E' periodo di grandi mosaici!
Se siete rimasti colpiti dal fantastico LROC Northern Polar Mosaic (LNPM) del Polo Nord della Luna, impossibile non apprezzare questa fantastica composizione a 360 gradi della Via Lattea, presentata ieri, in occasione della conferenza TEDActive 2014, a Vancouver, Canada.

Il mosaico, realizzato dalla NASA assemblando per la prima volta le immagini della nostra Galassia ottenute con il telescopio spaziale Spitzer, è a 20 gigapixel ed utilizza la piattaforma di visualizzazione Microsoft WorldWide Telescope.

L'eclissi, ossia il fenomeno astronomico che si verifica quando un corpo si interpone tra l'osservatore e una sorgente di luce, ha sempre affascinato l'essere umano.
Quelle più note coinvolgono la Luna e il Sole, decisamente suggestive.

Ma in realtà si possono creare circostanze in cui la sorgente di luce oscurata è una stella della volta celeste, magari una di quelle osservabili ad occhio nudo, che momentaneamente può scomparire dalla nostra vista.

Il team del Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) ha assemblato 10.581 immagini ottenute con le due fotocamere NAC (Navigation Angle Camera), della suite Lunar Reconnaissance Orbiter Camera (LROC), raccolte in 4 anni di missione, in uno spettacolare mosaico del Polo Nord della Luna.

Il LROC Northern Polar Mosaic (LNPM) è probabilmente uno dei più grandi realizzati finora al mondo: copre un'area di 2.540.000 chilometri quadrati con una risoluzione di 2 metri per pixel.

Arriva da un team del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, guidato da John Kovac, l'annuncio / rivelazione di ieri, 17 marzo 2014: l'esperimento BICEP2 (Background Imaging of Cosmic Extragalactic Polarization), condotto presso il South Pole Telescope (SPT), ha permesso di rilevare le impronte delle onde gravitazionali primordiali confermando la teoria dell'Universo Inflazionato, in base alla quale immediatamente dopo il Big Bang ci sarebbe stata una una breve ma straordinaria accelerazione ed espansione.

Lunedì, 17 Marzo 2014 06:02

La Terra e il Consiglio dei Giganti

La nostra Terra, vista con occhi esterni, sarebbe il pianeta più importante del sistema della stella Sole, l'unico noto per ospitare forme di vita evolute.
E' il terzo mondo, in ordine di distanza dalla stella madre del Sistema Solare, il quale si estende per alcune decine di unità astronomiche ed è formato in tutto da 8 pianeti e una vasta scelta di ghiaccio, rocce e polveri.

Il Sistema Solare si trova ben all'interno della galassia nota come Via Lattea: un grande disco piatto con 300 miliardi di stelle, pianeti, nubi di gas e polveri, che copre fino a 120.000 anni luce.

Utilizzando i dati provenienti dalle due sonde gemelle Van Allen della NASA, i ricercatori hanno testato e migliorato un nuovo modello previsionale per un ambiente carico di radiazioni come quello vicino alla Terra, le cosiddette fasce di Van Allen, un luogo ribollente di particelle in rapido movimento.

Giovedì, 13 Marzo 2014 05:46

Ancora nessuna traccia del Pianeta X

Nonostante abbia scrutato centinaia di milioni di oggetti nel cielo, il Wide-Field Infrared Survey Explorer (WISE) della NASA non ancora trovano alcuna prova del leggendario Decimo Pianeta del nostro Sistema Solare, noto come Pianeta X ma anche come Nemesis o Tyche.

I ricercatori avevano ipotizzato la presenta di questo grande corpo invisibile, da qualche parte oltre l'orbita di Plutone.

Spetta al Very Large Telescope Interferometer (VLT) aver scovato, tra tutte le stelle, la più gigante tra le ipergiganti gialle conosciute finora.

Con un diametro oltre 1.300 volte quello del Sole, fa parte di un sistema binario, con una compagna così vicina tanto che le due stelle entrano in contatto durante le loro orbite.

Un fenomeno ottico, simile ad un arcobaleno, conosciuto come "gloria", è stato fotografato per la prima volta su un altro pianeta, Venere, il nostro vicino di casa.
Il fortunato fotografo è la sonda dell'Agenzia Spaziale ESA, Venus Express.

Arcobaleni e glorie sono fenomeni ottici che si verificano quando, goccioline d'acqua di dimensioni uniformi e sferiche, riflettono la luce verso la fonte. Ma mentre gli arcobaleni hanno la forma di un arco nel cielo, le glorie sono anelli concentrici colorati intorno ad un centro luminoso.

L'origine di molti meteoriti marziani rinvenuti sulla Terra, sarebbe l'unico grande impatto che generò il cratere Mojave, di 55 chilometri di diametro, profondo 2,6 chilometri, avvenuto sul Pianeta Rosso 5 milioni di anni fa.

In base al nuovo studio pubblicato sulla rivista Science, l'incidente cosmico fu il responsabile della maggior parte delle rocce marziane piombate sulla Terra, conosciute come "shergottiti", dal nome della località in cui fu ritrovata la prima, Shergotty in India, il 25 agosto 1865.

La disintegrazione di una cometa troppo vicino al Sole è stata ormai ripresa molte volte ma mai finora, non era stato visto un asteroide spaccarsi in diversi pezzi nella fascia degli asteroidi.
Il telescopio spaziale della NASA Hubble è stato il fotografo d'eccezione.

"Questa è una roccia. Vederla andare in pezzi davanti ai nostri occhi è piuttosto sorprendente", ha detto David Jewitt dell'UCLA, che ha condotto l'indagine.

Gli astronomi hanno utilizzato l'osservatorio Chandra X-ray della NASA e il XMM-Newton dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) per rilevare la rotazione di un buco nero supermassiccio a sei miliardi di anni luce di distanza.
Questa misurazione diretta è un importante passo in avanti per comprendere l'evoluzione nel tempo di tali misteriosi oggetti astronomici.

Mercoledì, 05 Marzo 2014 06:30

NEOWISE osserva la sua prima cometa

Il telescopio spaziale WISE (Wide-field Infrared Survey Explorer), dormiente in orbita polare terrestre da due anni ed appena risvegliato per una nuova missione ribattezzata NEOWISE (Near-Earth Object Wide-field Infrared Survey Explorer)ha rilevato una nuova cometa, mai osservata prima, che è anche la sua prima cometa.

Lanciato nel 2009, era stato messo a riposo nel 2011 dopo aver completato la sua missione primaria ed aver catturato oltre 2,7 milioni di immagini a più lunghezze d'onda infrarosse e catalogato più di 560 milioni di oggetti.

Dopo 8 anni di osservazione, gli astronomi del SETI hanno scoperto altre particolarità sull'orbita dell'asteroide 624 Hektor, l'unico finora conosciuto che possiede una luna.

La formazione di questo piccolo sistema, composto da un doppio corpo primario e un piccolo satellite, è ancora un mistero ma il recente studio suggerisce che potrebbe essere un oggetto catturato dalla fascia di Kuiper, prodotto da un rimescolamento del materiale proveniente dai pianeti giganti del nostro Sistema Solare.

Negli ultimi 20 anni, la ricerca dei pianeti extrasolari ha accelerato particolarmente grazie ad importanti missioni, come Kepler della NASA che proprio mercoledì scorso ha annunciato 715 nuovi pianeti exstrasolari confermati in un sol colpo.

Numerosi mondi, a prima vista, sono simili alla Terra e alcuni si trovano nella cosiddetta zona abitabile, ossia alla giusta distanza dalla loro stella madre, affinché possa esistere acqua allo stato liquido sulla loro superficie.

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