Perseverance ha riempito un totale di 19 campioni e 3 "tubi testimone" nel corso della missione. I "tubi testimone" sono simili ai campioni veri e propri ma sono precaricati con sostanze in grado di catturare contaminanti molecolari e particolati. Serviranno agli scienziati per verificare la presenza di eventuali contaminanti terrestri.  Recentemente, 10 tubi sono stati depositati come riserva sulla superficie marziana, per la futura campagna NASA-ESA Mars Sample Return. Gli scienziati sperano che, riportando campioni di Marte sulla Terra, si potrà determinare la presenza o meno di antica vita microbica e comprendere meglio il ciclo dell'acqua che ha modellato la superficie e l'interno di Marte.

Quest'ultimo campione è il sedicesimo di roccia (altri includono regolite e atmosfera marziana) ed è stato estratto da un target che il team scientifico chiama "Berea".
Berea dovrebbe essersi formata dai depositi di roccia trasportati a valle da un antico fiume fino al delta. Ciò significherebbe che il materiale potrebbe provenire da un'area ben oltre i confini del cratere Jezero ed è uno dei motivi per cui gli scienziati trovano la roccia così promettente.

"La seconda ragione è che la roccia è ricca di carbonato", ha detto nel comunicato Katie Stack Morgan, vice scienziato del progetto Perseverance presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA. “Le rocce carbonatiche sulla Terra possono essere utili per preservare le forme di vita fossilizzate. Se le firme biologiche fossero presenti in questa parte del cratere Jezero, potrebbe essere una roccia come questa a custodirne i segreti".

 

Un puzzle climatico

 Come funzionava il clima di Marte quando questa zona era ricoperta d'acqua, è un vero enigma. Poiché i carbonati si formano dalle interazioni chimiche nell'acqua liquida, possono fornire agli scienziati una registrazione a lungo termine dei cambiamenti climatici del pianeta. Studiando il carbonato nel campione di Berea, i ricercatori potrebbe aiutare a colmare le lacune.

"Il nucleo di Berea evidenzia la bellezza delle missioni rover", ha affermato lo scienziato del progetto Perseverance, Ken Farley del Caltech. “La mobilità di Perseverance ci ha permesso di raccogliere campioni ignei dal fondo del cratere relativamente piatto durante la prima campagna, e poi di viaggiare alla base del delta del cratere, dove abbiamo trovato rocce sedimentarie a grana fine depositate in un fondale prosciugato. Ora stiamo campionando da una posizione geologica dove troviamo rocce sedimentarie a grana grossa depositate in un fiume. Con questa diversità di ambienti da osservare e da cui raccogliere, siamo fiduciosi che questi campioni ci consentiranno di comprendere meglio cosa accadde qui al cratere Jezero miliardi di anni fa".

Con questo ultimo campione conservato nella pancia, il rover continuerà a risalire il ventaglio sedimentario del Jezero verso l'ansa successiva del letto asciutto del fiume, un luogo che il team chiama "Castell Henllys". Per restare aggiornati sui prossimi spostamenti di Perseverance, continuate a suguire la nostra rubrica Mission Log.