Scritto: Mercoledì, 02 Giugno 2021 08:22

Come creare una nube nottilucente da zero


Il vapore acqueo, un comune sottoprodotto dei vettori utilizzati nei lanci spaziali, può raffreddare attivamente l’alta atmosfera terrestre e indurre la formazione di nuvole mesosferiche.

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Come creare una nube nottilucente da zero Crediti: NASA

Dalla fine dell’era Space Shuttle nel 2011, sono nate oltre 70 Agenzie Spaziali governative in vari paesi, 14 delle quali hanno proprie capacità di lancio. A queste bisogna aggiungere le compagnie private che stanno entrando nel settore sempre più numerose. Nel 2020, ci sono stati 104 lanci di razzi andati a buon fine (e 10 fallimenti) a livello globale che potenzialmente hanno rilasciato vapore acqueo nella nostra atmosfera. Ma quali sono gli effetti che potrebbero scaturire da queste attività?

Situata sopra la stratosfera, la mesosfera è molto secca ed è caratterizzata da temperature molto fredde (comprese tra i -70 ed i -90 gradi Celsius). In tarda primavera e in estate, le nubi nottilucenti, dall’inglese NoctiLucent Clouds (NLC), note anche come nubi polari mesosferiche (Polar Mesospheric Clouds, PMC), si materializzano naturalmente tra i 50 ed i 70 gradi di latitudine nei cieli polari, dopo il tramonto. Dato un punto di osservazione, diventano visibili quando i raggi del Sole riescono a raggiungere (dal basso) la mesosfera, cioè lo strato tra i 75 e gli 85 chilometri di quota in cui queste nuvole si formano. Sono costituite da esili sciami di cristalli di ghiaccio d’acqua e sono state regolarmente osservate da un’ampia varietà di strumenti terrestri e satellitari.

Per studiare ulteriormente il fenomeno, un team guidato dal fisico spaziale Richard Collins, direttore della Fairbanks Graduate School dell’Università dell’Alaska e professore di scienze atmosferiche presso il Geophysical Institute, ha lanciato un razzo suborbitale pieno d’acqua, soprannominato “Super Soaker”, nel cielo dell’Alaska, per cercare di creare una PMC artificiale.

«Ciò che ha suscitato molto interesse per queste nuvole è la loro sensibilità: si verificano proprio al limite della vitalità nell’atmosfera superiore, dove [l’aria] è incredibilmente secca e incredibilmente fredda. Sono un indicatore molto sensibile dei cambiamenti nella parte atmosferica superiore, cambiamenti di temperatura e/o cambiamenti nel vapore acqueo», ha detto Collins.

Il team è stato il primo a dimostrare che la formazione di nubi nottilucenti è collegata al raffreddamento da vapore acqueo. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Geophysical Research: Space Physics.

... continua su #OggiScienza.

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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