Scritto: Martedì, 21 Dicembre 2021 05:06 Ultima modifica: Martedì, 21 Dicembre 2021 06:01

I frammenti di Ryugu sono molto primordiali


Le minuscole particelle di asteroide sono alcuni dei frammenti di materiale più primordiali mai esaminato sulla Terra e potrebbero fornirci importanti informazioni sulle origini del Sistema Solare.

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I frammenti di Ryugu sono molto primordiali
Crediti: Yada, et al.; Nature Astronomy

L'asteroide 162173 Ryugu misura circa 900 metri di diametro e orbita intorno al Sole tra la Terra e Marte, incrociando occasionalmente l'orbita terrestre. È una roccia di tipo C, ossia carboniosa e, come altri asteroidi simili, Ryugu probabilmente contiene materiale proveniente dalla nebulosa da cui sono nati il Sole e suoi pianeti miliardi di anni fa.

Nel 2019, la navicella spaziale giapponese Hayabusa2 ha raccolto campioni dalla sua superficie e, il 6 dicembre 2020, quei campioni sono arrivati con successo sulla Terra in un contenitore ermetico nascosto all'interno della capsula di rientro. Ora, in due nuovi articoli pubblicati sulla rivista Nature Astronomy, gli scienziati presentano alcuni primi risultati straordinari..

"Siamo solo all'inizio delle nostre indagini, ma i nostri risultati suggeriscono che questi campioni sono tra i materiali più primordiali disponibili nei nostri laboratori", ha affermato Cédric Pilorget, assistente professore presso l'Istituto di Astrofisica Spaziale dell'Università Paris-Saclay in Francia e primo autore di uno dei due documenti. L'età esatta del materiale rimane sconosciuta ma dovrebbe essere rivelata con le prossime analisi.

In totale, i campioni di asteroidi includono circa 5,4 grammi di materiale. Le particelle di roccia più grandi misurano circa 8 millimetri di diametro; le più piccole hanno diametri inferiori a 1 millimetri, quindi assomigliano alla polvere fine. A occhio nudo, i campioni sembrano pezzi incredibilmente scuri simili al pepe nero, ha detto a Toru Yada, ricercatore senior presso la Japan Aerospace Exploration Agency e primo autore del secondo documento.


Le analisi fatte

Lo studio del team Yada ha analizzato il campione con un microscopio ottico e vari strumenti che misurano il modo in cui le rocce assorbono, emettono e riflettono diverse lunghezze d'onda della luce negli spettri visibile e infrarosso. Rigorosamente in atmosfera protetta, in una camera a vuoto ricca di azoto purificato.

Dai risultati è emerso che i frammenti neri come la pece riflettono solo dal 2% al 3% circa della luce che li colpisce e la densità apparente dei campioni, cioè la massa delle particelle divisa per il volume totale occupato, è inferiore a quella dei noti meteoriti carboniosi. Questa scoperta suggerisce che le rocce sono altamente porose, il che significa che tra i singoli grani di materiale esistono molte sacche di spazio vuoto che consentirebbero all'acqua e al gas di filtrare.

A seguito delle analisi di Yada, Pilorget e il suo team hanno utilizzato una tecnica nota come microscopia iperspettrale per dare un'occhiata più da vicino alla composizione del materiale. Questa tecnica consiste nell'illuminare i campioni con diverse lunghezze d'onda della luce nel visibile e nell'infrarosso, scattando contemporaneamente immagini 5 x 5 millimetri. Ogni singolo pixel contenuto nell'istantanea fornisce dati su scala microscopica. In questo modo, il team ha rivelato le sottili variazioni nel colore, nella struttura e nella composizione chimica della roccia.

Le immagini dei campioni di Ryugu hanno mostrato che le particelle sono composte da una "matrice idrata", che include materiali come l'argilla, con composti a base di carbonio incorporati ovunque. "Alcune delle proprietà del materiale erano vicine a quelle delle condriti carboniose che abbiamo nelle nostre collezioni, mentre altre erano chiaramente distinte", ha detto Pilorget.

Inoltre, il team ha scoperto tracce di composti ricchi di ammoniaca, che "potrebbero avere alcune implicazioni riguardo all'origine di Ryugu e alla nostra comprensione del materiale primordiale".

Le analisi future

Analisi chimiche successive potranno rilevare la storia cronologica dell'asteroide, per esempio quando si formato la prima volta e quando è entrato in contatto con l'acqua. Potranno valutare ulteriormente le sostanze organiche e i minerali, indicando come si sono formati la prima volta e come sono stati alterati. I ricercatori potranno anche esaminare i composti volatili all'interno dei campioni. Questo tipo di test indicherà come il vento solare ha modellato la superficie di Ryugu nel tempo.

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Letto: 1926 volta/e Ultima modifica Martedì, 21 Dicembre 2021 06:01

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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