Scritto: Venerdì, 15 Maggio 2015 20:32 Ultima modifica: Giovedì, 11 Giugno 2015 06:12

Lo Spot 5 di Cerere nelle ultime immagini di Dawn


Le nuove immagini inviate dalla sonda della NASA Dawn hanno mostrato nuovi incredibili dettagli della superficie di Cerere e, soprattutto, hanno iniziato a svelare qualche particolare del misterioso Spot 5.

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Questa immagini fa parte di una sequenza ripresa il 4 maggio 2015, da una distanza di 13.600 km. Questa immagini fa parte di una sequenza ripresa il 4 maggio 2015, da una distanza di 13.600 km. Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Questa caratteristica, che da una distanza di 46.000 chilometri, durante la RC2, sembrava formata solo da due punti luminosi e per questo fu ribattezzata "Doppia Macchia Bianca", nelle recenti foto, con una risoluzione di 1,3 chilometri per pixel, appare piuttosto come un insieme di spot chiari.

Le ultime misure spettrali mostrano che i punti luminosi sono "materiale altamente riflettente" con "uno spettro simile a quello previsto per il ghiaccio", ha detto Chris Russell, ricercatore principale della missione presso l'Università della California a Los Angeles, ad AmericaSpace, in un articolo scritto da Ken Kremer.

La loro natura e storia, tuttavia, è ancora sconosciuta.

Lo Spot 5 si trova al centro di un cratere di 92 chilometri di diametro nell'emisfero settentrionale di Cerere ma il pianeta nano di macchie bianche ne sfoggia diverse, almeno dieci o forse più.

Oltre che interessare gli scienziati, queste curiose caratteristiche stanno facendo discutere molto anche gli appassionati. Ad esempio, c'è una bella discussione in corso sul forum americano unmannedspaceflight.com ed anche noi abbiamo provato ad estrapolare qualche dettaglio e considerazione.

Gli ultimi 55 frame rilasciati, ripresi il 4 maggio da una distanza di 13.600 chilometri, non sono ancora così definiti ma iniziano ad essere abbastanza interessanti, soprattutto perché mostrano una rotazione quasi completa del corpo, con lo Spot 5 che sorge e tramonta all'interno del periodo di osservazione.

NASA Dawn: Cerere 4 maggio 2015

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Ciò offre una grande opportunità perché il cratere può essere osservato da diverse angolazioni, come nelle animazioni qui sotto che mostrano rispettivamente i dettagli dell'alba e del tramonto dello Spot 5.

Cerere Spot 5 Cerere: Spot 5

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA. Processing: Marco Di Lorenzo/Ken Kremer

Questo complesso di punti luminosi è evidentemente diverso man mano che il corpo ruota e l'incidenza della luce solare diventa più diretta ma a questa risoluzione è ancora difficile definire la sua forma reale. Addirittura, se guardate attentamente il momento in cui sorge, la macchia principale appare inizialmente sdoppiata. Sarà realmente così o si tratta solo di un effetto ottico dovuto all'illuminazione e/o all'angolo di visuale?

Cerere: Spot 5 strip

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA / Elisabetta Bonora

Cerere: Spot 5 dettaglio

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA / Elisabetta Bonora

Anche se ancora siamo troppo distanti perché la topografia possa essere ben percepita, sembra che le patch luminose non facciano parte del pavimento piano del cratere ma piuttosto siano distribuite su dei piccoli rilievi (piani inclinati) al suo interno. Ciò fa pensare che potrebbe trattarsi di materiale depositato o esposto ma con un meccanismo diverso da quello che siamo abituati a vedere su Marte, dove gli impatti scalzano lo strato polveroso superficiale, portando alla luce il ghiaccio sottostante. Dall'altra, però, si nota un leggero arco di materiale scuro intorno al cratere che potrebbe indicare una collisione, oppure potrebbe non avere nulla a che fare con gli spot brillanti.

Di seguito, abbiamo provato a creare due anaglifi per avere un'idea di tridimensionalità, anche se ancora la topografia non è così definita.

Cerere: Spot 5 anaglifo

Cerere: Spot 5 anaglifo

Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA / Elisabetta Bonora & Marco Faccin

D'altra parte, benché l'ipotesi "ghiaccio" al momento è la migliore, lo stesso Russel ha affermato: "i punti sembrano essere più riflettenti di quanto ci aspetta per il ghiaccio". Così, come è normale che sia, teorie alternative iniziano ad affiancarsi all'idea principale, come quella del Dr. Tom McCord del Bear Fight Institute con sede a Winthrop, Washington, co-ricercatore per la missione Dawn, che crede possa trattarsi di sale. Poiché Cerere è un corpo differenziato, con un nucleo roccioso, un mantello di ghiaccio d'acqua e una crosta impolverata, McCord ritiene che depositi di sale possano accumularsi intorno ai camini vulcanici attraverso i quali l'acqua può risalire.

Cerere: Spot 5

Qui sopra un dettaglio elaborato dello Spot 5.
La zona raffigurata abbraccia una regione larga circa 110 km, è stata ingrandita di 3 volte  (interpolazione cubica) e processata con opportuna maschera di  contrasto per evidenziare i dettagli più fini del terreno all'interno del cratere. Successivamente sono state aggiunte le due macchie bianche (altrimenti sovraesposte dopo il processamento).
Credit: NASA / JPL-Caltech / UCLA / MPS / DLR / IDA. Elaborazione aggiuntiva: Marco Di Lorenzo / Ken Kremer

Ora, Dawn ha appena completato la sua prima orbita di mappatura RC3.

"Finora abbiamo ottenuto circa 2.500 immagini e circa 2 milioni di spettri", ha detto il Dr. Marc Rayman, capo missione presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, Pasadena, in California.

Il 9 maggio, la sonda ha acceso nuovamente i motori per iniziare la discesa verso la sua seconda orbita. Nota come Survey, il 6 giugno porterà la navicella alla distanza media di 4.425 chilometri dalla superficie di Cerere, circa tre volte più vicino rispetto alla RC3 (potete seguire i cambiamenti orbitali nel post sempre aggiornato di Marco Di Lorenzo). Durante questa fase, che durerà tre settimane, Dawn compirà un'orbita completa intorno a Cerere ogni tre giorni circa ma ci sarà un grande cambiamento nelle immagini. A partire dalla prossima fase, infatti, il pianeta nano non entrerà più per intero nel campo visivo della Framing Camera.

"D'ora in poi, Cerere sarà più grande del campo visivo della telecamera. Come per Vesta, costruiremo mappe ad alta risoluzione partendo da aree più piccole", ha spiegato Rayman.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

https://twitter.com/EliBonora | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

4 commenti

  • Comment Link Marco Di Lorenzo (DILO) Domenica, 17 Maggio 2015 21:58 posted by Marco Di Lorenzo (DILO)

    Claudio, veramente Dawn ha a bordo uno strumento italiano, la camera multispettrale VIMS. Ma non è certo questo il motivo per cui non se ne parla, del resto ho constatato che la maggior parte delle persone è convinta che la missione Rosetta sia finita da un pezzo perchè sono mesi che nessuno ne parla...

  • Comment Link Claudio Costerni Domenica, 17 Maggio 2015 17:39 posted by Claudio Costerni

    Marco, invece è credibile ed è la norma, credimi.
    I media italiani si occupano di altro quasi sempre.
    Le eccezioni ci sono, ma sono piuttosto rare e discontinue.
    Se la sonda avesse avuto a bordo un bullone made in Italy, forse allora ci sarebbe stata un pochino di più attenzione, se non proprio grande enfasi per un grande successo, reso possibile grazie ad un importante contributo italiano!

    Nelle foto angolate si vedono bordi discontinui relativamente sottili, ma sono principalmente le ombre di quei bordi generate dalla luce del sole basso all'orizzonte.
    Più il sole si eleva e più si riducono fino a scomparire quasi del tutto, appiattendo poi l'immagine, esattamente come sulla Terra e come in qualsiasi altro posto dell'Universo.

    Un po' dappertutto ci sono dei rilievi, ma io vedo quei bordi rialzati attorno a quelle aree bianche che sono più basse.

  • Comment Link Marco Sabato, 16 Maggio 2015 08:30 posted by Marco

    E'incredibilmente vergognosa l'assenza dei media su questa missione e queste immagini! Riuscire a vedere così in dettaglio un nuovo mondo per la prima volta è proprio una "nuova frontiera" della esplorazione spaziale... mhaaa.. lasciamo perdere. Meno male che esiste internet e un sito come il vostro!
    Andando agli spot bianchi.... che sia ghiaccio ormai mi sembra ormai assodato ora, lo spettro indica acqua ma potrebbe esserci qualcosa mischiata che lo rende ancora più riflettente? L'ammoniaca ad esempio potrebbe dare questo effetto? Resta inoltre da capire come fa ad essere così estesa e perchè sembra quasi in rilievo nelle foto più angolate. Potrebbe essere un criovulcano? E la parte chiara è la bocca in cima e le macchie circostanti il materiale espulso che si deposita tutto intorno e resta chiaro e riflettente per molto tempo. Che ne pensate? Non vedo l'ora che la sonda scenda ancora per catturare maggiore dettaglio e svelare qualche altro pezzetto di questo mistero.

  • Comment Link Claudio Costerni Sabato, 16 Maggio 2015 00:50 posted by Claudio Costerni

    Penso che lo sdoppiamento di quella macchia bianca sia solo apparente e che sia causato - all'alba con il sole basso all'orizzonte - dall'ombra lunga proiettata da un rilievo, qualcosa che si interpone tra la macchia e il sole: un picco di materiale originatosi localmente od un macigno di provenienza esterna, proiettatosi lì.
    Potrebbe essere quell'elemento (punto) scuro che si intravvede nei fotogrammi successivi a quello dello sdoppiamento, posto accanto al bordo della macchia altamente riflettente.

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