"Scoprire centinaia di nuovi esopianeti è di per sé un risultato significativo ma ciò che distingue questo lavoro è il metodo che aumenterà la popolazione di esopianeti nel suo insieme", ha affermato Erik Petigura, professore di astronomia dell'UCLA e coautore della ricerca.

Petigura, insieme a Jon Zink, autore dell'algoritmo, hanno analizzato i dati del catalogo della missione K2  del telescopio Kepler.

Le scoperte sono descritte in un articolo pubblicato sull'Astronomical Journal.


L'algoritmo

Una sfida nell'identificare nuovi pianeti è che le riduzioni della luminosità stellare, tipiche di una rilevazione basata sul metodo del transito, possono anche provenire dallo strumento o da una fonte astrofisica alternativa che imita una firma planetaria. In questi casi, sono necessarie nuove lunghe e dispendiosi indagini che possono confermare la scoperta solo tramite l'ispezione visiva. L'algoritmo di Zink è in grado di separare quali segnali indicano i pianeti e quali sono semplicemente rumore.

"Il catalogo e l'algoritmo di rilevamento dei pianeti ideati da Jon e dal team di Scaling K2 rappresentano un importante passo avanti nella comprensione della popolazione dei pianeti", ha affermato Petigura. "Non ho dubbi che miglioreranno la nostra comprensione dei processi fisici attraverso i quali i pianeti si formano ed evolvono".

La missione originale di Kepler si è conclusa inaspettatamente nel 2013, quando un guasto meccanico ha impedito alla navicella di puntare con precisione la porzione di cielo che osservava da anni. Ma gli astronomi riproposero il telescopio per una nuova missione, nota come K2, il cui obiettivo era identificare esopianeti vicino a stelle lontane. I dati K2 stanno aiutando gli scienziati a capire come la posizione delle stelle nella Galassia influenza il tipo di pianeti che si formano attorno ad esse.

Sfortunatamente, il software utilizzato dalla missione originale Kepler per identificare possibili pianeti non era in grado di gestire le complessità della missione K2.
Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato il nuovo software per analizzare l'intero set di dati dal K2, circa 500 terabyte di dati che comprendono più di 800 milioni di immagini di stelle, per creare un "catalogo" che sarà presto incorporato nell'archivio principale degli esopianeti della NASA.

Oltre ai 366 nuovi pianeti identificati dai ricercatori, il catalogo elenca altri 381 pianeti già noti.

Lo strano sistema planetario

La scoperta del sistema planetario con due pianeti giganti gassosi è stata significativa anche perché è raro trovare giganti gassosi, come Saturno, così vicini alla stella ospite come in questo caso. I ricercatori non possono ancora spiegare perché si trovano lì, ma Zink ha affermato che ciò rende la scoperta particolarmente utile perché potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere in modo più accurato i parametri di come si sviluppano i pianeti e i sistemi planetari.

"La scoperta di ogni nuovo mondo offre uno sguardo unico sulla fisica che gioca un ruolo nella formazione dei pianeti", ha detto.