Scritto: Venerdì, 08 Ottobre 2021 12:45 Ultima modifica: Venerdì, 08 Ottobre 2021 13:15

La NASA conferma: il cratere Jezero era un lago


La prima analisi scientifica delle immagini scattate dal rover Perseverance della NASA ha confermato che il cratere Jezero, oggi una depressione secca e erosa dal vento, era un lago tranquillo circa 3,7 miliardi di anni fa, alimentato costantemente da un piccolo fiume.

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La NASA conferma: il cratere Jezero era un lago Crediti: (NASA/JPL-Caltech/MSSS/JHU-APL)

Le immagini mostrano anche che il cratere ha subito inondazioni improvvise, abbastanza energiche da spazzare via grandi massi da decine di chilometri a monte e depositarli nel fondo del lago, dove oggi giacciono impassibili.

A febbraio, Perseverance è atterrato su Marte, nel cratere Jezero, dove gli scienziati sospettavano esistesse un lago alimentato da un fiume scomparsi da tempo. Questo avrebbe depositato sedimenti creando un delta a forma di ventaglio visibile dallo spazio. Lo studio, pubblicato su Science, ha analizzato le immagini ad alta risoluzione catturate da Perseverance di quelle confini che un tempo erano le rive del delta.

L'astrobiologa della NASA Amy Williams e il suo team in Florida hanno trovato somiglianze tra le caratteristiche delle scogliere viste sul fondo del cratere e i pattern dei delta dei fiumi della Terra.
La forma dei tre strati inferiori mostra che all'inizio il flusso di acqua era costante, indicando che Marte era "abbastanza caldo e umido da supportare un ciclo idrologico" circa 3,7 miliardi di anni fa, afferma il documento. Gli strati sommitali e più recenti presentano massi sparsi qua e là di oltre un metro di diametro, probabilmente trasportati da violente inondazioni. Ma è il sedimento a grana fine del basamento ad essere l'obiettivo principale di campionamento per cercare potenziali segni di vita estinta sul Pianeta Rosso.

"Dalle immagini orbitali, sapevamo che il delta doveva essersi formato con l'acqua", ha detto Williams in un comunicato stampa. "Ma avere queste foto è come leggere un libro invece di guardare solo la copertina".

"Se osservi queste immagini, stai praticamente fissando un epico paesaggio desertico. È il posto più desolato che potresti mai visitare", a Benjamin Weiss, professore di scienze planetarie presso il Dipartimento di Scienze della Terra, dell'atmosfera e dei pianeti del MIT. "Non c'è una goccia d'acqua da nessuna parte, eppure qui abbiamo le prove di un passato molto diverso. È successo qualcosa di molto profondo nella storia del pianeta".

Mentre il rover esplora il cratere, gli scienziati sperano di scoprire ulteriori indizi sull'evoluzione climatica di Marte. Ora che hanno confermato che il cratere era un tempo un ambiente lacustre, sperano che i suoi sedimenti contengano tracce di vita passata. "Ora abbiamo l'opportunità di cercare fossili", ha affermato il membro del team Tanja Bosak, professoressa associata di geobiologia al MIT.

Nel corso della missione, il rover raccoglierà 30 campioni sigillati di terreno e rocce marziane che saranno riportati sulla Terra nei prossimi anni '30.

JezeroAsALakeCrediti: NASA/JPL-Caltech


I sedimenti e il delta

Da quando il rover ha posato le ruote nel cratere Jezero la Mastcam-Z e la SuperCam Remote Micro-Imager (RMI), hanno catturato immagini dell'ambiente circostante, comprese foto del lontano affioramento informalmente chiamato Kodiak (a sinistra nel panorama qui sotto). Gli scienziati ipotizzano che un tempo fosse collegato ai sedimenti del delta e, successivamente, sia stato eroso.

Perseverance sol.114Perseverance sol 114 (de-bayer). Immagine full size: https://flic.kr/p/2m61iZj
Crediti: NASA/JPL-Caltech - Processing: Elisabetta Bonora & Marco Faccin / aliveuniverse.today

Una volta che il rover ha inviato le immagini sulla Terra, il team scientifico ha elaborato e combinato i frame ed è stato in grado di osservare distinti letti di sedimenti lungo la collina con una risoluzione sorprendentemente alta. I ricercatori hanno misurato lo spessore, la pendenza e l'estensione laterale di ogni strato, scoprendo che il sedimento deve essere stato depositato dall'acqua che scorreva in un lago, piuttosto che dal vento, dalle inondazioni o da altri processi geologici.

Il rover ha anche catturato letti di sedimenti inclinati simili lungo l'affioramento principale. Queste immagini, insieme a quelle di Kodiak, confermano che la formazione a forma di ventaglio era davvero un antico delta e che questo delta alimentava un antico lago marziano.
"Senza guidare da nessuna parte, il rover è stato in grado di risolvere una delle grandi incognite, ovvero che un tempo questo cratere era un lago", ha detto Weiss. "Fino a quando non siamo atterrati lì, confermare che [il cratere Jezero] era un lago, rimaneva pur sempre una domanda".

I grandi massi

L'affioramento principale sfoggia anche grandi massi e ciottoli incastonati negli strati più giovani e più alti del delta.
Alcune pietre misurano fino a 1 metro di diametro e si stima che pesino fino a diverse tonnellate. Queste rocce massicce, secondo il team, arrivano dal substrato roccioso situato sul bordo del cratere, oppure addirittura più chilometri a monte.

A giudicare dalla loro posizione e dalle dimensioni attuali, il team afferma che i massi sono stati trasportati a valle e nel fondale del lago da un'inondazione che ha raggiunto i 9 metri al secondo e si è spostata fino a 3.000 metri cubi di acqua al secondo.

"Hai bisogno di condizioni di piena energiche per trasportare rocce così grandi e pesanti", ha detto Weiss. "È una cosa speciale che potrebbe essere indicativa di un cambiamento fondamentale nell'idrologia locale o forse nel clima regionale su Marte".

Poiché le enormi rocce si trovano negli strati superiori del delta, rappresentano il materiale depositato più di recente. I massi si trovano in cima a strati di sedimenti più vecchi e molto più fini. Questa stratificazione, dicono i ricercatori, indica che per gran parte della sua esistenza, l'antico lago è stato riempito da un fiume che scorreva dolcemente. Sedimenti fini, e forse materiale organico, sono andati alla deriva lungo il fiume e si sono depositati nel delta graduale e inclinato dove Perseverance sta raccogliendo i campioni.

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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