Scritto: Venerdì, 25 Febbraio 2022 05:10 Ultima modifica: Venerdì, 25 Febbraio 2022 06:17

C'è anche Ponto nella Via Lattea


Negli ultimi 13,6 miliardi di anni circa, la Via Lattea non ha navigato serenamente nello spazio intergalattico ma si è scontrata e ha consumato molte altre galassie.

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La mappa galattica che mostra i 257 oggetti utilizzati nello studio, vale a dire 170 ammassi globulari (indicati da marcatori “stella”), 41 flussi stellari (indicati da marcatori “punto”) e 46 galassie satelliti (indicati da marcatori “quadrati”). Questi oggetti sono colorati in base alle loro distanze eliocentriche (“blu” corrisponde a più vicino, rosso a più distante).
La mappa galattica che mostra i 257 oggetti utilizzati nello studio, vale a dire 170 ammassi globulari (indicati da marcatori “stella”), 41 flussi stellari (indicati da marcatori “punto”) e 46 galassie satelliti (indicati da marcatori “quadrati”). Questi oggetti sono colorati in base alle loro distanze eliocentriche (“blu” corrisponde a più vicino, rosso a più distante).
Crediti: Cnrs, Université de Strasbourg

Attraverso un lavoro meticoloso, gli astronomi guidati da Khyati Malhan del Max Planck Institute for Astronomy in Germania, hanno mappato sei antiche fusioni galattiche, cinque delle quali erano già note.
I risultati porteranno a una comprensione più completa della storia, della crescita e dell'evoluzione della nostra Galassia e delle origini delle sue stelle.

"L'atlante dinamico delle fusioni della Via Lattea che presentiamo qui fornisce una visione globale della formazione della Galassia in azione", scrivono i ricercatori nel loro articolo." Il nostro studio si concentra sui passaggi iniziali per svelare l'intero accumulo gerarchico della nostra Galassia e anche per comprendere l'origine degli ammassi globulari e dei flussi stellari dell'alone della Via Lattea".

milky way merger map side

Creiti: S. Payne-Wardenaar/K. Malhan, MPIA


Un studio difficile

La Via Lattea non è costituita solo da un disco piatto di stelle in orbita attorno a un buco nero supermassiccio. La sua portata gravitazionale è sferica, una sorta di globo che non solo si estende sopra e sotto il piano galattico ma circonda il disco e i suoi dintorni. Questa struttura è chiamata alone galattico e si è formata prevalentemente da fusioni con altre galassie. Tuttavia, scoprire come sono andate esattamente le cose nel corso nella storia non è semplice.

Il primo ostacolo è stimare correttamente le distanze, a meno che non si sappia esattamente quanto un oggetto sia intrinsecamente luminoso. In più, quando due galassie interagiscono tra loro, le forze di marea (gravitazionali) in gioco allungano la galassia più debole creando quello che chiamiamo un flusso stellare: un fiume di stelle che attraversa il cielo, le viscere di una galassia sventrata. Inoltre, si ritiene che anche densi ammassi di stelle chiamati ammassi globulari e galassie satellite possano essere i resti di fusioni galattiche, in agguato nell'alone. 

Negli ultimi anni gli astronomi hanno identificato diversi flussi nell'alone galattico grazie alla sonda dell'ESA Gaia.
Il team ha lavorato sulla prima revisione dei dati Gaia EDR3, uscita a dicembre 2020. Malhan e colleghi hanno utilizzato una procedura statistica che ha permesso di identificare se i gruppi di stelle fossero collegati o meno a una fusione galattica. In totale, il team ha incluso 170 ammassi globulari, 41 flussi stellari e 46 galassie satelliti e ha collegato 62 di questi oggetti a sei eventi di fusione con galassie più piccole.

Cinque di questi erano noti. Uno è Gaia-Encelado, di cui abbiamo già parlato, gli altri sono: la fusione Cetus; la fusione LMS-1/Wukong, scoperta nel 2020; la galassia della Sequoia, che si è fusa con la Via Lattea circa 9 miliardi di anni fa e la galassia nana del Sagittario, che ha ripetutamente perforato la Via Lattea per miliardi di anni. A queste, si è aggiunta una fusione finora sconosciuta che i ricercatori hanno chiamato Ponto.

Su Ponto ancora non ne sappiamo molto ma le stelle ad esso associate si muovono molto lentamente, contro la rotazione principale della Via Lattea. Questo, secondo gli autori, potrebbe indicare che la fusione è avvenuta molto presto nella storia della nostra Galassia, forse da 8 a 10 miliardi di anni fa.

Ma secondo gli scienziati non è finita qui e tra i dati di Gaia si nascondono altre fusioni, grandi e piccole. Il passo successivo sarà ricostruire la cronologia di questi eventi.
La ricerca è stata pubblicata su The Astrophysical Journal.

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Letto: 222 volta/e Ultima modifica Venerdì, 25 Febbraio 2022 06:17

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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