Scritto: Giovedì, 07 Novembre 2013 20:41 Ultima modifica: Sabato, 27 Dicembre 2014 21:15

P/2013 P5 l'asteroide cometa a sei code


Tra il bianco e il nero esistono miliardi di sfumature: è il caso dell'asteroide P/2013 P5, scoperto dagli astronomi lo scorso 27 agosto, utilizzando il telescopio Pan-STARRS alle Hawaii.

Le ultime osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble sulla cintura di asteroidi, tra Marte e Giove, hanno mostrato una forma bizzarra: P/2013 P5 appare più come una cometa che come un asteroide, con sei belle code disposte a ventaglio.

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Asteroide P/2013 PS

Credit: NASA, ESA, D.Jewitt/UCLA

Tra il bianco e il nero esistono miliardi di sfumature: è il caso dell'asteroide P/2013 P5, scoperto dagli astronomi lo scorso 27 agosto, utilizzando il telescopio Pan-STARRS alle Hawaii.

Le ultime osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble sulla cintura di asteroidi, tra Marte e Giove, hanno mostrato una forma bizzarra: P/2013 P5 appare più come una cometa che come un asteroide, con sei belle code disposte a ventaglio.

In effetti la natura riserva sempre sorprese.
Il 10 settembre, durante European Planetary Science Congress, era stata data una notizia analoga ma al contrario!
L'oggetto, chiamato 3552 "Don Quixote", il terzo asteroide più grande conosciuto vicino alla Terra (near-Earth object NEO), non sarebbe un asteroide ma bensì una cometa.

Nel caso di P/2013 P5, la polvere irradia dal nucleo come i raggi di una ruota, lasciando abbastanza confusi gli astronomi.

"Siamo rimasti letteralmente sbalorditi quando l'abbiamo visto", ha detto il ricercatore David Jewitt dell'Università della California a Los Angeles. "Ancora più sorprendente è che la struttura delle sue code cambiava radicalmente in soli 13 giorni, come eruttava polveri. Anche questo ci ha colto di sorpresa. E' difficile credere che stiamo guardando un asteroide".

Quando è stato osservato la prima volta con il telescopio Pan-STARRS appariva un punto luminoso sfumato: le code sono state scoperte solo grazie alle immagini catturate dal Hubble il 10 settembre.

Mettendo insieme le informazioni, è stato dedotto che P/2013 P5 ha eruttato polveri periodicamente per almeno 5 mesi ma dato che gli asteroidi subiscono generalmente processi di fusione ad alte temperature, dovrebbe essere composto prevalentemente da rocce metamorfiche e non da ghiaccio come una cometa.
Le code, perciò, devo avere un'origine diversa.

Gli astronomi credono che la velocità di rotazione dell'asteroide sia aumentata talmente tanto da far sgretolare e "volar via" la superficie mentre non credono che le code siano il risultato di un impatto con un altro asteroide perché, in tal caso, si sarebbe vista una grande quantità di polveri schizzare nello spazio in un sol colpo.

Jessica Agarwal del Max Planck Institute a Lindau, in Germania, ha stabilito, tramite un modello, che le code si sarebbero formate a seguito di una serie di eventi esplosivi: il primo il 15 aprile e a seguire il 18 luglio, il 24 luglio, l'8 agosto, il 26 agosto e il 4 settembre.
La pressione dovuta alla radiazione solare avrebbe poi fatto il resto, allungando le polveri in scie filanti.

Se il tasso di rotazione dell'asteroide aumentasse notevolmente, allora la sua debole forza gravitazionale non riuscirebbe più a tenerlo insieme. Quindi, un'enorme quantità di polveri scivolerebbe verso l'equatore e poi nello spazio, formando nuove code.

E' stato calcolato che, finora, sono andate perse solo circa 100 a 1.000 tonnellate di polveri, una piccola frazione della massa principale dell'asteroide.
Il nucleo, di circa 700 metri, è migliaia di volte più massiccio rispetto alla quantità di polvere espulsa.

Gli astronomi continueranno ad osservare P/2013 P5 per verificare se la polvere lascia l'asteroide sul piano equatoriale. Se così fosse, sarebbe l'evidenza di una rottura a causa della rotazione.

Jewitt ipotizza che tali cambiamenti di assetto siano frequenti nella fascia di asteroidi oppure potrebbero semplicemente essere i primi segnali che anticipano la morte di questi oggetti.

P/2013 P5 dovrebbe essere un frammento di un asteroide più grande, andato distrutto in una collisione circa 200 milioni di anni fa.

Lo studio è stato pubblicato il 7 novembre sulla rivista Astrophysical Journal Letters ed è disponibile a questo link: arxiv-web3.library.cornell.edu/abs/1311.1483

Letto: 2697 volta/e Ultima modifica Sabato, 27 Dicembre 2014 21:15
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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