Scritto: Giovedì, 03 Marzo 2022 13:00 Ultima modifica: Venerdì, 04 Marzo 2022 09:52

Non c'è nessun buco nero nel sistema che ospita il "buco nero" più vicino alla Terra


Nel 2020 un team dell'ESO (European Southern Observatory) segnalò un buco nero nel sistema HR 6819, a soli 1000 anni luce dalla Terra. Ma i loro risultati sono stati rivisti da altri gruppi di ricercatori.

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Non c'è nessun buco nero nel sistema che ospita il "buco nero" più vicino alla Terra
Crediti: ESO/L. Calçada

Thomas Rivinius, astronomo dell'ESO e autore principale del primo documento, aveva scoperto l'oggetto studiando i sistemi stellari doppi. I dati su HR 6819 mostravano che una delle due stelle orbitava attorno a un oggetto invisibile ogni 40 giorni. Un buco nero, appunto. Ma secondo alcuni potrebberesserci una spiegazione alternativa: HR 6819 potrebbe essere un sistema "vampiro", ossia un sistema doppio in cui una delle stelle sta risucchiando la vita all'altra.


La storia di HR 6819

Quando è stato identificato per la prima volta negli anni '80, si presumeva che l'oggetto cosmico noto come HR 6819 fosse un singolo oggetto in rapida rotazione noto come stella Be. Due decenni più tardi, uno sguardo più ravvicinato ha mostrato che aveva una stella compagna in orbita, una volta ogni 40 giorni. Due anni fa, i ricercatori dell'European Southern Observatory hanno affermato che la stella Be avrebbe dovuto oscillare di più, suggerendo che un'ulteriore massa invisibile stesse influenzando gravitazionalmente il sistema. Il buco nero predetto dal team ESO era un suggerimento puramente speculativo, basato su un paio di ipotesi non verificate.

Quindi, Julia Bodensteiner, della KU Leuven, ha presentato uno scenario alternativo, quello della "stella spogliata", ossia della stella che perso gran parte della propria massa a causa di un'altra stella.

Lo scenario giusto

Per risolvere il mistero, i due gruppi hanno unito le forze ed hanno ottenuto nuovi dati, più nitidi, di HR 6819 utilizzando il VLT (Very Large Telescope) e il VLTI (Very Large Telescope Interferometer) dell'ESO.
"Il VLTI era l'unico strumento che ci avrebbe potuto fornire i dati decisivi di cui avevamo bisogno per distinguere tra le due spiegazioni", ha affermato Dietrich Baade, autore sia dello studio originale HR 6819 che del nuovo articolo su Astronomy & Astrophysics.

"Gli scenari che stavamo indagando erano piuttosto chiari, molto diversi e facilmente distinguibili con lo strumento giusto", ha detto Rivinius. "Eravamo d'accordo sul fatto che c'erano due sorgenti di luce nel sistema, quindi la domanda era se fossero in orbita l'una vicino all'altra, come nello scenario della stella spogliata, oppure distanti l'una dall'altra, come nello scenario del buco nero".

Per distinguere tra le due proposte, gli astronomi hanno utilizzato sia lo strumento GRAVITY installato sul VLTI che lo strumento MUSE (Multi Unit Spectroscopic Explorer) installato sul VLT dell'ESO.
"MUSE ha confermato che non c'era un compagno luminoso su un'orbita più ampia, mentre l'elevata risoluzione spaziale di GRAVITY è stata in grado di risolvere due sorgenti luminose separate da una distanza pari a solo un terzo della distanza tra la Terra e il Sole", ha detto Abigail Frost, ricercatrice del KU Leuven, che ha guidato il nuovo studio.. "Questi dati si sono rivelati l'ultimo pezzo del puzzle e ci hanno permesso di concludere che HR 6819 è un sistema binario senza buco nero".

"La nostra migliore interpretazione finora è che abbiamo catturato questo sistema binario poco dopo che una delle stelle aveva risucchiato l'atmosfera dalla stella compagna. Questo è un fenomeno comune nei sistemi binari stretti, a volte indicato come 'vampirismo stellare' dalla stampa", ha spiegato Bodensteiner, ora autrice anche del nuovo documento. "Mentre la stella donatrice veniva privata di parte del proprio materiale, la stella ricevente iniziava a ruotare più rapidamente".

"Catturare una fase, successiva all'interazione, breve come questa è estremamente difficile", ha aggiunto Frost. "Questo rende le nostre scoperte per HR 6819 molto entusiasmanti e rende il sistema un candidato perfetto per studiare come il vampirismo influenzi l'evoluzione delle stelle massicce e, a sua volta, la formazione dei fenomeni associati, comprese le onde gravitazionali e le violente esplosioni di supernova".

Il nuovo gruppo congiunto Leuven-ESO prevede ora di monitorare più da vicino l'HR 6819 utilizzando lo strumento GRAVITY del VLTI. I ricercatori condurranno un unico studio del sistema nel tempo, per comprenderne meglio l'evoluzione, vincolarne le proprietà e utilizzare tale conoscenza per saperne di più su altri sistemi binari.

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Letto: 418 volta/e Ultima modifica Venerdì, 04 Marzo 2022 09:52

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno" (segui su LinkedIn le mie attività professionali).
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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