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Scritto: Giovedì, 14 Marzo 2013 06:13 Ultima modifica: Sabato, 27 Dicembre 2014 21:12

Clima: a causa nell'effetto serra aumenta la vegetazione delle zone artiche polari


La vegetazione alle latitudini più settentrionali del nostro pianeta assomiglia sempre di più a quella delle latitudini più a sud: questo sarebbe il risultato di uno studio finanziato dalla NASA, basato su 30 anni di osservazioni.

Un team internazionale di ricercatori universitari e scienziati della NASA hanno esaminato la relazione tra i cambiamenti di temperatura della superficie terrestre e la crescita della vegetazione dai 45 gradi di latitudine nord fino al Mar Glaciale Artico.

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Riscaldamento globale ed effetto serra: aumento della vegetazione nelle zone artiche

Credit: NASA's Goddard Space Flight Center Scientific Visualization Studio

La vegetazione alle latitudini più settentrionali del nostro pianeta assomiglia sempre di più a quella delle latitudini più a sud: questo sarebbe il risultato di uno studio finanziato dalla NASA, basato su 30 anni di osservazioni.

Un team internazionale di ricercatori universitari e scienziati della NASA hanno esaminato la relazione tra i cambiamenti di temperatura della superficie terrestre e la crescita della vegetazione dai 45 gradi di latitudine nord fino al Mar Glaciale Artico.

I risultati mostrano che la temperatura e la crescita della vegetazione alle latitudini settentrionali ora è simile a quella rilevata 4 o 6 gradi di latitudine più a sud nel 1982.

"Le alte latitudini settentrinali sono sempre più calde, il ghiaccio marino artico e la durata del manto nevoso sono in diminuzione, il periodo vegetativo si allunga e le piante sono sempre di più", ha dichiarato Ranga Myneni del Department of Earth and Environment della Boston University
"Nel Nord Artico e nelle zone boreali le caratteristiche delle stagioni stanno cambiando portando grandi disagi alle piante e ai relativi ecosistemi".

A seguito di un maggior riscaldamento e di una stagione di crescita più lunga, grandi macchie di vegetazione coprono un terzo del paesaggio del nord, più o meno 9 milioni di chilometri quadrati, una situazione simile a quella trovata nel 1982 su un'area di 400-700 chilometri quadrati ma più a sud. 

Arbusti ed alberi alti iniziano ad abbondare nelle località artiche circumpolari.

Un effetto serra amplificato sta guidando le modifiche, secondo Myneni.
L'aumento delle concentrazioni dei gas che intrappolano il calore, come il vapore acqueo, l'anidride carbonica e il metano, causano un riscaldamento della superficie terrestre, dei mari e della bassa atmosfera.
Tale situazione riduce l'estensione del ghiaccio polare e del manto nevoso: i mari sono più scuri (meno riflettenti) e la superficie terrestre assorbe più calore, riscaldando anche l'aria a bassa quota.

"Questo mette in moto un ciclo di rinforzo positivo tra il riscaldamento e la perdita di ghiaccio marino e il manto nevoso, che noi chiamiamo l'effetto serra amplificato", spiega Myneni. E ovviamente tale situazione potrebbe andare a peggiorare nel corso degli anni.

Per scoprire che cosa ha in serbo il futuro, il team ha analizzato 17 modelli climatici: temperature elevate nelle regioni artiche e boreali poterterebbero ad uno spostamento climatico di un 20 gradi di latitudine entro la fine di questo secolo rispetto al periodo 1951-1980 preso in esame precedentemente.

Tuttavia, i ricercatori sottolineano che la crescita delle piante nel nord non può continuare con il ritmo attuale.
Le conseguenze di un effetto serra amplificato, quali incendi boschivi, frequenti focolai di infestazioni parassitarie e siccità estive, possono rallentare l'espansione della vegetazione.

Inoltre, le temperature più calde da sole non bastano a garantire la crescita delle piante, che dipende anche dalla disponibilità di acqua e luce solare.

"Abbiamo trovato una crescita maggiore delle piante nella zona boreale tra il 1982 e il 1992 rispetto al 1992-2011, a causa di minor acqua, riscontrata nei successivi due decenni del nostro studio", ha spiegato il co-autore Sangram Ganguly del Sangram Ganguly of the Bay Area Environmental Research Institute e NASA Ames.

Sarebbe quindi interessante approfondire quest'ultimo punto e capire in questa realtà cosa succede all'acqua del nostro pianeta: si distribuisce semplicemente in modo diverso? Oppure con una maggior evaporazione la Terra disperde anche più acqua nello spazio? Se questo sta accadendo, in che misura?

Letto: 4335 volta/e Ultima modifica Sabato, 27 Dicembre 2014 21:12

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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