Scritto: Lunedì, 09 Gennaio 2017 07:31 Ultima modifica: Lunedì, 09 Gennaio 2017 08:22

Penitenti su Plutone


Usando dei modelli climatici, un gruppo di ricercatori canadesi e statunitensi ha dimostrato l'esistenza su Plutone di caratteristiche terrestri, chiamate "Penitenti".

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Penitenti su Plutone Crediti: NASA/JHUAPL/SwRI

Questa immagine del Pianeta Nano, che riprende una zona informalmente chiamata Tartarus Dorsa, aveva già lasciato a bocca aperta quando la sonda della NASA New Horizons l'aveva trasmessa a Terra a settembre 2015. Mostra un'area montagnosa ad est del "cuore" di Plutone. "Sembra più di guardare la corteccia di un albero o la pelle di un drago che geologia", aveva commentato William McKinnon, geologo del team Geophysics and Imaging (GGI), dell'Università di St. Louis.

Penitenti di Mees

Queste caratteristiche geologiche sono conosciute sul nostro pianeta con il nome di "Penitenti" (un esempio qui a sinistra): sono costituite da depressioni a forma di ciotola alternate ad alte guglie taglienti.
Ora, una ricerca guidata da John Moores della York University di Toronto dimostra che questa geologia è presente anche su Plutone dove colonne di neve dalle cime blu si alternano a zone concave dove si è depositato materiale rossastro (toline).

Secondo gli autori, questo dimostrerebbe che le "Penitenti" potrebbero formarsi anche su altri corpi senza atmosfera del Sistema Solare ma su scale molto diverse: ad esempio, quelle di Plutone sono molto più grandi delle terrestri, toccano i 500 metri di altezza e sono separate tra loro da valli di 3-5 chilometri. Questa differenza è dovuta in primo luogo al materiale che le compone, metano ed azoto sul Pianeta Nano piuttosto che acqua, alle temperature molto più rigide, all'atmosfera rarefatta e alla debole luce del Sole che arriva ai confini del Sistema Solare.

Gli scienziati avevano già trovato prove di cime innevate su Plutone, nella Cthulhu Regio, la zona montuosa che delimita la Sputnik Planum, la grande pianura nel "cuore" del pianeta nano, verso ovest, nord-ovest. Qui, la mappatura dello spettrometro Ralph/LEISA suggeriva alte concentrazioni di metano ghiacciato, accumulato prevalentemente nelle pianure e lungo i bordi dei crateri ma anche sulle vette. Quest'ultimo, però, avrebbe una provenienza diversa: non farebbe propriamente parte della superficie di Plutone ma arriverebbe dall'atmosfera, condensando e formando una sorta di manto nevoso.

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Elisabetta Bonora

Sono una image processor e science blogger appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro.
Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing.
Dedico il tempo libero alla mia dolcissima bimba Sofia Vega, a questo sito (creato nel 2012 in occasione dello sbarco del rover Curiosity su Marte) ed al processing delle immagini raw scattate dalle sonde e dai rover inviati nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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