Il team ha cercato quei segni inequivocabili che qualsiasi forma di vita, che prosperi in comunità rilevanti, lascerebbe nell'atmosfera di un pianeta perché consuma cibo ed espelle i rifiuti.
Anche se i risultati non hanno evidenziato alcuna impronta, i ricercatori affermano che il loro studio, riportato sulla rivista Nature Communications, potrebbe essere utile per studiare le atmosfere di pianeti simili in tutta la Galassia e l'eventuale rilevamento della vita al di fuori del nostro Sistema Solare.

"Abbiamo passato gli ultimi due anni cercando di spiegare la strana chimica del solfuro che vediamo nelle nuvole di Venere", ha detto il coautore Dr. Paul Rimmer del Dipartimento di Scienze della Terra di Cambridge. "La vita è piuttosto brava a creare una strana chimica, quindi abbiamo cercato un modo per capire se la vita potesse essere una potenziale spiegazione per ciò che vediamo".


Nessuna vita dalla simulazione

I ricercatori hanno utilizzato una combinazione di modelli atmosferici e biochimici per studiare le reazioni chimiche che dovrebbero verificarsi su Venere, date le fonti di energia note nell'atmosfera del pianeta.
"Abbiamo esaminato il 'cibo' a base di zolfo disponibile nell'atmosfera venusiana: non è qualcosa che tu o io vorremmo mangiare, ma è la principale fonte di energia disponibile", ha detto Sean Jordan dell'Institute of Astronomy di Cambridge, primo autore dell'articolo. "Se quel cibo viene consumato dalla vita, dovremmo vederne la prova attraverso la perdita e l'acquisizione di sostanze chimiche specifiche nell'atmosfera".

In particolare, il team ha esaminato l'abbondanza di anidride solforosa (SO2), che è una peculiarità dell'atmosfera venusiana. 
Sulla Terra, la maggior parte dell'SO2 nell'atmosfera proviene da emissioni vulcaniche. Su Venere, ci sono alti livelli di SO2 negli strati nuvolosi più bassi ma, in qualche modo, l'anidride solforosa viene "risucchiata" anche ad altitudini più elevate.

I modelli, sviluppati da Jordan, includono un elenco di reazioni metaboliche che le forme di vita svolgerebbero per ottenere  "cibo" e i sottoprodotti di scarto.
I ricercatori hanno, quindi, eseguito la simulazione per vedere se la riduzione dei livelli di SO2 potesse essere spiegata da queste reazioni metaboliche.

Hanno scoperto che le reazioni metaboliche possono provocare un calo dei livelli di SO, ma solo producendo altre molecole in quantità molto grandi, le quali però non si vedono su Venere.
I risultati stabiliscono un limite rigido su quanta vita potrebbe esistere tra le nuvole del pianeta, senza far saltare la nostra comprensione di come funzionano le reazioni chimiche nelle atmosfere planetarie.

"Se la vita fosse responsabile dei livelli di SO2 che vediamo su Venere, andrebbe in frantumi anche tutto ciò che sappiamo sulla chimica atmosferica di Venere", ha detto Jordan. "Volevamo che la vita fosse una possibile spiegazione ma quando abbiamo eseguito i modelli, abbiamo visto che non è una spiegazione praticabile. Ma se la vita non è responsabile di ciò che vediamo su Venere, vuol dire che c'è comunque un problema da risolvere: c'è molta chimica strana a cui dare seguito".

Applicazioni future

Sebbene non ci siano prove che la vita che si nutre di zolfo sia nasconda nelle nuvole di Venere, i ricercatori affermano che il loro metodo di analisi delle firme atmosferiche sarà prezioso quando JWST, il successore del telescopio Hubble, inizierà a restituire immagini di altri sistemi planetari. Alcune delle molecole, come lo zolfo preso in esame da questo studio, saranno facili da vedere con Webb, quindi comprendere il comportamento chimico del nostro vicino potrebbe aiutare gli scienziati a capire pianeti simili in tutta la Galassia.

"Per capire perché alcuni pianeti sono vivi, dobbiamo capire perché altri pianeti sono morti", ha detto Oliver Shorttle del Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Istituto di Astronomia di Cambridge. "Se la vita riuscisse in qualche modo a intrufolarsi nelle nuvole venusiane, cambierebbe totalmente il modo in cui cerchiamo i segni chimici della vita su altri pianeti".
"Anche se la nostra Venere è morta, è possibile che pianeti simili a Venere in altri sistemi possano ospitare la vita", ha affermato Rimmere. "Possiamo prendere ciò che abbiamo imparato qui e applicarlo ai sistemi esoplanetari: questo è solo l'inizio".