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Scritto: Sabato, 24 Gennaio 2015 17:23 Ultima modifica: Sabato, 24 Gennaio 2015 21:14

L'acqua scorreva una volta sull'asteroide Vesta


Mentre la sonda della NASA Dawn è ormai prossima a Cerere, un nuovo studio prova che sull'asteroide Vesta, da sempre ritenuto arido ed incapace di trattenere l'acqua a causa delle basse temperature e pressioni superficiali, flussi liquidi scorrevano per brevi periodi.
Un risultato con incredibili implicazioni per la scienza planetaria.

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Vesta, Cratere Cornelia
Vesta, Cratere Cornelia
Credit: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

"Nessuno si aspettava di trovare prove di acqua su Vesta. La superficie è molto fredda e non c'è atmosfera, così l'acqua evapora", spiega nel comunicato Jennifer Scully, ricercatrice dell'Università della California, Los Angeles. "Ma Vesta sta dimostrando di essere un corpo planetario molto interessante e complesso".

"Questi risultati, e molti altri della missione Dawn, indicano che su Vesta si verificano molti processi ritenuti in precedenza esclusivi per i pianeti", aggiunge Christopher Russell, ricercatore principale della missione Dawn. "Non vediamo l'ora di scoprire altri misteri quando Dawn inizierà a studiare Cerere".

"Non stiamo dicendo che scorreva un flusso d'acqua come un fiume", precisa Scully, "stiamo proponendo un processo simile alle colate di detriti dove, piccole quantità d'acqua muovono particelle rocciose e sabbiose in un flusso".

I canaloni individuati appaiono significativamente diversi da quelli formati da un flusso di materiale puramente secco, conferma il team.
"Queste caratteristiche di Vesta hanno molto in comune con quelle presenti sulla Terra e su Marte", aggiunge Scully.

I calanchi sono abbastanza stretti, circa 30 metri di larghezza, e sono lunghi poco più di 900 metri.

Il cratere Cornelia, con un diametro di 15 chilometri ed un'età di 4/5 milioni di anni, contiene i migliori esempi di canaloni e depositi a ventaglio trovati su Vesta.

Una possibile spiegazione per questo fenomeno, è che Vesta abbia piccole chiazze localizzate di ghiaccio nel sottosuolo che, potrebbe essere stato lasciato da impatti con corpi ghiacciati, come le comete. Impatti successivi, poi, avrebbero riscaldato le pareti del cratere sciogliendo le patch di ghiaccio formate precedentemente.

"Se il ghiaccio è presente anche ora, allora doveva essere sepolto molto in profondità perché Dawn lo potesse rilevare", dice Scully.
D'altra parte, però, diverse mappature della superficie avevano individuato materiale idratato all'interno di alcune rocce, suggerendo che Vesta non è un corpo del tutto asciutto.

In ogni caso, esperimenti condotti presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, Pasadena, California, hanno dimostrato che l'acqua dopo tutto non deve essere evaporata così velocemente ed i canaloni hanno impiegato diverso tempo per formarsi: "le particelle sabbiose e rocciose nel flusso hanno rallentato il tasso di evaporazione", aggiunge Scully.

Letto: 2802 volta/e Ultima modifica Sabato, 24 Gennaio 2015 21:14

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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