Come si vede nell'immagine di apertura, la gigantesca regione attiva A3664 sta ormai scomparendo dietro il limbo solare dopo avere generato una raffica di brillamenti e conseguente emissione di plasma ad alta velocità (CME). Ma gli effetti delle tempeste geomagnetiche da essa causate si fanno ancora sentire, specialmente sull'orbita dei satelliti che sono stati frenati in modo anomalo dal rigonfiamento degli strati più esterni dell'atmosfera, come conseguenza delle ripetute tempeste geomagnetiche di classe G4 e G5. A tal proposito, di seguito vediamo il trend aggiornato dell'indice di attività del plasma interplanetario, legato all'intensità delle tempeste geomagnetiche (legenda in basso).

Credits: NOAA/NWS
 

 Stamane mi sono divertito a verificare questo effetto di "decadimento orbitale accelerato" estraendo gli ultimi dati relativi alle due stazioni spaziali ISS e Tiangong e anche del Telescopio Spaziale Hubble (HST). In effetti, sulla Stazione Spaziale Internazionale si vede chiaramente un forte abbassamento della quota media orbitale che, tra la sera del 10 e quella del 12 maggio, si è abbassata di ben 510 metri, un tasso quasi 2,7 volte più alto rispetto ai due giorni immediatamente precedenti

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Andamento recente dell'orbita ISS - data source: celestrak.com / NORAD - data processing : M. Di Lorenzo

 L'effetto è evidente anche sulla stazione cinese che, sempre nell'arco di 48 ore, si è abbassata di 950 metri; in assoluto si tratta di un calo ancora più drastico rispetto alla ISS ma, essendo il frenamento atmosferico decisamente più sostenuto anche a causa della quota operativa più bassa, l'incremento relativo è solo del 50% rispetto al decadimento orbitale nei giorni immediatamente precedenti. Probabilmente, in seguito a queste discese non pianificate, le manovre correttive di innalzamento su entrambi i veicoli verranno anticipate, eventualmente nel corso della prossima settimana.

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 Andamento recente dell'orbita di Tiangong - data source: celestrak.com / NORAD - data processing : M. Di Lorenzo

 Il telescopio spaziale si trova su un'orbita decisamente più alta ma mostra anche lui i segni evidenti dell'aumentato attrito atmosferico e, a partire dalla sera del 10 maggio, il frenamento ha superato i 100 metri giornalieri, contro un valore tipico di 30-40 metri nei giorni precedenti; in termini relativi, dunque, un aumento confrontabile di quello della ISS, come mostrato di seguito.

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 Andamento recente dell'orbita di HST - data source: celestrak.com / NORAD - data processing : M. Di Lorenzo

 Concludiamo con uno sguardo ai satelliti Starlink e, in particolare modo, ai "convogli" partiti nelle ultime settimane e che quindi si trovano ancora su orbite basse rispetto ai precessori. In questo caso ho utilizzato la miniera di informazioni aggiornate fornita dall'astrofisico ed esperto di dinamica spaziale Jonathan McDowell. Come si vede nei grafici sottostante), stavolta l'effetto si dimostra drammatico sui due gruppi lanciati da Cape Canaveral e da Vandenberg proprio a ridosso della tempesta solare. Mentre il promo convoglio "6-56" è stato inizialmente immesso su un'orbita a circa 318 km di altezza e i vari satelliti hanno avuto 48 ore  per innalzare l'orbita e poi contrastare l'aumento di attrito dovuto alla tempesta geomagnetica, le cose sembrano essere andate decisamente peggio per il convoglio "8-2" lanciato la mattina del 10 maggio dalla California (grafico a destra). quindi quasi a ridosso dell'arrivo della prima CME e sfortunato anche perchè immesso su un'orbita decisamente più bassa, poco oltre 290 km di altezza media. In particolare, si nota un gruppetto di 6-7 satelliti che continua a perdere quota a 48 ore dal lancio, forse si tratta proprio dei 6 satelliti speciali che avevano anche la nuova funzionalità "Direct to Cell" per collegarsi direttamente a dispositivi portatile e comunque non sappiamo se la debole spinta dei motori riuscirà a farli risalire di quota prima che sia troppo tardi. Sarebbe un vero peccato ed è strano che SpaceX non abbia previsto una simile eventualità, dato che era successo già in passato quando un intero convoglio era prematuramente bruciato in atmosfera pochi giorni dopo il lancio, per motivi analoghi!

Tempesta 1

Credits: Jonathan's Space Pages (J.P. Mc Dowell) - Processing: Marco Di Lorenzo

 Qui sotto, i trend relativi ai 4 convogli lanciati nelle settimane precedenti, con segni comunque evidenti del "disturbo" subito anche se a quote maggiori e più sicure. Unica eccezione i due casi evidenziati dalle frecce, che potrebbero rischiare un rientro anticipato.

Tempesta 2

Credits: Jonathan's Space Pages (J.P. Mc Dowell) - Processing: Marco Di Lorenzo

Aggiornamento alle ore 17: l'ultimo grafico pubblicato da McDowell sul convoglio "8-2" mostra dati incoraggianti, nel senso che anche i 7 satelliti più bassi hanno evidentemente acceso i loro motori a ioni e stanno riguadagnando quota, anche se piuttosto faticosamente e con velocità molto diverse tra loro. C'è però da monitorare attentamente anche l'evoluzione del nuovo convoglio partito la notte scorsa da Cape Canaveral, il "6-58" costituito da altri 23 satelliti Starlink attualmente posizionati tra 288,5 e 289,1 km di altezza.