Scritto: Venerdì, 19 Giugno 2020 13:57 Ultima modifica: Sabato, 20 Giugno 2020 06:18

Curiosity ha ricominciato a correre!


Oltre cinquecento metri in 16 giorni, 94 dei quali percorsi tutti di un fiato! Non succedeva da 6 anni, segno che forse la strategia di esplorazione sta cambiando... sempre ruote permettendo!

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mappa del percorso di Curiosity negli ultimi mappa del percorso di Curiosity negli ultimi

 La lunghezza dell'ultimo tratto, percorso martedì, è ancora ufficiosa ma Curiosity dovrebbe avere coperto oltre 80 metri in direzione ESE. Sommandola alle altre 7 tratte effettuate nel mese di giugno, il rover ha percorso in media oltre 31 m/giorno, cifra che raddoppia considerando solo i giorni di effettivo movimento; in assoluto, non è una grande distanza (noi la percorriamo tranquillamente in un minuto a piedi), eppure, per i ritmi a cui ci eravamo abituati (e rassegnati) negli ultimi anni, si tratta di cifre di assoluto rispetto e vediamo il perché.

 Se ripercorriamo la storia del rover da quando si posò nel cratere Gale il 6 Agosto 2012, dopo il primo breve spostamento dalla "Bradbury station" verso Est, ci fu una prima lunghissima sosta di circa 6 mesi nel sito Glenelg/Yellowknife; in seguito, però, Curiosity venne guidato in una avvincente serie di spostamenti verso Sud-Ovest, la cui lunghezza spesso si avvicinava e a volte superava 100 metri in un solo giorno marziano (Sol). Con queste premesse, appariva realistico supporre che, nel giro di un paio di anni, il rover sarebbe giunto alle pendici del Monte Sharp per poi scalarlo almeno in parte.

 Le cose cominciarono a cambiare introno al Sol 1000, quando il veicolo aveva già percorso oltre 12 km e stava per affrontare le insidiose dune di "Bagnold", per poi dirigersi alle pendici Monte Sharp. Il seguente grafico mostra infatti un drastico calo sia nella frequenza che nella lunghezza degli spostamenti, a partire da quel momento.

 AvgSpeed2795

Distanza giornaliera percorsa (croci rosse) e velocità media calcolata su un arco di 20 giorni (azzurro). - Prepared by M D Lorenzo (DILO) - data source:https://mars.nasa.gov

 Di seguito, la classifica dei 20 drive più lunghi effettuati in quasi 8 anni di attività; le distanze sono quelle ufficiali riportate sul sito MSL e calcolate come in linea retta tra i punti di partenza e di arrivo, senza tenere conto di eventuali deviazioni che allungano il percorso; di conseguenza, il più delle volte sono sottostimate rispetto alla distanza realmente coperta dal rover. 

Sol Drive # Drive distance staright (m)
385 87 128.81
662 196 123.88
665 199 121.60
419 101 117.84
671 204 113.58
657 192 112.63
661 195 109.35
670 203 106.21
668 201 104.85
569 163 99.25
644 186 97.10
547 146 95.16
2790 761 94.01
454 114 92.00
412 98 91.97
548 147 90.10
743 239 89.70
371 79 89.41
436 108 88.14
1468 425 87.38

 

 Come si vede sia nel grafico che nella tabella, il 90% delle lunghe percorrenze è stato effettuato all'inizio della missione, in meno di 3 anni terrestri o, indicativamente, nei primi 1000 Sol. Tutto ciò è ulteriormente evidenziato dal seguente grafico, che mette a confronto la distribuzione delle lunghezze dei drive nel primo periodo (Sol 0-1000) e in quello successivo, escludendo però gli ultimi progressi di giugno (quindi dal Sol 1001 al 2779). La differenza è evidente soprattutto nei primi quantili (10% e 25% dei drive più lunghi) e nella lunghezza media di ciascun tratto (43 m contro 20,5 m), mentre in termini di mediana c'è stata comunque una riduzione di oltre il 30%. Anche la percentuale di Sol dedicata agli spostamenti è scesa dal 29,6% al 25,5% (nonostante la suddetta lunghissima pausa iniziale su Glenelg).

DriveDistComparison

Raffronto tra le distribuzioni del numero di spostamenti al di sotto di una certa lunghezza, nei due periodi considerati; nelle etichette sono riportati i "quantili" corrispondenti.- Prepared by M D Lorenzo (DILO) - data source:https://mars.nasa.gov

 Tutto ciò ha fatto sì che, mentre nel primo periodo Curiosity ha percorso 12,7 km a una media di 12,7 m/Sol, in seguito si sia limitato a coprire in media solo 5,2 m/giorno (in questi calcoli ho considerato stavolta l'odometria totale che tiene conto della distanza effettivamente percorsa dalle ruote).

 Il principale motivo di questo rallentamento è da ricercare, presumibilmente, nel deterioramento delle ruote. I primi segni di degrado erano apparsi già intorno al Sol 400 ma, inizialmente, furono reputati innocui; nei mesi successivi, però, il degrado aumentò più rapidamente del previsto e si aprirono veri e propri squarci nei sottili battistrada di alluminio, costringendo il team di navigazione a rivedere la propria strategia e usare maggiore prudenza, riducendo frequenza e lunghezza delle tratte giornaliere e facendo frequenti controlli della situazione attraverso immagini scattate con la fotocamera MAHLI, installata sul braccio robotico.

2732 

Una immagine relativamente recente (Sol 2732, quasi 2 mesi fa) ripresa dalla fotocamera MAHLI e che mostra i danni accumulati dalla ruota anteriore sinistra del rover, la più compromessa. - Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

 Questo cambiamento di strategia è perfettamente spiegabile dalla necessità di contenere l'usura delle ruote e massimizzare i risultati scientifici, in considerazione della vita comunque limitata del rover; in pratica, si è deciso di fare soste più frequenti, per analizzare il terreno anche tramite perforazioni, ed effettuare spostamenti più cauti, evitando terreni particolarmente "aggressivi" per i battistrada.

 Quello che risulta invece più difficile da spiegare è la forma della traiettoria scelta dagli operatori a Terra. Nel primo terzo della missione (dal Sol 0 al Sol 925), Curiosity si è portato a una distanza di 5,7 km dal punto di atterraggio; nei successivi 925 giorni, lo spostamento in linea d'aria è stato di 3,65 km e nell'ultimo tratto soli 670 metri! Questo significa che, oltre a ridurre la lunghezza e la frequenza degli spostamenti, negli ultimi anni la traiettoria è diventata particolarmente convoluta o "ripiegata su se stessa" e spesso il rover è tornato sui suoi passi, esplorando sempre la stessa zona di terreno. Questo è successo sul "Vera Rubin Ridge" nella seconda metà del 2018 e si è ripetuto anche nei mesi scorsi, durante l'esplorazione delle "Buttes" e del "Greenheugh Pediment". Questo è appunto ciò che mostra l'immagine di apertura, in cui il rettangolo rosso racchiude tutti gli spostamenti effettuati nell'arco di 215 Sol (29 settimane): in pratica, Curiosity è rimasto confinato in un rettangolo di 191x281 metri, una regione ristretta di superficie inferiore a 5,4 ettari (circa 7 campi da calcio).

 Adesso però sembra che la strategia sia radicalmente cambiata. Difficile dire il motivo ma è possibile che si stia cominciando a intravedere una conclusione della missione, sia per obsolescenza del rover, sia per l'arrivo, l'anno prossimo, del fratello Perseverance che gli "ruberà la scena" riducendo probabilmente anche le possibilità di comunicare con la Terra. E' quindi ragionevole pensare che il team di navigazione abbia deciso di premere sull'acceleratore, per massimizzare il ritorno scientifico esaminando in poco tempo regioni anche fisicamente lontane tra loro e geologicamente diverse; se questo porterà a un degrado rapido delle ruote, a questo punto potrebbe essere il minore dei mali. C'è anche da considerare il fatto che sta per iniziare la stagione delle tempeste di sabbia, cosa che potrebbe costringere il rover ad una nuova, prolungata pausa; anche in questo caso, meglio portare a termine l'esplorazione della regione prima del fermo obbligato!

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Immagine NavCam del Sol 2795, subito dopo l'ultimo drive, mostra ormai il target vicino - Credit: NASA/JPL-Caltech/MSSS

 Per fortuna, adesso la situazione è cambiata, anche se è bene non farsi illusioni. Grazie ai lunghi drive effettuati, Curiosity è ormai giunto vicino alla scarpata battezzata "bloodstone hill" che costituisce la punta nord-orientale del complesso "Greenheugh Pediment". Il rover trascorrerà sicuramente la prossima settimana (e forse anche oltre) ad analizzarla da vicino, per carpirne i segreti, a partire dalla colorazione più chiara. Il mio personale augurio è però che, quando ripartirà, farà altri lunghi percorsi attraverso la "Clay bearing unit", magari raggiungendo l'intrigante "Gediz Vallis ridge" e offrendoci nuovi panorami e nuove informazioni scientifiche!

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Read 172 times Ultima modifica Sabato, 20 Giugno 2020 06:18
Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

https://www.facebook.com/marco.lorenzo.58 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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