Juno è pronta per affrontare l'inserimento nell'orbita gioviana il 5 luglio alle 3:18 UTC ma i suoi strumenti stanno già rilevando dati preziosi, come i cambiamenti dell'ambiente attorno alla navicella quando ha attraversato il confine (bow shock) tra lo spazio dominato dal vento solare interplanetario e la magnetosfera del gigante.

"Il bow shock è analogo ad un boom sonico", ha spiegato nel report William Kurth dell'Università di Iowa. "Il vento solare soffia passando tutti i pianeti a circa 1,5 milioni di chilometri all'ora e quando incontra un ostacolo, c'è tutta questa turbolenza", dove, in questo caso, l'ostacolo è la magnetosfera di Giove, la più grande struttura nel nostro Sistema Solare.
"Se la magnetosfera di Giove brillasse in luce visibile, apparirebbe grande come il doppio della Luna piena vista dalla Terra", ha aggiunto Kurth. E questa sarebbe solo la dimensione più corta: la coda che si estende verso l'esterno, dietro al pianeta, ha una lunghezza pari a cinque volte la distanza Terra - Sole.

Nei video qui sotto, i dati sul plasma sono stati trasformati in suono per aiutare a percepire il passaggio tra i due ambienti.

Nello spazio dominato del vento solare, Juno ha rilevato in media una particella per centimetro cubo ma una volta attraversata la magnetosfera, la concentrazione è diventata circa 100 volte meno densa. Questa salirà di nuovo man mano che la sonda si avvicinerà al pianeta.

Nel frattempo, altri veicoli spaziali stanno contribuendo alle osservazioni per sostenere la missione.
Il telescopio spaziale Hubble, ad esempio, ha pubblicato ieri un fantastico video timelaps delle aurore di Giove, uno spettacolo di cui Juno potrà godere, una volta arrivata a destinazione, da una posizione privilegiata, volando proprio sopra al polo.

Entrando nel vivo della missione scientifica ed anche grazie a questi dati preliminari, gli scienziati potranno comprendere meglio come viene prodotto il campo magnetico del pianeta e scoprire se ha anche un nucleo solido al suo interno. Il campo magnetico terrestre è generato dal ferro liquido nel nucleo del pianeta "ma con Giove non sappiamo cosa lo sta producendo", ha dichiarato Jared Espley, scienziato del programma Juno presso il quartiere generale della NASA a Washington.
Per questa indagine, Juno utilizzerà un paio di magnetometri, degli strumenti che "sono come una bussola ma, mentre le bussole registrano la direzione di un campo magnetico, i magnetometri espandono tale capacità registrando anche l'intensità", ha spiegato Jack Connerney.
Questi sensori sono generalmente collocati il più lontano possibile dal corpo della navicella per limitare ogni tipo di interferenza: quelli di Juno sono su un braccio attaccato ai pannelli solari a 12 metri di distanza dal veicolo spaziale.

Questa mattina, a soli 4 giorni all'inserimento in orbita gioviana, a sonda era a 4,36 milioni di chilometri dal pianeta gigante, al quale si sta avvicinando a 9,3 chilometri al secondo.
Per essere costantemente aggiornati sui progressi della missione, seguite i "Mission Log" di Marco Di Lorenzo.

Juno - mission log 1 luglio 2016

Grafico tratto dalla rubrica "Mission Log" di Marco Di Lorenzo.