L'esplosione apparve nel cielo medievale rivaleggiando in luminosità con Saturno e rimanendo visibile per 6 mesi nella costellazione di Cassiopea. Da allora, gli scienziati hanno cercato i resti della supernova, associandola inizialmente alla pulsar 3C 58. Tuttavia, indagini più approfondite hanno rivelato che la pulsar è più vecchia della supernova 1181.

 Nell'ultimo decennio è stato scoperto un altro contendente, la nebulosa Pa 30 di forma quasi circolare e con una stella centrale. Qui è mostrato combinando immagini nei raggi X (XMM-Newton dell'ESA in blu e X Chandra della NASA in ciano), in luce visibile (dove è a malapena visibile) e nella luce infrarossa (WISE della NASA, rosso e rosa). È interessante notare che la struttura radiale nell'immagine è costituita da zolfo riscaldato che brilla nella luce visibile, osservato con il telescopio terrestre Hiltner da 2,4 m presso l'Osservatorio MDM (verde) in Arizona, così come le stelle sullo sfondo di Pan- STARRS (bianco) alle Hawaii, USA.

 Gli studi sulla composizione delle diverse parti del residuo suggeriscono che si sia formato in un'esplosione termonucleare di in un tipo speciale di supernova, chiamato evento sub-luminoso di tipo Iax . Durante questo evento, due nane bianche si fondono ma, in genere, questo fenomeno non produce alcun residuo; in questo caso, però, l'esplosione dev'essere stata incompleta e il conseguente residuo stellare è una nana bianca massiccia e caldissima (circa 200.000 gradi Celsius), con un vento stellare che raggiunge i 16000 km/h. La combinazione della stella e della nebulosa la rende un'opportunità unica per studiare esplosioni così rare.