Scritto: Mercoledì, 20 Agosto 2014 07:04 Ultima modifica: Sabato, 27 Dicembre 2014 21:12

Batteri scoperti nel lago di asfalto a Trinidad: nuove implicazioni per la vita extraterrestre


Una recente ricerca condotta da Rainer Meckenstock, microbiologo ambientale del Helmholtz Zentrum München in Germania, pubblicata sulla rivista Science, rivela che la vita può esistere in uno dei posti più inospitali del nostro pianeta.

Il team internazionale di scienziati, infatti, ha scoperto batteri e archeobatteri in un lago di asfalto Trinidad, un singolare bacino di bitume naturale che si trova sull'isola omonima di fronte al Venezzuela, concentrati in minuscole goccioline d'acqua all'interno dell'olio circostante.

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Trinidad: lago di asfalto

Credit: Martina Jackson/Wikimedia Commons

Una recente ricerca condotta da Rainer Meckenstock, microbiologo ambientale del Helmholtz Zentrum München in Germania, pubblicata sulla rivista Science, rivela che la vita può esistere in uno dei posti più inospitali del nostro pianeta.

Il team internazionale di scienziati, infatti, ha scoperto batteri e archeobatteri in un lago di asfalto Trinidad, un singolare bacino di bitume naturale che si trova sull'isola omonima di fronte al Venezzuela, concentrati in minuscole goccioline d'acqua all'interno dell'olio circostante.
L'elevata salinità delle gocce e la loro composizione isotopica indica che la fonte degli idrocarburi è il sottosuolo profondo.

Water droplets in oil are microhabitats for microbial life [abstract]

Anaerobic microbial degradation of hydrocarbons, typically occurring at the oil-water transition zone, influences the quality of oil reservoirs. In Pitch Lake, Trinidad and Tobago—the world’s largest asphalt lake—we found that microorganisms are metabolically active in minuscule water droplets (1 to 3 microliters) entrapped in oil. Pyrotag sequencing of individual droplet microbiomes revealed complex methanogenic microbial communities actively degrading the oil into a diverse range of metabolites, as shown by nuclear magnetic resonance and Fourier transform ion cyclotron resonance mass spectrometry. High salinity and water-stable isotopes of the droplets indicate a deep subsurface origin. The 13.5% water content and the large surface area of the droplets represent an underestimated potential for biodegradation of oil away from the oil-water transition zone.

Mentre l'olio sale dal sottosuolo, l'attività microbica ne modifica la composizione chimica, producendo in superficie bolle di metano che vengono rilasciate in atmosfera come risultato.

Il contenuto di acqua qui è decisamente basso, troppo per sostenere la vita. Almeno questo si credeva. Eppure, le poche gocce d'acqua disperse nell'olio contengono una ricca e diversificata vita microbica.

L'abitabilità inaspettata di questo ambiente estremo dimostra quanto la vita sia adattabile, oltre le nostre aspettative, aprendo la strada a nuove considerazioni sui mondi oltre la Terra.

Titano, ad esempio, la grande luna di Saturno è considerata una Terra primordiale congelata.
La sua spessa atmosfera, contenente per lo più azoto e metano, assomiglia a quella terrestre più di 4 miliardi di anni fa, in un momento in cui la vita ha avuto origine sul nostro pianeta. La sua superficie, soprattutto nelle zone polari, è cosparsa di laghi e mari di etano e metano e forse, potrebbe avere un oceano sotterraneo di acqua ed ammoniaca. Ma Titano è anche un mondo estremamente freddo tanto da lasciare poche speranze per la vita.

Le temperature estreme sono certamente un fattore limitante e ogni ipotesi, finora, è solo speculazione ma i risultati del lago di Trinidad suggeriscono che, nonostante le condizioni avverse, anche la luna di Saturno potrebbe essere un luogo dove cercare la vita oltre la Terra.

Personalmente ritengo che quello che rende rilevante la scoperta, non è tanto la presenza di microrganismi in un ambiente inusuale ed estremo, quanto la loro sopravvivenza con pochissima acqua a disposizione. Nel lago Trinidad una goccia di acqua viene utilizzata come capsula di sopravvivenza: così, forse, dovremmo aspettarci la vita anche nei luoghi del nostro Sistema Solare ad oggi ritenuti troppo aridi per sostenerla.

Letto: 2972 volta/e Ultima modifica Sabato, 27 Dicembre 2014 21:12
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

https://twitter.com/EliBonora | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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