In tutto sono 25.000. Ognuno di quei buchi neri sta divorando materiale nel cuore di una galassia lontana milioni di anni luce.

Questa mappa di buchi neri, ottenuta grazie ai dati Low-Frequency Array (LOFAR), è la più dettagliata ottenuta fino ad oggi a basse frequenze radio. È stata pubblicata all'inizio del 2021 ma è il risultato di una ricerca che ha richiesto anni.

Osservatori come ALMA studiano le micro-onde a frequenze che raggiungono centinaia di gigaHertz, mentre il VLA studia la gamma dei gigaHertz. LOFAR, invece, è un radiotelescopio diverso che cattura segnali radio al di sotto di 250 megaHertz, nella gamma delle frequenze radio più basse che possono essere "viste" dalla Terra (a frequenze ancora inferiori, sotto i 20 MHz, la ionosfera blocca le onde elettromagnetiche provenienti dallo spazio, riflettendole).

La radiazione a bassa frequenza ha anche una lunghezza d'onda più lunga, il che significa che è difficile catturare immagini radio con una buona risoluzione. Per superare queste sfide, LOFAR utilizza una serie di antenne omnidirezionali che lavorano insieme come un interferometro. Conta circa 20.000 antenne raggruppate in 52 stazioni in tutta Europa che insieme creano un telescopio virtuale di oltre 1.000 chilometri di diametro. Con un numero così elevato di antenne, l'elaborazione dei dati è estremamente complessa e sono necessari potenti computer e sofisticati software per convertire i dati in immagini.

Per comporre questa immagine, il radiotelescopio ha mappato le radiazioni emesse da ciascun buco nero che sta attivamente accumulando materiale, avvolgendolo dal disco di polvere e gas che lo circonda proprio come l'acqua circonda uno scarico.