Oggi è il primo giorno dell'anno e abbiamo deciso di inaugurare il 2014 con una news astronomica, una notizia che racconta di quei mondi alieni che tanto ci fanno sognare e fantasticare.

Parliamo di due pianeti extrasolari, GJ 436b, che si trova nella costellazione del Leone a 36 anni luce dalla Terra e, GJ 1214b, nella costellazione dell'Ofiuco a 40 anni luce dalla Terra.

Il 18 dicembre, come promesso, il telescopio spaziale Hubble ha provato a cercare la cometa ISON un'ultima volta ma senza successo.

La delusione, però, non è stata troppa.
Dal 28 novembre scorso, infatti, quando la cometa ha affrontato il perielio, le speranze di poterla ancora seguire nei cieli erano andate progressivamente svanendo.

Una nuova ricerca, basata sui dati inviati dalle sonde Radiation Belt Storm (RBSP), successivamente ribattezzate Van Allen Probes, cerca di risolvere il mistero sull'origine degli elettroni ultrarelativistici in un ambiente vicino alla Terra.

Si tratta di particelle che si muovono a velocità molto elevate negli strati più alti dell'atmosfera terrestre, nelle cosiddette fasce di Van Allen, le "ciambelle" ricche di particelle ad alta energia che circondano il nostro pianeta, tra l'orbita geostazionaria (l'orbita dei satelliti per telecomunicazioni) e l’orbita bassa (l'orbita della ISS, Stazione Spaziale Internazionale).

Dall'emisfero sud della luna di Giove, Europa, erutterebbero getti di vapore acqueo.
La scoperta arriva dalle osservazioni spettroscopiche, di dicembre 2012, del telescopio spaziale Hubble.

Europa diventerebbe, così, la seconda luna del nostro Sistema Solare ad avere geyser di vapore acqueo sulla superficie.

Grazie alla sonda della NASA Cassini, entrata nell'orbita di Saturno il 1 luglio 2004, abbiamo conosciuto un nuovo affascinante angolo del nostro Sistema Solare
La sonda ha effettuato sorvoli ravvicinati sul pianeta, sugli anelli e le sue eclettiche lune, rilevando un'incredibile mole di dati e regalando fantastiche immagini.

Sulla superficie della luna ghiacciata di Giove, Europa, sarebbero presenti minerali argillosi: la scoperta arriva grazie a nuove analisi sui dati rilevati dalla sonda della NASA Galileo, la cui missione si è conclusa ormai da oltre dieci anni.

Il materiale, però, non sarebbe originario della luna ma piuttosto arriverebbe da una spettacolare collisione con un asteroide o una cometa.

Teorizzate ancor prima dell'inizio dell'era spaziale, le fasce di Van Allen, furono confermate per la prima volta nel 1958 con le missioni Explorer 1 ed Explorer 3, sotto la supervisione del prof. James van Allen da cui prendono il nome..

Per la prima volta, gli astronomi hanno trovato la chiara firma della presenza di acqua nelle atmosfere nebbiose di cinque pianeti extrasolari, utilizzando il telescopio spaziale Hubble.
Tutti e cinque sono già noti ed appartengono ai cosiddetti 'gioviani caldi', mondi enormi ed inospitali per la vita come la conosciamo.

Lunedì, 02 Dicembre 2013 20:39

Gli ultimi respiri della cometa ISON

Nata 4,5 miliardi di anni fa in un ambiente polveroso e turbolento, dopo i primi milioni di anni si ritirò nella Nube di Oort, dove visse la sua vita per diversi miliardi di anni.
10.000 anni fa, l'incontro casuale con un corpo più grande, la spinse ad intraprendere il suo primo viaggio verso il Sistema Solare interno.
Il 21 settembre 2012, due astronomi russi si accorsero di lei e fu catalogata come C/2012 S1 ISON.

Un team di astronomi europei ha scoperto un nuovo sistema planetario molto simile al nostro, formato da sette pianeti.
Le informazioni erano nascoste tra la grande mole di dati trasmessi dal telescopio della NASA Kepler, grazie al quale abbiamo già rilevato oltre 3.500 pianeti candidati.

Giornata decisamente movimentata, quella di ieri, per la cometa ISON: le ore di maggior tensione sono iniziate intorno alle 12:45 UT quando la cometa era ormai prossima al perielio e dalle sonde in orbita intorno al Sole arrivavano le ultime immagini.

La ISON, dopo un'attività improvvisa che aveva risollevato gli animi, aveva manifestato, tra il 21 e il 23, novembre un cambiamento importante: la produzione molecolare era scesa drasticamente, mentre era aumentata esponenzialmente la produzione di polveri.

E' stata scoperta il 21 settembre 2012 da due astronomi russi, utilizzando l'International Scientific Optical Network di 40 centimetri, vicino a Kislovodsk e da allora, abbiamo seguito la sua appassionante avventura verso il Sole
Il suo primo viaggio dalla nube di Oort verso il Sistema Solare interno è iniziato 10.000 anni fa.

I primi ad accorgersene sembrano essere stati gli utenti della rete: il 20 novembre 2013 la cometa ISON, ormai prossima al perielio, è entrata nel campo visivo della camera Heliospheric Imager 1 (HI-1A) a bordo della sonda della NASA STEREO Ahead (STEREO A).

Per la seconda volta, un grande anello di polveri diffuse è stato confermato in prossimità dell'orbita di un pianeta del nostro Sistema Solare.
Non stiamo parlando dei maestosi anelli di ghiaccio di Urano, Giove e Saturno (per eccellenza!) ma di una sorta di coda di polveri, simile a quella studiata a fine 2010 dal telescopio Spitzer della NASA in prossimità della Terra.

In molti anni di osservazioni astronomiche, una domanda era ancora rimasta irrisolta: come mai gli asteroidi appaiono più rossi rispetto ai meteoriti precipitati sulla Terra?

Nel 2010, Richard Binzel, professore di scienze planetarie al MIT (Massachusetts Institute of Technology) aveva ipotizzato che fossero le radiazioni cosmiche a modificare la struttura e la chimica delle rocce spaziali in orbita nella fascia principale di asteroidi del nostro Sistema Solare, tra Marte e Giove.

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