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Curiosity conferma: tira aria di metano su Marte

Curiosity - Sample Analysis at Mars (SAM)
Curiosity - Sample Analysis at Mars (SAM) Credit: NASA-GSFC

Dopo qualche rumors, è arrivata la conferma: il laboratorio ambulante Sample Analysis at Mars (SAM) a bordo di Curiosity ha inequivocabilmente identificato picchi sporadici di metano nell'atmosfera di Marte.

Lo studio, recentemente pubblicato sulla rivista Science, si basa sui dati rilevati nel corso di 605 sol della missione e sembra porre fine alla lunga controversia sulla presenza del metano nell'atmosfera del Pianeta Rosso, rilevata già più di un decennio fa con telescopi terrestri.

Nel 2003 le osservazioni con l'Infrared Telescope Facility (IRTF) e il W.M. Keck, entrambi sulla cima del Mauna Kea nelle Hawaii, e quelle del Gemini South a Cerro Pachon sulle Ande Cilene, avevano mostrato tre caratteristiche spettrali (linee di assorbimento) tipiche del metano.
"La linea metano rilevata è molto forte", aveva dichiarato all'epoca Michael Mumma, ricercatore principale presso il Center for Astrobiology and Solar System Exploration Division al Goddard Space Flight Center della NASA di Greenbelt, Maryland.
"Il metano viene rapidamente distrutto nell'atmosfera del pianeta in una varietà di modi, quindi la nostra scoperta di ingenti pennacchi di metano nell'emisfero settentrionale di Marte nel 2003 indica un processo in corso che sta rilasciando il gas", aveva aggiunto.

Tuttavia, altre osservazioni da Terra e direttamente dall'orbita marziana produssero risultati contraddittori.
In base ai modelli generali e fotochimici di Marte, il metano dovrebbe rimanere nell'atmosfera per circa 300 anni e, in tale lasso di tempo, distribuirsi uniformemente intorno al pianeta. Invece, le osservazioni mostravano una localizzazione limitata all'emisfero settentrionale nel periodo estivo ed una fuga del gas in pochi mesi.
Ad esempio, il Planetary Fourier Spectrometer (PFS) a bordo della sonda Mars Express (MEX) rilevò un valore medio globale di 15 parti per miliardo, con indicazioni di fonti localizzate ed un incremento significativo durante il periodo estivo al polo nord. Il Thermal Emission Spectrometer (TES) dell'orbiter Mars Global Surveyor (MGS) registrò metano intermittente tra il 1999 e il 2003, con concentrazioni da 5 a 60 parti per miliardo in luoghi dove sono sospettate condizioni geologiche favorevoli, come un'attività geotermica residua (Tharsis e Elysium) e una forte idratazione (Arabia Terrae).

Mancando le basi per spiegare tale comportamento, generazione, distribuzione e rapida scomparsa, i dati ottenuti sono sempre stati ritenuti dubbi e i risultati influenzati dagli strumenti utilizzati, dalle loro capacità ed dai loro limiti dal momento in cui si fa comunque riferimento a piccole quantità (ppbv, parti per miliardo in volume).

"In questo contesto, eravamo tutti quasi completamente convinti che i dati raccolti finora fossero molto approssimativi e non completamente validi", ha spiegato Francisco Javier Martín-Torres, ricercatore presso l'Andalusian Institute of Earth Sciences (CSIC-UGR), autore dell'articolo.

Ora, però, grazie all'unità Tunable Laser Spectrometer (TLS), il SAM è riuscito a rilevare concentrazioni base di metano pari a 0,69 ± 0,25 ppvb confermando, in quattro misurazioni sequenziali che coprono un periodo di 60 sol, aumenti fino a 7,2 ± 2,1 ppbv, ossia circa dieci volte di più rispetto al valore di fondo.

Il TLS è uno spettrometro "sintonizzabile" che analizza nell'infrarosso due lunghezze d'onda, 2,7 micron attraverso il primo canale e 3,27 micron attraverso il secondo. Quest'ultimo è specificamente idoneo per il metano e la procedura che viene applicata "è semplice, non invasiva e sensibile ", dice lo studio.

I dati complessivi fanno riferimento quasi ad un intero anno marziano (circa due anni terrestri), durante il quale Curiosity ha percorso 8 chilometri all'interno del cratere Gale.

L'arco temporale esaminato comprende, quindi, un ciclo completo di stagioni durante il quale, le rilevazioni atmosferiche sono state messe in relazione con i parametri ambientali raccolti dal REMS (Rover Environmental Monitoring Station), la stazione meteorologica a bordo del rover. Ma, ad ogni modo, gli scienziati ancora non si sbilanciano sull'esistenza ipotetica di una relazione tra le variazioni stagionali della concentrazione di metano ed alcune variabili ambientali. Di sicuro, però, sembra che la disposizione spaziale dei pennacchi del gas sia legata ad eventi molto brevi e deboli ed avvenga in luoghi molto specifici.

Secondo Martin-Torres le nuove domande poste da questi risultati sono di gran lunga più numerose delle risposte.
"E' una scoperta che accende nuovamente la questione della presenza del metano nell'atmosfera di Marte ma lo fa ponendo alcune altre questioni più complesse e di vasta portata, come la natura delle sue fonti che, crediamo, debbano essere una o due sorgenti non contemplate originariamente nei modelli utilizzati finora. Tra queste fonti, non dobbiamo escludere la metanogenesi biologica. Un'altra nuova domanda è legata alla bizzarra evoluzione del metano nell'atmosfera di Marte dopo la sua emissione. Entrambi dovranno essere affrontate in futuro con nuove ricerche"

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
In cerca di una nuova occupazione, negli ultimi anni mi sono occupata di digital advertising, web e video analytics.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

Sito web: https://twitter.com/EliBonora
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2 commenti

  • Link al commento Elisabetta Bonora Mercoledì, 21 Ottobre 2015 11:15 inviato da Elisabetta Bonora

    Probabile ma io avrei qualche dubbio anche sulla "immobilità geologica" di Marte ;)

  • Link al commento Livio Domenica, 18 Ottobre 2015 11:20 inviato da Livio

    Io non sono biologo o geologo; premesso questo, la mia idea P che la metanogenesi biologica sia la più probabile, perché soggetta a cicli periodici connessi con la temperatura ed umidità ambientale. La metanogenesi di origine minerale si sarebbe esaurita in milioni di anni di sostanziale immobilità geologica.

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