Scritto: Martedì, 03 Maggio 2022 12:50 Ultima modifica: Mercoledì, 04 Maggio 2022 07:00

Una famiglia di esocomete


La missione TESS della NASA nata per trovare esopianeti, ha scoperto invece 30 comete attorno a una giovane stella.

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Beta Pictoris vista in luce infrarossa (qui presentata in falsi colori). Il coronografo cancella il bagliore della stella e permette di vedere il disco protoplanetario, insieme alla luce di uno dei suoi pianeti (il punto bianco vicino al centro). .
Beta Pictoris vista in luce infrarossa (qui presentata in falsi colori). Il coronografo cancella il bagliore della stella e permette di vedere il disco protoplanetario, insieme alla luce di uno dei suoi pianeti (il punto bianco vicino al centro). .
Crediti: ESO/A.-M. Lagrange et al.

Le comete aliene sono state avvistate in transito attorno alla giovane stella Beta Pictoris. La scoperta è avvenuta grazie al satellite Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) che registra i cali di luce stellare durante i transiti, ossia quando un corpo planetario passa davanti alla sua stella madre dal punto di vista di TESS. Beta Pictoris, che secondo il catalogo Gaia EDR3 si trova a 64,0 anni luce di distanza, ospita un polveroso disco protoplanetario che è stato scoperto nel 1983 dal satellite a infrarossi IRAS. Il disco contiene almeno due pianeti, entrambi giganti gassosi e le osservazioni spettrali raccolte già nel 1987 suggerivano che delle comete stessero rilasciando polvere e gas nel disco.
Nel 2019, gli astronomi guidati da Sebastian Zieba, dell'Università di Innsbruck in Austria, hanno utilizzato TESS per scoprire tre esocomete Beta Pictoris in transito. Ora, un altro team, guidato dall'astronomo Alain Lecavelier des Etangs, dell'Institut d'Astrophysique de Paris in Francia, ha osservato 30 esocomete nel sistema, comprese le tre scoperte in precedenza.

Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.

Sebbene Beta Pictoris non sia la prima stella attorno alla quale sono state scoperte delle esocomete, questa è la prima volta in cui è stato possibile misurare la distribuzione dimensionale di questi oggetti.
"Questi rilevamenti aggiuntivi di esocomete sono molto utili perché ora vediamo molte comete di dimensioni diverse, il che significa che possiamo iniziare a confrontare la loro distribuzione", ha detto Matthew Kenworthy, astronomo di Leiden L'Osservatorio nei Paesi Bassi e un membro di entrambi i gruppi di ricerca.

Sulla base delle dimensioni delle loro code e della quantità di polvere prodotta e usando come modello la cometa Hale-Bopp, il team di Lecavelier des Etangs è stato in grado di misurare il diametro del nucleo di ciascuna cometa, trovando valori compresi tra i 3 e i 14 chilometri. In effetti, la distribuzione dimensionale delle esocomete corrisponde sorprendentemente alla distribuzione dimensionale delle comete nel nostro Sistema Solare. Questo modello, quindi, suggerisce che i processi che hanno formato le esocomete attorno a Beta Pictoris sono probabilmente gli stessi che hanno formato le comete nel nostro quartiere spaziale. E perciò è probabile che anche il modo in cui la formazione delle comete interviene nella formazione del pianeta è lo stesso.

Il modello prevalente di formazione planetaria suggerisce che i pianeti rocciosi sono il risultato di collisioni e fusioni tra corpi più piccoli: comete, asteroidi e planetesimi. Se la gravità dei corpi coinvolti negli impatti è abbastanza forte, può modellare i detriti risultanti in un corpo più grande. Se gli oggetti in collisione sono troppo piccoli, la gravità non sarà sufficiente ad aggregarli per cui si frammentano e si disperdono.
Per gli scienziati, è rassicurante ottenere prove che i pianeti si formano allo stesso modo attorno a stelle diverse, per poter confermare anche la genesi del nostro Sistema Solare.

Si ritiene inoltre che le comete siano importanti per la vita, poiché potenzialmente forniscono acqua e mattoni biologici alla superficie dei pianeti. Beta Pictoris ha solo circa 25 milioni di anni e questo processo di impatti che coinvolge le comete potrebbe consegnare gli ingredienti giusti su pianeti terrestri ancora non scoperti.

 

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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