Scritto: Venerdì, 11 Aprile 2014 05:51 Ultima modifica: Venerdì, 11 Aprile 2014 07:01

Marte: anche il cratere Gusev era un lago


A quanto pare i laghi erano molto diffusi su Marte in un certo periodo della sua storia.
Oltre alle evidenze scoperte da Curiosity nel cratere Gale, secondo gli scienziati, infatti, anche il cratere Gusev, che ospito la missione del Mars Exploration Rover Spirit, era un bacino d'acqua apparso e scomparso diverse volte in passato.

Lo studio, basato sui vecchi dati e guidato da Steve Ruff, professore associato di ricerca del Mars Space Flight Facility della Arizona State University presso la School of Earth and Space Exploration, è stato pubblicato sul numero di aprile 2014 della rivista Geology.

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Mars Exploration Rover Spirit sol 1976 e sol 2016 anaglyph

Mars Exploration Rover Spirit sol 1976 e sol 2016 anaglyph
"Courtesy NASA/JPL-Caltech." processing 2di7 & titanio44

A quanto pare i laghi erano molto diffusi su Marte in un certo periodo della sua storia.
Oltre alle evidenze scoperte da Curiosity nel cratere Gale, secondo gli scienziati, infatti, anche il cratere Gusev, che ospito la missione del Mars Exploration Rover Spirit, era un bacino d'acqua apparso e scomparso diverse volte in passato.

Lo studio, basato sui vecchi dati e guidato da Steve Ruff, professore associato di ricerca del Mars Space Flight Facility della Arizona State University presso la School of Earth and Space Exploration, è stato pubblicato sul numero di aprile 2014 della rivista Geology.

La storia inizia nel 2004 quando Spirit atterra nel grande cratere di circa 160 chilometri di diametro, poco più a sud dell'equatore marziano.
Il Gusev era stato scelto per la missione perché il suo bordo meridionale presentava una sorta di canale serpeggiante che poteva indicare la presenza di un antico lago.
Spirit, perciò, avrebbe dovuto cercare e trovare tracce d'acqua ma invece, scoprì un pavimento lastricato di rocce vulcaniche.

Cratere Gusev

A pochi chilometri dal sito di atterraggio, però, c'erano le basse colline di Columbia Hills, dove il rover scoprì in effetti, rocce alterate dall'acqua di tipo idrotermale ma nessun sedimento lacustre.

Gli scienziati confidarono allora nell'affioramento chiamato Comanche, insolitamente ricco di minerali carbonati, originariamente attribuiti anch'essi all'attività idrotermale ma ora rivalutati con nuove analisi.

Spirit - Comanche

Credit: NASA/JPL-Caltech/Cornell University

Ruff ha spiegato:
"Abbiamo esaminato più da vicino la composizione e l'impostazione geologica di Comanche e degli affioramenti limitrofi. Ci sono buone evidenze che i carbonati siano stati introdotti dalle acque superficiali a bassa temperatura piuttosto che da acque calde che sorgono in profondità".

Comanche è nata probabilmente da un deposito di ceneri vulcaniche note come tefrite, che originariamente ricoprivano Columbia Hills e le pianure adiacenti. Questo materiale, spiega Ruff, arrivava da eruzioni esplosive avvenute da qualche parte dentro o intorno al Gusev.

Poi le acque alluvionali entrarono nel cratere attraverso la grande valle del bordo meridionale.
Queste inondazioni sembrano esser durate abbastanza a lungo da modificare la tefrite e produrre soluzioni saline. Quando le salamoie evaporarono, rimasero residui di minerali carbonati.
Tale processo potrebbe esser avvenuto diverse volte nel corso della storia di Marte.

"Il lago non doveva essere grande", dice Ruff.
"Columbia Hills spicca di circa 100 metri rispetto al basamento, ma nella parte più bassa del Gusev. Quindi un lago profondo non era necessario".

Oggi l'affioramento è una sorta di isola circondata da colate laviche più giovani:
"Comanche e il vicino Algonquin sono i resti più vecchi e più diffusi dei depositi di tefrite. Il vento ha eroso la maggior parte di questi depositi, strappando via anche le prove dell'antico lago".

Spirti purtroppo, terminò la sua avventura in una notte di inverno del marzo 2010, lasciando inesplorati molti obiettivi ma ora che la NASA sta valutando i siti di atterraggio per il nuovo rover nel 2020 e il cratere Gusev è di nuovo nella lista dei candidati (eccolo infatti tra le ultime immagini orbitali rilasciate sul sito HiRISE "Mission 2020: A Candidate Landing Site in Gusev Crater").
Poiché questa missione futura dovrebbe raccogliere e conservare campioni per un ritorno sulla Terra, tornare in un sito già visitato potrebbe rappresentare una grande opportunità.

Riferimneti: https://asunews.asu.edu/20140409-lake-gusev

Letto: 1851 volta/e Ultima modifica Venerdì, 11 Aprile 2014 07:01
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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