Scritto: Mercoledì, 23 Marzo 2016 07:24 Ultima modifica: Giovedì, 24 Marzo 2016 06:23

#LPSC2016: svelate nuove immagini di Occator e dei "Bright Spot" di Cerere


Mostrate in occasione della 47° conferenza Lunar and Planetary Science, le attesissime immagini del cratere Occator di Cerere riprese dalla sonda della NASA Dawn durante l'orbita LAMO.

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Questa composizione è stata ottenuta combinando insieme i frame ripresi dalla sonda Dawn a febbraio 2016, ad una risoluzione di 35 metri per pixel, con le foto a colori di settembre 2015 ad una risoluzione di 135 metri per pixel. I tre scatti fusi insieme per ottenere la vista a colori sono centrati sui 438, 550 e 965 nanometri. Questa composizione è stata ottenuta combinando insieme i frame ripresi dalla sonda Dawn a febbraio 2016, ad una risoluzione di 35 metri per pixel, con le foto a colori di settembre 2015 ad una risoluzione di 135 metri per pixel. I tre scatti fusi insieme per ottenere la vista a colori sono centrati sui 438, 550 e 965 nanometri. Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA/PSI/LPI

Il cratere Occator, largo 92 chilometri e profondo 4 chilometri, è diventato famoso per le vaste aree luminose, chiamate "Bright Spot".
Fino a qualche giorno fa abbiamo discusso sulla natura di queste strane caratteristiche ma le recenti immagini prese da Dawn da una distanza di 385 chilometri dalla superficie, hanno svelato dettagli mai notati prima.

"Prima che Dawn iniziasse le sue intense osservazioni di Cerere lo scorso anno, il cratere Occator sembrava una grande zona luminosa. Ora, con le ultime viste ravvicinate, siamo in grado di vederne le complesse caratteristiche dalle quali nascono nuovi misteri su cui indagare", ha dichiarato nella press release Ralf Jaumann, scienziato planetario della missione presso il German Aerospace Center (DLR).
"La geometria complessa all'interno del cratere suggerisce un'attività geologica nel recente passato ma ci sarà bisogno di completare la mappatura dettagliata del cratere per fare ipotesi che ne spieghino la formazione".

Cerere - Occator

Le immagini ad alta definizione riprese durante l'orbita LAMO e qui montate in un mosaico, rivelano una cupola centrale all'interno di un pozzo dalle pareti lisce; numerose caratteristiche lineari e fratture in cima e sui fianchi della cupola.
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA/PSI

Contemporaneamente, il team ha anche rilasciato una nuova mappa a colori della superficie di Cerere, che mette in risalto la differenza compositiva in relazione alla morfologia del territorio.

Cerere - mappa a colori

Questa mappa è stata ottenuta combinando insieme filtri in infrarosso a 965 nanometri, verde a 555 nanometri e blu a 438 nanometri. Questo tipo di proiezione è noto come di "Mollweide", o ellittica, ed ha una risoluzione di 140 metri per pixel nel suo formato originale. Alcune zone vicino ai poli sono di colore nero perché sono aree in cui la mappatura a colori di Dawn non è completa. Le immagini utilizzate per comporre questa mappa sono state riprese durante l'orbita HAMO, da una distanza di 1.470 chilometri da Cerere.
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Gli scienziati hanno studiato le forme dei crateri e la loro distribuzione con grande interesse.
Cerere non ha poi così tanti grandi bacini da impatto come si pensava ma il numero di quelli più piccoli corrisponde alle previsioni. Ma "anche se i processi da impatto dominano la superficie di Cerere, abbiamo identificato variazioni specifiche di colore che indicano alterazione dei materiali a seguito di un complesso processo di interazione tra l'impatto e la composizione del sottosuolo. E questo prova anche la presenza di uno strato intermedio arricchito di ghiacci e volatili", ha spiegato Jaumann.

Cerere - mappa

Questa mappa colorata di Cerere è stata ottenuta combinando insieme i dati spettrali da più osservazioni. Le zone verdi e gialle alle alte latitudini sono aree in cui la copertura delle immagini di Dawn non è completa. La mappa è una proiezione di Mercatore ed ha una risoluzione di 140 metri per pixel nella sua versione originale. E' stata composta con le immagini riprese da Dawn durante l'orbita HAMO, da una distanza di 1.470 chilometri da Cerere.
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

I dati acquisiti dal Gamma Ray and Neutron Detector (GRaND), fin dal mese di dicembre 2015, indicano una possibilità concreta che la crosta di Cerere nasconda un substrato ghiacciato.
I protoni ed i raggi gamma prodotti dall'interazione dei raggi cosmici con in materiali in superficie sono una sorta di impronta digitale del pianeta nano. Dall'orbita, Dawn ha rilevato un minor numero di neutroni vicino ai poli rispetto all'equatore, il che indica una maggiore concentrazione di idrogeno alle alte latitudini (qui un video interattivo che spiega il funzionamento di GRaND). Dato che l'idrogeno è un costituente base dell'acqua, ciò potrebbe significare la presenza di ghiaccio vicino alle regioni polari. Per il team, il prossimo passo sarà verificare quanto l'acqua ghiacciata può resistere sotto la superficie di Cerere.

Mappa dell'emisfero nord di Cerere ottenuta con i dati GRaND

Mappa dell'emisfero nord di Cerere ottenuta con i dati GRaND. Questi dati mostrano la concentrazione di idrogeno nei primi metri di regolite, il materiale sciolto che ricopre la superficie del pianeta nano. Le informazioni sul colore si basano sul numero di neutroni rilevati: il blu indica il numero di neutroni più basso, il rosso quello più alto. I dati sono stati acquisiti da Dawn durante l'orbita LAMO, da una distanza di 385 chilometri dalla superficie.
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/ASI/INAF

Ma la composizione del suolo non è la stessa attorno a Cerere.
Lo spettrometro nel visibile ed infrarosso VIR, un dispositivo che esamina come le diverse lunghezze d'onda della luce vengono riflesse dalla superficie, permette di identificare i diversi minerali. Il cratere Haulani è un buon esempio della varietà compositiva del pianeta nano.
Questo bacino dalla forma irregolare con impressionanti striature luminose, mostra percentuali diverse di materiali rispetto all'area circostante: mentre la superficie di Cerere è principalmente costituita da una miscela di materiali contenenti carbonati e fillosilicati, la loro proporzione relativa varia da punto a punto.
"Le immagini in falsi colori di Haulani mostrano che il materiale scavato dall'impatto ha una composizione diversa rispetto al resto della superficie di Cerere. Tale diversità implica o che vi è uno strato misto al di sotto, o che l'impatto ha cambiato le proprietà dei materiali", ha dichiarato Maria Cristina de Sanctis dell'Istituto Nazionale di Astrofisica di Roma, a capo dello strumento VIR.

Cerere - cratere Haulani

Cerere, il cratere Haulani di 34 chilometri di diametro. L'immagine a sinistra mostra le variazioni di luminosità per lunghezze d'onda di 1200 nanometri, mostrate in blu, 1900 nanometri in verde e 2300 in rosso. L'immagine in falsi colori al centro mostra le variazioni nei tipi di roccia e nel materiale espulso intorno al cratere. L'immagine a destra mostra le informazioni relative alla temperatura, in blu le regioni più fredde e quelle più calde in rosso. Queste informazioni risalgono al 5 settembre 2015, durante l'orbita HAMO.
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/ASI/INAF

Sempre lo spettrometro VIR ha rilevato anche la presenza di acqua nel cratere Oxo (in accordo con le foschie notate nelle osservazioni terrestri), un giovane cratere di 9 chilometri di diametro nell'emisfero nord di Cerere. Quest'acqua, l'unica finora rilevata sulla superficie di Cerere, potrebbe essere legata ai minerali o sotto forma di ghiaccio e potrebbe essere stata esposta a seguito di una frana o di un impatto, o forse per la combinazione dei due.

"Siamo entusiasti di svelare queste belle nuove immagini, in particolare Occator, che mostrano la complessità dei processi di formazione della superficie di Cerere. Ora che possiamo vedere gli enigmatici bright spots, i minerali di superficie e la morfologia ad alta risoluzione, stiamo lavorando per comprendere i processi che hanno formato questo pianeta nano unico. Confrontando Cerere con Vesta otterremo nuovi indizi sul Sistema Solare", ha concluso Carol Raymond, vice ricercatore principale della missione presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena, in California.

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Read 1860 times Ultima modifica Giovedì, 24 Marzo 2016 06:23
Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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