piccolo (a questo riguardo, colpisce la similitudine con la forma e le dimensioni della grande depressione di Thule e che potrebbe essere proprio il residuo del precedente cotatto con Ultima).

 "Questa nuova immagine sta iniziando a rivelare differenze nel carattere geologico dei due lobi di Ultima Thule, e ci sta presentando anche nuovi misteri", ha detto il principale investigatore Alan Stern, del Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado. "Nel prossimo mese ci giungeranno immagini a colori e con una risoluzione ancra migliore, speriamo possano aiutare a svelare i molti misteri di Ultima Thule."

 L'astrofisico Ethan Siegel fa notare che Ultima Thule, per dimensioni, aspetto e rotazione, assomiglia molto a un nucleo cometario e, in effetti, un giorno potrebbe diventare una vera cometa se la sua orbita cambiasse e lo portasse vicino al Sole; attualmente, invece, non si avvicina mai a meno di 6,39 miliardi di km e questo avviene ogni 298 anni. New Horizons è ora a circa 34,5 milioni di km da Ultima Thule e oltre 6,6 miliardi di chilometri dalla Terra.

Riferimenti:

http://pluto.jhuapl.edu/News-Center/News-Article.php?page=20190124

https://www.forbes.com/sites/startswithabang/2019/01/21/new-horizons-big-reveal-on-mu69-ultima-thule-is-a-typical-future-comet/#dbaa9f231e0e

Letto: 943 volta/e Ultima modifica Martedì, 29 Gennaio 2019 15:54

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Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

https://www.facebook.com/marco.lorenzo.58 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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