Scritto: Mercoledì, 25 Marzo 2020 05:32 Ultima modifica: Giovedì, 26 Marzo 2020 07:05

Marte: non tutto il calore è perduto In evidenza


Marte trema regolarmente. Il lander della NASA Insight ha rilevato frequenti impercettibili terremoti da quando è atterrato a novembre 2018. Questi, secondo gli scienziati, indicherebbero che il pianeta si sta ancora raffreddando.

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Il compito principale di Insight è cercare di capire com'è fatto Marte e come si è evoluto, scrutando al suo interno. Per far ciò, il lander analizza il flusso di calore che dagli strati più profondi raggiunge la superficie, sfrutta le piccole oscillazioni e deformazioni a cui è soggetto il pianeta mentre orbita attorno al Sole per stabilirne strati e composizione, rileva i terremoti con il sismografo Seismic Experiment for Interior Structure (SEIS). In molti ricorderanno che questo strumento ha avuto una vita difficile, sia in fase di progettazione, che in missione sul Pianeta Rosso. Estremante sensibile alle vibrazioni. è posto sotto una cupola protettiva che, tuttavia, si è rivelata non del tutto sufficiente per isolare SEIS da vibrazioni di altro genere: quelle prodotte dal lander, per esempio, al quale è collegato da una sorta di lungo cordone ombelicale e quelle generate dalla brezza marziana.

Durante i primi 10 mesi di attività, SEIS ha rilevato ben 174 eventi sismici. La maggior parte di essi erano piccoli ed entro i 10 chilometri dalla superficie ma 24 si sono propagati molto più in profondità, con magnitudo tra 3 e 4. Anche se l'energia sprigionata è stata sicuramente bassa ed un astronauta sulla superficie probabilmente non se ne sarebbe neppure accorto, il fatto che provenissero tra i 30 ed i 50 chilometri di profondità e che fossero lunghi tra i 10 ed i 20 minuti ha suscitato l'interesse degli scienziati (per fare un confronto, uno dei terremoti più lunghi mai registrati sulla Terra fu il devastante evento di Sumatra del 2004, in Indonesia, che è durato tra 8 e 10 minuti).
In generale, una lunga durata dovrebbe significare che su Marte le onde sismiche attraversano il pianeta piuttosto facilmente, più di quanto non facciano sulla Terra. In particolare, il mantello superiore dovrebbe essere più solido di quello terrestre, mentre la crosta marziana potrebbe contenere umidità, forse sottili film di acqua imprigionata nei pori delle rocce. I terremoti più superficiali indicano, invece, che i primi chilometri di sottosuolo devono essere fratturati da eoni di impatti meteorici. 

Ma Insight non ha ancora registrato eventi con magnitudo superiore a 4 e, dato che più il terremoto è grande e più informazioni fornisce sulle viscere del pianeta, in loro assenza la squadra dovrà avere maggiore inventiva per sondare l'interno di Marte. Sfortunatamente nella sofisticata suite geologica di Insight, il Rotation and Interior Structure Experiment (RISE), lo strumento meglio conosciuto come "la talpa", continua a fare capricci per cui, per ora, ci si dovrà basare su altri metodi di analisi.

Solo 3 dei 24 profondi marsquake sono stati abbastanza chiari da risalire al loro ipocentro.
Due sembravano provenire da Cerberus Fossae, una serie di ripidi avvallamenti nella pianura a est del vulcano dormiente Elysium Mons. Il terzo proveniva da poco più ad est.

"La cosa interessante", ha dichiarato il vice-ricercatore principale Sue Smrekar (JPL), "è che Cerberus Fossae è la regione geologicamente e vulcanicamente più recentemente attiva su Marte. Le immagini degli orbiter mostrano segni di flussi vulcanici e movimenti delle acque superficiali negli ultimi 10 milioni di anni. È possibile che ci sia una camera di magma nel sottosuolo che si sta ancora raffreddando: man mano che si raffredda, si contrae e la crosta sopra di essa si spezza, creando le texture che vediamo".
"I terremoti osservati finora non ci dicono se è ciò che sta realmente avvenendo, è un'ipotesi ma è sorprendente che ci sia ancora del magma caldo su Marte. Non abbiamo ancora trovato prove di pennacchi di roccia fusa che si innalzano dal profondo, anche se le concentrazioni di elementi radioattivi come l'uranio e il torio, potrebbero mantenere calde le tasche del sottosuolo. Livelli più elevati di acqua o anidride carbonica potrebbero anche facilitare la fusione della roccia".

Per ottenere più risposte e più scienza possibile, la squadra non vuole rinunciare alla talpa e si sta preparando a fare ciò che sperava di non dover mai fare: usare il braccio robotico del lander per spingere la sonda nel terreno. La procedura richiederà concertazione e cautela e  occuperà dalle sei alle otto settimane di lavoro. Incrociamo le dita!

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Read 99 times Ultima modifica Giovedì, 26 Marzo 2020 07:05
Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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