Scritto: Mercoledì, 14 Dicembre 2016 07:21 Ultima modifica: Mercoledì, 14 Dicembre 2016 16:43

#AGU16 Curiosity: l'abitabilità passata di Marte raccontata dal Monte Sharp


Gli scienziati del team della missione Mars Science Laboratory hanno presentato gli ultimi risultati ieri all'American Geophysical Union (AGU). Gli ultimi dati rilevati da Curiosity hanno mostrato un'incredibile variabilità stratigrafica nel Monte Sharp, il grande tumulo al centro del cratere Gale. Ematite, minerali argillosi e boro, quest'ultimo rilevato per la prima volta su Marte, sono più abbondanti man mano che il rover scala la montagna.

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Marte, cratere Gale, miliardi di anni fa ed ora. Marte, cratere Gale, miliardi di anni fa ed ora. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Le variazioni dei materiali depositati nel corso dei millenni nelle fessure tra le rocce raccontano le condizioni ambientali passate.
"C'è tanta variabilità nella composizione ad altezze differenti", ha dichiarato John Grotzinger della Caltech, ricercatore di punta della missione.
"Un bacino sedimentario come questo è un reattore chimico", ha continuato. "Gli elementi vengono riorganizzati. Mentre i nuovi minerali si formano quelli vecchi si dissolvono. Gli elettroni si ridistribuiscono. Sulla Terra queste reazioni chimiche sostengono la vita".

Da quando Curiosity ha iniziato la scalata ha avuto accesso agli strati esposti inferiori del Monte Sharp che offrono una finestra geologica sulla storia di Marte.
Il team ha iniziati, quindi, regolari campagne di perforazione per ottenere un profilo completo: i quattro fori più recenti, da Oudam del mese di giugno a Sebina in ottobre, sono stati esegui con regolarità, a 25 metri di distanza l'uno dall'altro.

Uno dei fatti più curiosi è la presenza di boro che sembra aumentare man mano che Curiosity avanza verso la meta.
Questo minerale non era mai stato rilevato prima, identificato ora solo grazie alla sensibilità della Chemistry and Camera (ChemCam).

Target Diyogha

Target Diyogha, in cui Curiosity ha identificato Boro
Crediti: NASA

Il boro è notoriamente associato ai luoghi aridi dove l'acqua è evaporata in modo consistente. Sulla Terra, ad esempio, è presente nella Death Valley.
Per Marte, invece, gli scienziati stanno prendendo in esame due opzioni. La prima riguarda l’evaporazione di un antico lago presente nel cratere Gale, che avrebbe lasciato depositi negli strati superiori non ancora raggiunti dal rover. L'acqua poi lo avrebbe disciolto nuovamente trascinandone piccole quantità a quote inferiori. Nella seconda teoria, invece, i cambiamenti chimici nei depositi argillosi e l'azione delle acque sotterranee potrebbero aver contribuito alla sedimentazione del boro.

"Le variazioni di questi minerali e gli elementi indicano un sistema dinamico", ha detto Grotzinger. "Essi interagiscono con le acque sotterranee e le acque di superficie. L'acqua influenza la chimica delle argille ma così cambia anche la composizione dell'acqua stessa. Stiamo assistendo ad una complessità chimica che indica una storia lunga ed interattiva con l'acqua e più complicata è la chimica e meglio è per l'abitabilità".

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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