Scritto: Sabato, 01 Febbraio 2014 10:21 Ultima modifica: Sabato, 01 Febbraio 2014 15:33

Curiosity riesce a fotografare il sensore guasto del REMS


Alcuni forse lo ricorderanno, uno dei sensori del REMS (Rover Environmental Monitoring Station), la suite di strumenti utilizzata da Curiosity per rilevare i dati meteorologici (velocità del vento, temperatura, pressione), fu l'unica nota dolente del giorno dell'atterraggio, il 6 agosto 2012.

Il sensore birichino appartiene allo strumento dedicato alla rilevazione della velocità del vento, il Wind Sensor (WS).

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Curiosity sol 536 MAHLI - REMS stack

Curiosity sol 536 MAHLI - REMS stack - Boom 1
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

Alcuni forse lo ricorderanno, uno dei sensori del REMS (Rover Environmental Monitoring Station), la suite di strumenti utilizzata da Curiosity per rilevare i dati meteorologici (velocità del vento, temperatura, pressione), fu l'unica nota dolente del giorno dell'atterraggio, il 6 agosto 2012.

Il sensore birichino appartiene allo strumento dedicato alla rilevazione della velocità del vento, il Wind Sensor (WS).
Perfettamente operativo durante il viaggio, è rimasto inattivo da quando Curiosity è sbarcato su Marte.
Tale situazione non ha compromesso la rilevazione dei dati nel corso della missione ma di certo, ha complicato le cose, a discapito di informazioni che sarebbero dovute essere più precise.

14 CuriosityREMSsensoredelventoDue piccoli bracci, posti in alloggiamenti separati, sul montante della MastCam del rover, a 120 gradi l'uno dall'altro e ad altezza leggermente differente (shiftati di 5 centimetri), avrebbero dovuto triangolare la velocità orizzontale e verticale del vento. Ma uno dei circuiti esposti sul braccio laterale (Boom 1) è rimasto danneggiato, forse a causa di un po' di ghiaia saltata dalla superficie marziana durante la fase di discesa.

Da allora, il team del REMS ha chiesto più volte di poter avere un'immagine per indagare sull'anomalia ma l'operazione non era così semplice.

Curiosity riprende sé stesso sfruttando il MAHLI (Mars Hand Lens Imager), la fotocamera posta all'estremità del suo braccio robotico.
Molte volte ci ha regalato simpatici autoritratti, mentre in altre occasioni viene utilizzato per verificare lo stato di salute delle strumentazione e del rover, come sta avvenendo, da un po' di tempo a questa parte, per un inventario quotidiano dei fori sulle ruote.

Curiosity sol 84 - 85 MAHLI  selfportrait anaglyph

Curiosity sol 84 - 85 MAHLI  selfportrait anaglyph
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

Curiosity - robotic armBoom 2 è stato immortalato diverse volte perché posizionato proprio sul lato anteriore del "collo" del rover, facile da vedere ma Boom 1 si trova in una posizione un po' scomoda per il MAHLI (sulla destra del collo).

Bene, ora, dopo 526 sol, il team ce l'ha fatta, riuscendo con maestria a trovare il modo per fotografarlo.

La foto in apertura è stata scattata dal lato anteriore del rover, guardando verso le spalle e quella che vedete è una nostra elaborazione ottenuta dallo stack di quattro scatti per aumentare la risoluzione.
Poi, il braccio robotico deve essere stato riposizionato per prendere Boom 1 da un'altra angolazione.
In questo secondo scatto, stiamo vedendo la parte posteriore del sensore, quindi, il braccio robotico deve aver fatto il contorsionista dietro il rover!

Curiosity sol 526 MAHLI - REMS stack - Boom 1

Curiosity sol 526 MAHLI - REMS stack - Boom 1
"Courtesy NASA/JPL-Caltech" processing 2di7 & titanio44

Certo, a prima vista non si notano parti dannegiate ma per una valutazione approfondita, attendiamo il verdetto del team.

Letto: 1915 volta/e Ultima modifica Sabato, 01 Febbraio 2014 15:33
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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