Scritto: Mercoledì, 27 Luglio 2016 10:57 Ultima modifica: Mercoledì, 27 Luglio 2016 14:38

Cerere: il mistero dei crateri


Le immagini inviate a Terra dalla sonda della NASA Dawn dimostrano che la superficie di Cerere è cosparsa di tanti piccoli e giovani crateri ma nessun grande bacino da impatto. Questo per gli scienziati è un vero mistero dato che il pianeta nano deve essere stato colpito innumerevoli volte da grandi asteroidi nel corso degli ultimi 4,5 miliardi di anni.

Rate this item
(0 votes)
In quest’immagine, il più grande fra i crateri da impatto meglio preservati di Cerere, Kerwan (280 km), visto di lato, vicino all’estremità superiore. I differenti colori indicano l’elevazione (bassa in blu, alta in rosso) amplificata di un fattore 3. In quest’immagine, il più grande fra i crateri da impatto meglio preservati di Cerere, Kerwan (280 km), visto di lato, vicino all’estremità superiore. I differenti colori indicano l’elevazione (bassa in blu, alta in rosso) amplificata di un fattore 3. Crediti: Southwest Research Institute/Simone Marchi

Cerere si presenta in modo molto diverso da Vesta, la precedente destinazione che Dawn ha visitato tra il 2011 ed il 2012. Questa, infatti, anche se grande solo la metà del pianeta nano, ha un grande cratere ben conservato, Rheasilvia, con un diametro di 500 chilometri.

"Cerere è il più grande oggetto della cosiddetta Fascia Principale, la cintura di asteroidi che si trova fra le orbite di Marte e Giove.
Stando ai modelli teorici di evoluzione collisionale dovrebbe presentare dai 10 ai 15 crateri con dimensione superiore ai 400 chilometri e almeno altri 40 più grandi di 100 chilometri. Ma i dati raccolti da Dawn mostrano che i crateri più grandi di 100 chilometri sono solo 16 e nessuno ha un diametro superiore a 280 chilometri", si legge nel comunicato stampa INAF-ASI.

La conta dei crateri e lo studio della loro tipologia sono elementi fondamentali per datare asteroidi e pianeti.
Si stima che le origini di Cerere risalgano a 4,55 miliardi di anni fa ma allora, perché ci sono meno crateri del previsto?

"La conclusione alla quale siamo giunti è che molti dei grandi crateri di Cerere siano stati cancellati, su scale di tempo geologiche, fino a diventare irriconoscibili. Un esito dovuto, probabilmente, alla particolare composizione ed evoluzione interna di Cerere", ha dichiarato Simone Marchi, ricercatore presso il Southwest Research Institute di Boulder (Colorado), associato INAF.
"Qualunque sia stato il processo o i processi, questa cancellazione deve essere durata per diverse centinaia di milioni di anni".

D'altra parte, osservando più da vicino la topografia sono emersi alcuni tenui indizi in grado d’offrire una possibile spiegazione.
Nascosti al di sotto di una superficie segnata in età più recente da una moltitudine di piccoli crateri, potrebbero celarsi tre bacini, poco profondi e dalla forma vagamente circolare, grandi fino a 800 chilometri. Uno di loro è denominata Vendimia Planitia e si trova appena a nord del cratere Kerwan, il più grande bacino da impatto ben definito (immagine in apertura).

"Queste depressioni, o planitiae, potrebbero essere relitti di bacini da impatto, residui delle grandi collisioni avvenute agli inizi della storia di Cerere", ha suggerito Marchi. Questo significherebbe che, nel passato, gli enormi crateri previsti dai modelli avrebbero in effetti segnato la sua superficie. "È come se Cerere curasse le ferite lasciate dai grandi impatti, rigenerando in continuazione la propria pelle".

I crateri mancanti all'appello si sarebbero cancellati a causa della struttura interna del pianeta nano, dove la presenza di strati ricchi di ghiaccio e materiali a bassa viscosità avrebbe favorito un rilassamento progressivo della crosta.
I dati rilevati da Dawn hanno infatti evidenziato la presenza di ghiaccio che, essendo meno denso della roccia, può appianarsi più rapidamente. Mentre, recenti analisi del famoso cratere Occator suggeriscono depositi di sali, forse un residuo di un antico oceano sotterraneo con relativa attività idrotermale. Quest'ultima potrebbe aver agito anche altrove con eruzioni di acqua e materiali criogenici in grado di cancellare altre caratteristiche topografiche.

Il nuovo studio è stato pubblicato su Nature Communications.

The missing large impact craters on Ceres [abstract]

Asteroids provide fundamental clues to the formation and evolution of planetesimals. Collisional models based on the depletion of the primordial main belt of asteroids predict 10–15 craters >400 km should have formed on Ceres, the largest object between Mars and Jupiter, over the last 4.55 Gyr. Likewise, an extrapolation from the asteroid Vesta would require at least 6–7 such basins. However, Ceres’ surface appears devoid of impact craters >~280 km. Here, we show a significant depletion of cerean craters down to 100–150 km in diameter. The overall scarcity of recognizable large craters is incompatible with collisional models, even in the case of a late implantation of Ceres in the main belt, a possibility raised by the presence of ammoniated phyllosilicates. Our results indicate that a significant population of large craters has been obliterated, implying that long-wavelength topography viscously relaxed or that Ceres experienced protracted widespread resurfacing.

Altre informazioni su questo articolo

Read 1475 times Ultima modifica Mercoledì, 27 Luglio 2016 14:38
Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

https://twitter.com/EliBonora | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.

Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno

AcquistaLa pubblicazione ripercorre le gesta della missione interplanetaria NASA / ESA / ASI Cassini–Huygens, che esplorò Saturno e le sue lune dal 2004 al 2017. Le principali fasi del progetto, del lungo viaggio durato sette anni e della missione ultradecennale sono raccontate con semplicità e passione allo scopo di divulgare e ricordare una delle imprese spaziali robotiche più affascinanti ideate dall’uomo. Le meravigliose foto scattate dalla sonda nel sistema di Saturno, elaborate e processate dall’autrice, sono parte centrale della narrazione. Immagini uniche che hanno reso popolare e familiare un angolo remoto del nostro Sistema Solare. 244 pagine.

Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno di Elisabetta Bonora

 

Seguici!

Newsletter

Abilita il javascript per inviare questo modulo

Immagine del giorno

NEO news

  • NEO News

    Notizie e aggiornamenti sugli incontri ravvicinati con oggetti potenzialmente pericolosi e sulla loro catalogazione. Ultimo aggiornamento: 9 Aprile

statisticaMENTE

  • COVID-19 update
    COVID-19 update

    Periodico aggiornamento sulla curva di contagio in Italia, con possibili sviluppi futuri. (aggiornamento del 9 Aprile sera)

  • ISS height
    ISS height

    Andamento dell'orbita della Stazione Spaziale Internazionale.

    Aggiornamento del 4 Aprile [Last update: 04/04/2020]

  • HST orbit
    HST orbit

    Hubble Space Telescope orbit monitor.

    Aggiornamento del 3 Aprile [Last update: 04/03/2020].

  • Insight statistics
    Insight statistics

    Meteorologia e numero di immagini trasmesse dal lander geologo [aggiornato al 7/4/20 - Sol 484] 

  • OSIRIS REx operations
    OSIRIS REx operations

    Le manovre della sonda americana intorno a Bennu (aggiornato il 25/3/20). 

  • Curiosity odometry
    Curiosity odometry

    Statistiche sulla distanza percorsa, posizione, velocità e altezza del rover Curiosity.

    Aggiornato il 21 Marzo [updated on March,21]

HOT NEWS