Martedì 21 Novembre 2017
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La "mappa della vita" prevede ET. (Allora dov’è?)

L'occhio di un polpo, strutturalmente simile a quello dell'essere umano.
L'occhio di un polpo, strutturalmente simile a quello dell'essere umano. Credit: albert kok, CC Wikimedia Commons.

Extraterrestri che assomigliano agli esseri umani si potrebbero essere evoluti su altri pianeti simili alla Terra, rendendo sempre più paradossale il fatto che ancora sembriamo essere soli nell'universo. E' quanto sostiene l'autore di un nuovo studio sull'evoluzione convergente.

L'argomento è uno dei tanti che emergono dal Runes of Evolution, un nuovo libro in cui il biologo evoluzionista, il professor Simon Conway Morris, sostiene l'esistenza di una "mappa della vita" onnipresente, che governa il modo in cui tutti gli esseri viventi si sviluppano.

Esso si basa sul principio stabilito di evoluzione convergente, una teoria ampiamente supportata – anche se ancora contestata da alcuni biologi – in base alla quale specie diverse evolvono indipendentemente caratteristiche simili.

Conway Morris ritiene che la convergenza non è solo comune ma, in tutto il mondo, ha governato ogni aspetto dello sviluppo della vita sulla Terra. Le proteine, gli occhi, gli arti, l'intelligenza, la capicità di creare utensili - ed anche quella di provare orgasmi - sono, secondo lui, inevitabili una volta che la vita emerge.

Il libro sostiene che l'evoluzione è quindi tutt’altro che casuale ma, è un processo prevedibile che opera secondo un insieme di regole piuttosto rigide.

Se questo è il caso, allora ne consegue che la vita simile a quella presente sulla Terra, si sarebbe potuta sviluppare nelle giuste condizioni, su altri pianeti equivalenti. Visto il crescente numero di pianeti simili alla Terra di cui gli astronomi ora sono consapevoli, è sempre più probabile che gli alieni sembrino e si comportino come noi, ma ancora non li abbiamo trovati.

"La convergenza è uno dei migliori argomenti per l'adattamento darwiniano, ma la sua ubiquità pura non è stata apprezzata”, ha detto il Morris, membro del St John's College, dell'Università di Cambridge.

"Spesso, la ricerca della convergenza è accompagnata da esclamazioni di sorpresa, descrivendola come inquietante, notevole e sorprendente. In realtà è ovunque e questa è una notevole indicazione che l'evoluzione è ben lungi dall'essere un processo casuale. E se gli esiti dell'evoluzione sono almeno in linea di massima prevedibili, allora ciò che si applica sulla Terra si applica in tutta la Via Lattea e non solo".

Il professor Conway Morris aveva già proposto l'idea di una vita aliena assomigliante a quella terrestre - con arti, teste e corpi - ad una conferenza della Royal Society a Londra nel 2010. Il suo nuovo libro si spinge oltre, aggiungendo che ogni pianeta simile alla Terra si dovrebbe evolvere con pesci predatori (come gli squali), piante cobra, mangrovie e funghi, e molte altre cose.
Gli arti, il cervello e l'intelligenza sarebbero, allo stesso modo, "quasi garantiti".

D'altra parte, i tratti dell'intelligenza umana si sono evoluti in altre specie - il polipo ed alcuni uccelli, per esempio, entrambi mostrano una predisposizione alla giocosità sociale - e questo, suggerisce il libro, è segno che l'intelligenza è una conseguenza inevitabile dell'evoluzione e potrebbe caratterizzare anche gli extraterrestri.

Alla base di questa affermazione, Conway Morris ritiene che la convergenza è dimostrabile in ogni grande trampolino di lancio nella storia evolutiva, dalle prime cellule, attraverso la formazione di tessuti, ai sistemi sensoriali, ai arti e alla capacità di utilizzare strumenti.

La teoria, in pratica, sostiene che, specie diverse risponderanno a soluzioni simili ai problemi, tramite percorsi diversi.
Un esempio comunemente citato è il polipo, che ha sviluppato un occhio che è molto simile a quello umano, anche se distintivo della sua storia, sebbene i polipi e gli esseri umani hanno un antenato comune, forse una creatura simile a una lumaca vissuta 550 milioni anni fa, che mancava di numerose funzioni complesse che i due ora condividono. L'occhio umano e quello del polipo deve quindi essersi evoluto in maniera indipendente.

Morris sostiene che questo processo fornisce un quadro evolutivo di fondo che definisce tutta la vita e porta a innumerevoli sorprese nel mondo naturale. Il libro cita esempi come il collagene, la proteina che si trova nel tessuto connettivo, che è emersa in modo indipendente sia nei funghi che nei batteri; o il fatto che la mosca della frutta sembra ubriacarsi come gli esseri umani. Così anche la capacità di disgusto nell'uomo - un istinto innato che aiuta ad evitare infezioni e malattie - è insita anche nelle formiche tagliafoglie.
Lo studio identifica anche molte analogie evolutive meno evidenti, dove le specie si sono evolute con alcune proprietà e caratteristiche che non sembrano essere simili, ma solo in apparenza. Ad esempio, le abitudini del picchio sono state osservate in lemuri e marsupiali estinti, mentre i meccanismi dei tentacoli dei polpi sono molto più vicini a quelli di un braccio umano di quanto ci si potrebbe aspettare ed anche le loro ventose possono funzionare un po' come le nostre mani.

Morris sostiene che tutta la vita si muove attraverso questa mappa evolutiva, la base di ciò che egli descrive come una "biologia predittiva".
"La biologia viaggia attraverso la storia", scrive, "ma finisce più o meno alla stessa destinazione".

Ciò, tuttavia, solleva affascinanti e problematici interrogativi sulla possibilità della vita su altri pianeti.
"Il numero di pianeti simili alla Terra sembra essere di gran lunga maggiore di quanto si pensasse fino a pochi anni fa", ha detto Morris. "Questo non significa necessariamente che essi hanno la vita, perché non necessariamente si capisce dove e come la vita ha origine. Il consenso offerto dalla convergenza, tuttavia, è che la vita si evolverà ovunque è possibile".

"Direi che in ogni zona abitabile che non sia troppo calda o troppo fredda, la vita intelligente sta per emergere, perché l'intelligenza è convergente. Si può dire con ragionevole certezza che la probabilità di qualcosa di analogo ad una evoluzione umana è davvero molto alta. Ed è grazie al numero di potenziali pianeti che ora abbiamo buone ragioni per ritenere che possa esistere, anche se il risultato converge ogni 100 tentativi, abbiamo ancora un gran numero di intelligenze in giro, che rischiano di essere simile a noi".

Ma se è così, come suggerisce il famoso paradosso di Enrico Fermi, perché se gli alieni esistono, non siamo stati contattati?
"La quasi-certezza di ET vuol dire che qualcosa non torna”, ha detto Conway Morris, "non dovremmo essere soli ma lo siamo".

Il Runes Of Evolution è stato scritto in sei anni e si basa su migliaia di fonti accademiche, gettando lo sguardo anche su numerosi risultati sorprendenti.  Conway Morris spiega perché il leopardo nebuloso dell'Asia, il Neofelis nebulosa, ha sviluppato caratteristiche che potrebbero, con l'evoluzione, far presagire l'emergere di un nuovo felino dai denti a sciabola, anche se purtroppo sembra destinato ad estinguersi prima che questo possa accadere. Altrove, lo studio suggerisce che alcune creature preistoriche diverse dai pipistrelli e dagli uccelli possono aver cercato volare.

"La gente si potrebbe sentire un po' a disagio nel sapere che l'evoluzione può finire per raggiungere le stesse soluzioni a domande come cacciare qualcosa, digerire o lavorare", ha concluso Conway Morris.

 

Fonte:
- http://phys.org/news/2015-07-life.html#ajTabs

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Giuseppe Cardillo

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