Dello sconsiderato test russo del 15 novembre ha parlato 3 giorni fa Massimo Martini, in un suo articolo aggiornato successivamente. A sinistra vediamo una simulazione delle orbite dei frammenti generati, notare che si incontrano tutte nel punto di impatto sopra la siberia; nel grafico a destra, generato poche ore fa dall'esperto Jonathan McDowell, si vedono la quota di perigeo e apogeo per ciascuno dei 268 frammenti più grandi e catalogati, le cui orbite spaziano su tutta la regione LEO (Low Earth Orbit), specialmente tra 300 e 700 km di altezza. L'asterisco indica l'orbita pre-impatto del satellite-bersaglio (465x490 km, 83° di inclinazione) mentre la linea verde indica l'altezza media attuale della stazione ISS, esposta già ora al rischio di collisione con i frammenti più bassi. Questo rischio aumenterà nei prossimi mesi, quando le orbite dei detriti si abbasseranno a causa dell'attrito atmosferico. Qui sotto, la distribuzione della densità di detriti spaziali LEO; in rosso è evidenziato l'incremento dovuto al test russo. La zona più a sinistra di questo eccesso dovrebbe abbassarsi nel giro di alcuni mesi mentre ci vorranno anni per svuotare la porzione sopra i 400 km, sempre ad opera del frenamento atmosferico... a meno che non si trovino altri metodi "mirati" per eliminare a breve questa minaccia! 

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Credits: LeoLab / J.McDowell