Scritto: Lunedì, 29 Luglio 2019 10:12 Ultima modifica: Sabato, 24 Agosto 2019 12:33

2019 OK, ma poteva essere KO! In evidenza


La settimana scorsa, questo asteroide grande e veloce ci ha mancati per un soffio. Perché, nonostante gli avvistamenti precoci, non c'è stato un vero preavviso e quali danni avrebbe potuto causare?

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Sequenza di immagini ASAS-SN che mostra l'oggetto 2019 OK in movimento circa 8 ore prima del massimo avvicinamento; in alto a sinistra il campo stellare di riferimento, dal quale sono state sottratte le tre riprese dell'oggetto che quindi appare "in negativo"  nelle tre immagini successive. La quinta immagine è la somma delle tre precedenti e l'ultima è un riferimento preso in precedenza. Sequenza di immagini ASAS-SN che mostra l'oggetto 2019 OK in movimento circa 8 ore prima del massimo avvicinamento; in alto a sinistra il campo stellare di riferimento, dal quale sono state sottratte le tre riprese dell'oggetto che quindi appare "in negativo" nelle tre immagini successive. La quinta immagine è la somma delle tre precedenti e l'ultima è un riferimento preso in precedenza. All-Sky Automated Survey for SuperNovae / Mc Donald obs. - Processing: Marco Di Lorenzo

Aggiornamento del 24 agosto: una settimana dopo il passaggio ravvicinato, l'oggetto è stato ripescato anche in vecchie osservazioni risalenti a febbraio 2017. Questo ha permesso a CNEOS di determinare l'orbita prima dell'incontro con ottima precisione (Condition Code 1 e incertezza di 15 km sul semiasse maggiore), permettendo di stabilire che la minima distanza dal centro della Terra è stata 71355,1±5,8 km; il prossimo passaggio ravvicinato del 2116 sarà a circa 5,1 milioni di km e poi uno a circa 4 milioni di km nel lontano 2196.

Aggiornamento dell'11 agosto: 9 giorni fa è apparsa una interessante pagina dedicata al caso di 2019 OK sul sito ESA/Planetary Defence e adesso anche NASA/CNEOS ne parla, sebbene in ritardo... ancora una volta, AliveUniverse non è stato ad aspettare i comunicati ufficiali di queste istituzioni ed ha saputo anticipare tutti, fornendo peraltro molte più informazioni!

 Si chiama 2019 OK, un nome apparentemente rassicurante; in realtà, alle prime ore del 25 luglio abbiamo sfiorato un disastro, certo non un "Deep Impact" su scala globale ma di sicuro comparabile o anche peggiore di quelli che hanno causato, in passato, eventi celebri come Tunguska e il Meteor Crater. Come vedremo, se 2019 OK fosse passato circa 70000 km più in là, avrebbe colpito la Terra e avrebbe potuto causare anche molte vittime se l'impatto fosse avvenuto in zone abitate.

 

Una scoperta tardiva

  La storia comincia nelle isole Hawaii, dove l'asteroide viene avvistato per la prima volta come una debolissima stellina di magnitudine 22-23 dal telescopio automatizzato per Survey PANSTARRS-1 in cinque immagini consecutive, nel lontano 28 giugno; lo stesso telescopio fotografa nuovamente 2019 OK il 7 luglio e stavolta era più luminoso di 1,5 magnitudini e si era spostato per meno di 1° sulla volta celeste; adesso sappiamo che la debolezza in quelle prime immagini era dovuta alla distanza ancora elevata, rispettivamente 0,39 e 0,25 unità astronomiche dalla Terra. Sulla base di quei primi avvistamenti, non fu possibile stabilire la vera natura dell'oggetto che, mostrando uno spostamento piccolo sulla volta celeste, venne considerato come probabilmente appartenente alla fascia principale degli asteroidi e non come un oggetto che si stava rapidamente avvicinando al nostro pianeta e quindi esibiva, in prospettiva, un modesto moto apparente. Di fatto, quelle osservazioni vennero archiviate e non ci fu un reale "follow-up" come invece sarebbe stato opportuno fare. L'errore si è incredibilmente reiterato due settimane dopo, il 21 luglio, quando ormai l'asteroide era giunto a 8 soli milioni di km dalla Terra (0,05 AU); in quel caso venne osservato come un astro di 17a magnitudine da ATLAS, una coppia di telescopi robotizzati anche questi situati nelle isole Hawaii e, paradossalmente, realizzati proprio allo scopo di avvistare asteroidi in rotta di collisione con la Terra e fornire un allarme a breve termine! 

2019 OK telescopes

I principali telescopi che hanno osservato 2019 OK: da sinistra in alto, PanStarrs-1, Atlas, Sonear; in basso: ASAS-SN Texas, Castelgrande e Arecibo - Credits: R.Ratkowski/PS1SC, ATLAS Project/IFA, C.Jaques/SONEAR obs, ASAS-SN/Ohio State University, CastelGAUSS Project, NRAO/UDCtoday - Processing: Marco Di Lorenzo

 Passati invano quasi altri 3 giorni preziosi, le acque hanno cominciano a smuoversi davvero solo a 24 ore dal passaggio ravvicinato, quando l'osservatorio brasiliano di Sonear (Southern Observatory for Near Earth Asteroids Research) avvista l'oggetto in una sequenza di 3 immagini; a questo punto, raggiunta la magnitudine 15, viene segnalato come un asteroide probabilmente vicino alla Terra e viene battezzato con il nome provvisorio S511618 dal Minor Planet Center che coordina e raccoglie le osservazioni di questo tipo. Quasi 6 ore dopo, anche la rete mondiale ASAS-SN, che conta 24 telescopi per lo studio dei fenomeni transienti, avvista l'oggetto (vedi immagine in apertura); qui però succedono una serie di cose piuttosto strane che confondono le suddette acque. Infatti, le osservazioni in questione vengono sottomesse al sistema NEOCP con dei codici errati, quello dell'osservatorio di McDonald Observatory in Texas e quello del "Faulkes Telescope North" a Haleakalā, Hawaii (come si vede dalla lista sottostante); entrambi questi osservatori, però, non appartengono alla rete ASASN-SN e questo errore, unito al fatto che le osservazioni sono astrometricamente grossolane perché basate su immagini con una bassa risoluzione (pixel di 5 secondi d'arco di lato), fa si che esse vengano inizialmente scartate come errate e quindi non vengano legate a quelle di Sonear. Peraltro, l'oggetto, rinominato "assassn3", viene immesso erroneamente come possibile cometa (anche se le immagini mostrano il contrario). 

2019 OK obs

Le 75 osservazioni fatte su 2019 OK, le ultime 6 sono misure di echi radar - Source: MPEC/projectpluto.com - Processing: Marco Di Lorenzo

 Insomma, a sole quattro ore dal massimo avvicinamento, c'era ancora molta confusione, espressa da Bill Gray in questo messaggio di "warning" poco convinto, diffuso sul gruppo di conversazione MPML di Yahoo e intitolato "S511618 = asassn3 (maybe)":

2019KO BillGray late warning

 Subito dopo questo avviso, molti osservatori si sono cimentati nella ricerca, nell'ipotesi che fosse davvero lo stesso oggetto in procinto di effettuare un passaggio estremamente ravvicinato. Tra questi, anche il lucano telescopio Gauss di Castelgrande ha avuto successo, nonostante la declinazione negativa (-25°) a riprova del fatto che l'asteroide doveva essere molto luminoso e quindi visibile nonostante fosse basso sull'orizzonte. A questo punto, anche il personale di PAN-STARRS e di ATLAS, messo in allarme, va a ripescare le vecchie osservazioni trovandolo nella posizione prevista. L'ampio arco di tempo disponibile rende la traiettoria e l'orbita estremamente precise, al punto che anche il radiotelescopio di Arecibo si cimenta con successo in una osservazione dell'eco Doppler, sebbene fossero ormai passate più di 15 ore dal massimo avvicinamento, quando ormai il nome definitivo 2019 OK era stato assegnato. Naturalmente, grazie a queste ultime misure, ora conosciamo la traiettoria con estrema precisione e sappiamo che 2019 OK è passato a 71354.2 ± 8.7 km dal centro della Terra, calcolo fatto da JPL/cneos sulla base di 46 osservazioni ottiche e 3 radar. Invece, utilizzando quasi tutte le osservazioni ottiche disponibili (72) si giunge a un valore di distanza ancora più preciso, 71359.0 ± 2.3 km, raggiunta alle ore 01:22:21 (UT) del 25 luglio. Inoltre, si è calcolata anche l'orbita dell'asteroide prima e dopo l'incontro, dato che ha subito una lieve variazione per effetto della gravità terrestre (adesso l'ellisse è leggermente più stretta e più inclinata sull'eclittica):

2019 OK orb

 Parametri orbitali di 2019 OK prima e dopo l'incontro - Source: MPEC/projectpluto.com

 Sempre sulla base di questi dati, secondo il JPL 2019 OK tornerà, ma in base all'orbita attuale non ci dovrebbe colpire né passare così vicino per almeno un paio di secoli. Nel 2116, ad esempio, potrebbe avvicinarsi a 4 milioni di km o poco meno; il fatto è che, anche dopo l'incontro ravvicinato con la Terra, la sua orbita non incrocia comunque la nostra, mantenendosi a una distanza di sicurezza circa 55000 km (parametro "Earth MOID" riportato sopra); però sul lungo termine (molti secoli), le orbite tendono a cambiare...

 Nella composizione seguente, in alto, vediamo la traiettoria geocentrica di 2019 OK (in verde); si vede anche, in grigio, l'orbita e la posizione della Luna mentre la freccia azzurra indica il moto della Terra attorno al Sole, quasi perpendicolare al moto dell'asteroide che si sta dirigendo verso il Sole (posto più o meno dietro la Terra in questa inquadratura); la elevata velocità relativa fa si che la deviazione dovuta alla gravità terrestre sia impercettibile. Invece, in basso vediamo la sua orbita allungata nel sistema solare.

2019 OK plots

Credits: Minor Planet Center - Processing: Marco Di Lorenzo

 Infine, di seguito, una serie di grafici realizzati dal sottoscritto sulla base delle effemeridi fornite dalla NASA e calcolate per un osservatore posizionato a Roma:

2019 OK path

Traiettoria apparente sulla volta celeste con alcune date cruciali; l'intervallo temporale tra i rombi è di soli 10 minuti. - data source: ssd/jpl/nasa/horizons - Processing/plot: Marco Di Lorenzo

 2019 OK propermotion

 Velocità apparente sulla volta celeste in secondi d'arco ogni minuto (scala logaritmica); le oscillazioni giornaliere sono dovute alla parallasse legata al movimento dell'osservatore (rotazione terrestre) e non all'oggetto. Il dettaglio ingrandito nel rettangolo rosso mostra le ore cruciali attorno al massimo avvicinamento (i riferimenti sulle ascisse sono appunto separati di un'ora, mentre nel diagramma principale la separazione è 1 giorno) - data source: ssd/jpl/nasa/horizons - Processing/plot: Marco Di Lorenzo

2019 OK mag

Magnitudine apparente con ingrandimento nelle ore cruciali; la brusca caduta è dovuta all'illuminazione sfavorevole dopo l'incontro (elevato angolo di fase, si veda la figura successiva) - data source: ssd/jpl/nasa/horizons - Processing/plot: Marco Di Lorenzo 

2019 OK angoli 

Elongazione (distanza angolare apparente dal Sole) e angolo di fase (formato tra i raggi solari incidenti sull'oggetto e la nostra linea di vista); subito dopo l'incontro, la prima va quasi a zero e il secondo risulta vicino a 180°, segno che l'oggetto è "visto" in controluce - data source: ssd/jpl/nasa/horizons - Processing/plot: Marco Di Lorenzo

 

Cosa sarebbe potuto succedere?

 A questo punto chiediamoci quanta energia avrebbe liberato e quali danni avrebbe potuto provocare il nostro 2019 OK se avesse colpito la Terra. Per farlo, dobbiamo conoscere la sua energia cinetica, quindi la sua massa e la velocità di impatto. Mentre la seconda è nota, purtroppo non conosciamo la densità e nemmeno le dimensioni reali dell'oggetto, quindi dobbiamo stimarle in maniera molto approssimativa. Sappiamo solo che l'asteroide ha una magnitudine assoluta H pari a 23.26 ± 0.22 (questa sarebbe la sua magnitudine apparente se fosse portato a una distanza convenzionale di 1 unità astronomica dalla Terra e dal Sole); ora, facendo ragionevoli ipotesi sulla riflettività superficiale dell'oggetto (la cosiddetta albedo) per questi oggetti è generalmente compresa tra il 5% e il 25%, il che implica un diametro compreso tra 130 e 59 metri rispettivamente, con un massimo di probabilità intorno a 79 metri (14% di albedo).

 In altre parole, si tratta di un asteroide di dimensioni ragguardevoli, veramente rare tra quelli visti passare molto vicino alla Terra, che in genere misurano pochi metri; tanto è vero che, tra gli oggetti di dimensioni paragonabili che ci hanno sfiorato nell'ultimo secolo, soltanto Duende (2012 DA14) è passato più vicino alla Terra nel 2013 (ma era stato scoperto ben 12 mesi prima!). Invece il terzo in classifica (2002 MN) fu scoperto addirittura 3 giorni dopo il massimo avvicinamento, ma in quel caso il ritardo è giustificato perché proveniva da una direzione prospetticamente vicina al Sole. In ogni caso, entrambi erano leggermente più deboli (quindi presumibilmente più piccoli) di 2019 OK.

 Nonostante le dimensioni ragguardevoli, per stretta misura, 2019 OK non rientra tra i PHA (Potentially Hazardous Asteroid) che hanno, per convenzione, una magnitudine H<22 e un diametro presunto superiore ai 140 metri; essi sono oggetto della ricerca sistematica attuale e sono considerati decisamente più pericolosi in quanto capaci di fare un danno su scala "regionale" o addirittura "globale" e non semplicemente locale.

 Dato l'ampio intervallo di dimensioni possibili, per procedere faremo tre diverse ipotesi di lavoro: due che corrispondono ai casi estremi (ottimistico quello di 59 m e pessimistico per 130 m) e una per il "caso medio" più probabile (79 m).  Questo vale anche per la densità, che può ragionevolmente andare da quella del ghiaccio "sporco" (1000 kg/m3, caso ottimistico) a quella del ferro (8000 kg/m3, caso pessimistico), passando per un corpo roccioso moderatamente poroso (2500 kg/m3, caso probabile). Per quanto riguarda la velocità di ingresso in atmosfera, essa è in realtà superiore a quella di avvicinamento poiché l'oggetto subisce l'accelerazione della gravità terrestre; in pratica, si deve fare una "somma in quadratura" della velocità di avvicinamento o velocità all'infinito (24,3 km/s) con la velocità di fuga dalla Terra (11,2 km/s); il risultato è quasi 26,8 km/s. Va sottolineato che questa non è comunque la velocità d'impatto al livello del suolo, dato che il corpo subisce, nell'attraversare l'atmosfera, un frenamento non trascurabile rilasciando energia cinetica, principalmente sotto forma di calore. In ogni caso, qui useremo la cifra della velocità di impatto subito prima dell'ingresso in atmosfera, con l'avvertenza che una grossa fetta di essa viene rilasciata in quota.

 2019 OK energy5

 Come si vede, alla fine i valori di energia spaziano su quasi due ordini di grandezza; anche nel caso ottimistico, comunque, si tratta di un valore 20 volte superiore a quello dell'evento di Chelyabinsk mentre, nel caso intermedio, esso equivale alla potenza distruttiva del più grande ordigno nucleare mai fatto esplodere dall'uomo (la sovietica "bomba Zar" del 1961) ed è circa 4 volte l'energia stimata per l'evento di Tunguska, avvenuto in Siberia 111 anni fa; tuttavia, come vedremo, l'energia liberata al livello del suolo è nettamente inferiore.

 Per studiare in dettaglio gli effetti di un simile impatto, ho utilizzato uno dei tanti simulatori on-line disponibili e che, peraltro, forniscono risultati simili tra loro essendo basati sullo stesso "motore" software; dovendo specificare anche l'angolo di ingresso rispetto al terreno, ho applicato nel caso ottimistico una traiettoria obliqua (30°) e quindi più "benigna", mentre ho riservato la traiettoria perpendicolare al caso pessimistico e un valore intermedio (60°) al caso probabile. Gli effetti sul suolo, poi, cambiano a seconda del tipo di terreno o dalla profondità del mare (da me fissate rispettivamente a 2500 kg/m3 e a 300 metri). Per il calcolo degli effetti termici e meccanici, la distanza dal luogo di impatto è fissata a 10 km in tutti i casi. Da notare che il simulatore fornisce anche una stima grossolana della frequenza media di quel tipo di impatto sulla base delle dimensioni dell'impattatore (indicata tra parentesi).

  •  caso "ottimistico" (una occorrenza ogni 600 anni):

 L'oggetto comincia a frammentarsi già a 88 km di altezza e finisce per ridursi a una nuvola di frammenti nella stratosfera, a 20 km dal suolo. Non si crea alcun cratere e non ci sono effetti termici, mentre lo spostamento d'aria giunge oltre un minuto dopo, accompagnato da un boato di 80 dB che potrebbe infrangere qualche finestra. In caso di impatto in mare, il conseguente Tsunami sarebbe appena percettibile (10 cm di innalzamento dell'acqua).

  • caso "probabile" (una occorrenza ogni 2600 anni)

 L'oggetto inizia a frammentarsi a 67 km di altezza, ma l'asteroide colpisce comunque il terreno, anche se fortemente rallentato a una velocità di 5,7 km/s. Al suolo si sviluppa una energia di 2,5 Mton (il 5% dell'energia iniziale) e viene scavato un cratere largo 1,1 km e profondo 240 metri, con una fusione delle rocce molto limitata. Data la bassa velocità di impatto, non ci sono effetti termici rilevanti, mentre a 2 secondi dall'impatto si avverte una scossa di magnitudo 4,9 sulla scalla Richter (quarto grado della scala Mercalli). A 30 secondi dall'impatto, un'onda d'urto da 140 hPa ci investe a 110 km/h, producendo un boato da 83 dB e rompendo molte finestre. In caso di caduta in mare, lo Tsunami sarebbe arrivato dopo altri 3 minuti con un'onda alta 1,5 metri capace di fare danni e vittime in prossimità della costa.

  • caso "pessimistico" (una occorrenza ogni 31000 anni):

 Stavolta, il "proiettile" comincia a perdere pezzi solo quando è già arrivato a 21 km di altezza e raggiunge il terreno quasi integro, con una velocità di poco inferiore rispetto a quella di ingresso (26,2 km/s). Questo fa si che l'energia di impatto sia di oltre 750 Mton, con la creazione di una "palla di fuoco" di quasi 3 km di raggio e un cratere di quasi 5 km di diametro e 0,5 di profondità. Naturalmente, vestiti e altri materiali infiammabili prendono fuoco subito e si hanno ustioni di terzo grado su gran parte del corpo. Ma non è finita qui: l'onda sismica raggiunge 6,5 gradi Richter e, soprattutto, l'onda d'urto atmosferica ci investe con una sovra-pressione di 5,7 atmosfere che abbatte tutti gli edifici in muratura e danneggia gravemente quelli con struttura portante in acciaio, spostando i veicoli e abbattendo gran parte degli alberi; l'intensità di 115 dB risulta dolorosa e può creare danni all'udito. Per finire, i frammenti sollevati dall'urto (ejecta) ci raggiungono, principalmente sotto forma di polveri, ricoprendo il terreno con uno strato alto quasi 2,5 metri. Nel caso di "impatto marino", si formerebbe comunque un cratere di oltre 3km sul fondale e lo Tsunami sarebbe catastrofico, con un'onda alta quasi 40 metri!

 L'ultimo scenario è decisamente apocalittico e c'era da aspettarselo vista l'energia in gioco; le vittime potrebbero essere molte migliaia! Si tratta, tuttavia, di una situazione estrema mentre il secondo scenario è probabilmente più vicino alla situazione che si sarebbe effettivamente verificata se 2019 OK ci avesse colpito; in pratica, avremmo avuto un nuovo "Meteor Crater", dopo quello formatosi cinquantamila anni fa in Arizona, con un numero contenuto di vittime che dipende molto dalla densità della popolazione in quel punto e dal tipo di edifici.

 

Conclusioni

 Nonostante tutti gli sforzi effettuati negli ultimi anni per automatizzare e rendere più efficiente la ricerca di oggetti pericolosi anche sul breve termine, la storia di 2019 OK ci ricorda che ancora molta strada rimane da fare; pur trattandosi di un asteroide NEO con dimensioni medio-grandi e con una traiettoria e una tempistica che ne favorivano l'osservazione, la sua pericolosità è sfuggita completamente fino a poche ore dallo scampato impatto, che avrebbe potuto causare danni locali notevoli; e questo nonostante fosse stato fotografato già quasi un mese prima del suo approccio alla Terra. Le valutazioni finali sono delegate comunque al giudizio umano che, si sa, può fallire e anche il sistema di raccolta ed elaborazione dei dati, in gran parte svolte ancora su base volontaria e amatoriale, presentano grossi limiti.

 Tuttavia, va sottolineato che, anche se un giorno queste problematiche verranno risolte e saremo in grado di rilevare senza errori l'approccio di un asteroide di questo tipo con qualche giorno di anticipo, questo non ci metterà al riparo da ogni pericolo per il semplice motivo che, al momento, il sistema si basa su osservatori terrestri, quindi soggetti a una serie di limitazioni meteorologiche, stagionali e soprattutto legate alle fasi lunari, che ci rendono "miopi" per quasi metà del mese e praticamente ciechi nei giorni a ridosso del plenilunio, data l'impossibilità di fare osservazioni "profonde" in presenza del bagliore lunare. L'episodio di Chelyabinsk, inoltre, ci insegna che bisogna riuscire a monitorare anche oggetti che arrivano da direzioni prospetticamente vicine al Sole, cosa impossibile per un telescopio a Terra (qualcuno ha provato a giustificare in questo modo anche il mancato allarme per 2019 OK ma questo non era assolutamente il caso!). Questa situazione è inaccettabile e si può risolvere solo tramite una rete radar dedicata oppure con il lancio di satelliti sufficientemente lontani dalla Terra per poter fornire un primo allarme con una copertura continua; si vedano a tal proposito le soluzioni da me proposte tempo fa. 

 

Riferimenti:
https://theconversation.com/an-asteroid-just-buzzed-past-earth-and-we-barely-noticed-in-time-120972
https://tech.everyeye.it/notizie/video-mostra-vicinanza-passaggio-asteroide-2019-ok-391122.html
https://ssd.jpl.nasa.gov/sbdb.cgi?sstr=2019%20OK;old=0;orb=0;cov=0;log=0;cad=1#cad
https://cneos.jpl.nasa.gov/tools/ast_size_est.html

Altre informazioni su questo articolo

Read 409 times Ultima modifica Sabato, 24 Agosto 2019 12:33
Marco Di Lorenzo (DILO)

Sono laureato in Fisica e insegno questa materia nelle scuole superiori; in passato ho lavorato nel campo dei semiconduttori e dei sensori d'immagine. Appassionato di astronautica e astronomia fin da ragazzo, ho continuato a coltivare queste passioni sul web, elaborando e pubblicando numerose immagini insieme al collega Ken Kremer. E naturalmente amo la fantascienza e la fotografia!

https://www.facebook.com/marco.lorenzo.58 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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