Scritto: Sabato, 05 Febbraio 2022 06:40 Ultima modifica: Sabato, 05 Febbraio 2022 06:45

Buchi neri vagabondi


Secondo un team di ricercatori, un evento di microlensing osservato nel 2011 è stato causato da un buco nero fluttuante che vagava nello spazio interstellare, il primo nel suo genere osservato finora.

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Buchi neri vagabondi
Crediti: Sahu et al., arXiv, 2022

Gli scienziati ipotizzano da tempo che ci siano molti buchi neri che si aggirano nello spazio interstellare ma finora non ne avevano mai trovato uno. D'altra parte i buchi neri, neri per definizione, sono difficili da individuare nell'oscurità del cosmo.

Tuttavia, sappiamo che alcuni buchi neri si formano dal collasso gravitazionale delle stelle massicce, quando esplodono in supernova. Per cui, dato che di supernove ne sono state catalogate molte, appare chiaro che dovrebbero esserci anche molti buchi neri nella Via Lattea. Secondo le migliori stime, là fuori dovrebbero esserci da 10 milioni a 1 miliardo di buchi neri di massa stellare, che si muovono pacificamente e silenziosamente attraverso la Galassia. C'è solo un problema: se non stanno divorando materia, non li vediamo. 

Tuttavia, invisibile non significa non rilevabile: il campo gravitazionale di un buco nero è così estremo che deforma e distorce qualsiasi luce che potrebbe attraversarlo. Così, un team internazionale è riuscito a trovare, per la prima volta, un buco nero solitario e quiescente a poco meno di 5.200 anni luce di distanza, grazie al microlensing gravitazionale. La loro scoperta, che deve ancora essere sottoposta a peer-review, è stata caricata sul server arXiv.

Il microlensing gravitazionale si verifica quando un oggetto con un campo gravitazionale importante passa quasi esattamente davanti a un altro più lontano, creando appunto un effetto lente.
Il campo gravitazionale dell'oggetto più vicino provoca una curvatura dello spazio-tempo e, quando la luce lo attraversa, si "piega" seguendo quella curvatura. Questo fenomeno ingrandisce la luce e sposta leggermente la posizione apparente dell'oggetto lontano.

Precedenti eventi di microlensing hanno portato al rilevamento di esopianeti e stelle, altrimenti troppo deboli per essere viste con altri metodi.
Gli esperimenti utilizzati per monitorare il cielo rilevano migliaia di microlensing ogni anno. La maggior parte di essi sono stelle che si muovono davanti ad altre stelle. Tuttavia, il 2 giugno 2011, due indagini separate di microlensing, l'Optical Gravitational Lensing Experiment (OGLE) e Microlensing Observations in Astrophysics (MOA), hanno registrato indipendentemente un evento che ha raggiunto il picco il 20 luglio dello stesso anno.

Questo evento, chiamato MOA-2011-BLG-191/OGLE-2011-BLG-0462 (abbreviato MOA-11-191/OGLE-11-0462), è stato notevole. Non solo è stato insolitamente lungo, circa 270 giorni ma ha mostrato anche un ingrandimento elevato, tanto da richiedere osservazioni di follow-up.

Le osservazioni della regione sono proseguite fino al 2017 con otto sessioni utilizzando il telescopio spaziale Hubble.

Tutta la grande mole di dati raccolta ha portato Sahu e il suo team a una inattesa interpretazione: l'oggetto lente non era una stella ma un buco nero.
"Mostriamo che l'obiettivo non emette luce rilevabile, il che, oltre ad avere una massa superiore a quella possibile per una nana bianca o una stella di neutroni, conferma la sua natura di buco nero", scrivono gli autori.

I ricercatori sono stati anche in grado di misurare l'oggetto.
Il buco nero scoperto Il buco nero ha una massa circa 7,1 volte la massa del Sole e si sta muovendo attraverso la Via Lattea a 45 chilometri al secondo.

Probabilmente questo buco nero è stato espulso nello spazio quando la sua stella precursore è esplosa in supernova. In futuro, osservazioni con telescopi a raggi X potrebbero dirci se l'oggetto sta accumulando materia.

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Letto: 530 volta/e Ultima modifica Sabato, 05 Febbraio 2022 06:45

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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