Scritto: Martedì, 23 Novembre 2021 05:49 Ultima modifica: Mercoledì, 24 Novembre 2021 05:52

Sonde aliene per le comunicazioni potrebbero essere sparse nella Galassia e anche nel Sistema Solare: ecco come cercarle


Se gli alieni esistono perché non li troviamo? Questa domanda è una vera spina nel fianco per la ricerca di civiltà extraterrestri nella nostra Galassia, alla quale gli scienziati rispondono speculando sul perché ancora non c'è stato un contatto e come dovremo cercare.

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Rendering artistico di Aerospace del concetto di Solar Gravity Lens che consentirà una visione migliorata di esopianeti potenzialmente abitabili. Rendering artistico di Aerospace del concetto di Solar Gravity Lens che consentirà una visione migliorata di esopianeti potenzialmente abitabili. Crediti: The Aerospace Corporation

In un recente studio, due ricercatori dell'Università di Liegi e del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno raccomandato di cercare prove di trasmissioni aliene dal nostro Sistema Solare. Basandosi sulla teoria che le Intelligenze Extraterrestri (ETI) esistono e abbiano già creato una rete di comunicazione nella nostra Galassia, il team ha identificato Wolf 359 come il posto migliore per cercare possibili comunicazioni interstellari extraterrestri.
Se questa idea vi sembra troppo azzardata, provate a pensare che noi, nel nostro piccolo, stiamo già pensando a come costruire reti di comunicazioni 4G/LTE e poi 5G sulla Luna per la prossima colonizzazione del nostro satellite e poi su Marte.

Come molte soluzioni proposte al paradosso di Fermi, il documento parte dal presupposto che altre forme di vita extraterrestre abbiano avuto un significativo vantaggio sull'umanità.

Ipotesi

Secondo modelli accettati, la Via Lattea si è formata circa 13,51 miliardi di anni fa, seguita dai primi pianeti 500 milioni di anni dopo. Il nostro Sistema Solare è relativamente giovane, essendosi formato 4,5 miliardi di anni fa e, l'umanità è esistita solo negli ultimi 200.000 anni. È ovvio che specie intelligenti siano già emerse e abbiano avuto il tempo necessario per colonizzare la Galassia.

Uno studio precedente del 2014, aveva ipotizzato che un ETI avrebbe potuto riempire la nostra galassia di sonde autoreplicanti (macchine di von Neumann).
Queste sonde formerebbero una rete di comunicazione che attraversa la Galassia, utilizzando le stelle come lenti gravitazionali per massimizzare la loro efficienza e portata. E questa tecnofirma potrebbe essere rilevata.
In questa ipotesi, ogni stella della Via Lattea dovrebbe ospitare tali sonde, compreso il Sole", ha detto Michaël Gillon, autore del nuovo studio insieme a Artem Burdanov e While Gillion. Questa ipotesi ci dice, quindi, dove cercare le sonde: sulla “linea gravitazionale solare” (SGL) del Sole e delle stelle più vicine. Tuttavia, quella del Sole parte da 550 Unità Astronomiche dalla nostra stella, quindi qualsiasi dispositivo per le comunicazioni messo a una tale distanza, sarebbe molto difficile da trovare. SGL si basa sul concetto di lente gravitazionale (applicabile agli oggetti dotati di notevole massa, Sole compreso) e sarebbe il punto focale della stella. Uno dei concetti di telescopi di prossima generazione della NASA prevede proprio di sfruttare questa posizione strategica nello spazio per osservare direttamente gli esopianeti a una risoluzione senza precedenti.

E, proprio sul problema della distanza si era arenato il primo studio.

 

Il nuovo studio

Nel nuovo documento, Gillon, Burdanov e Wright si sono concentrati su come l'umanità potrebbe rilevare i messaggi interstellari provenienti da queste sonde, che chiamano Focal Interstellar Communication Devices (FICD). E hanno identificato Wolf 359, una stella di tipo M (nana rossa) già oggetto di discussioni in ambito SETI, come il migliore obiettivo per una ricerca.

Situata a una distanza di circa 7,9 anni luce, Wolf 359 è il terzo sistema stellare più vicino dopo Alpha Centauri e la stella di Barnard, escludendo Luhman 16 (una nana bruna distante 6,5 anni luce).

Secondo una ricerca pubblicata nel 2019, si sospetta che Wolf 359 sia molto simile nella struttura a Proxima b, il sistema stellare più vicino alla Terra (4,24 anni luce di distanza).
Entrambi i sistemi sono costituiti da una stella nana rossa di piccola massa con un pianeta in orbita ravvicinata (poco più massiccio della Terra) e un pianeta più grande più distante (probabilmente un gigante gassoso). Tuttavia, a differenza di Proxima b e c, il sistema di pianeti di Wolf 359 non è stato ancora confermato.

Dopo aver pubblicato il suo studio del 2014, Gillon ha notato che Wolf 359 si trova nell'eclittica, il piano orbitale della Terra. In breve, Wolf 359 è visto di taglio dalla Terra (e viceversa), il che significa che gli osservatori di entrambi i sistemi sarebbero in grado di vedere gli esopianeti che effettuano transiti nell'uno o nell'altro. Questa disposizione, afferma Gillon, consentirebbe anche ai FICD di inviare messaggi interstellari con frequenza regolare:
A causa di questa particolare posizione, la Terra dovrebbe trovarsi una volta all'anno nel raggio di comunicazione della presunta sonda solare che emette verso Wolf 359. Ho fatto alcuni calcoli che mi hanno fatto concludere che se la sonda emettesse verso Wolf 359 nel raggio ottico quando la Terra è nel suo campo visivo, dovremmo essere in grado di rilevarne l'emissione anche con un telescopio di modeste dimensioni”.

Verifica delle ipotesi

Per verificare questa ipotesi, Gillon ha consultato i dati del TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope – South (TRAPPIST-South) e del Search for habitable Planets Eclipsing ULtra-cOOl Stars-South (SPECULOUS-South). Questi telescopi si trovano presso l'Osservatorio europeo meridionale (ESO) di La Silla e Paranal rispettivamente, nel nord del Cile. Utilizzando questi strumenti, Gillion ha osservato l'SGL di Wolf 359 alla ricerca di emissioni di comunicazione nel periodo dell'anno corrispondente.

Burdanov ha esplorato ulteriormente i dati alla ricerca di segni di un oggetto che si muova lentamente, il cui movimento sia conforme a quello che ci si aspetterebbe da una tale sonda. Sfortunatamente, né i dati del telescopio né la ricerca mirata di Burdanov hanno indicato FICD in Wolf 359. Ma un non risultato non è necessariamente scoraggiante:  "Interpretare questo risultato nullo è difficile, poiché tonnellate di ipotesi potrebbero spiegarlo", ha affermato Gillon.
"Mentre si considerava questo risultato nullo, mi sono reso conto che le sonde emittenti potrebbero essere "fuori asse" e molto più vicine alla Terra rispetto all'SGL, e che potrebbero essere rilevate direttamente nelle immagini. La possibilità di sonde emettitrici fuori asse apre una nuova strada per la ricerca di dispositivi alieni nel nostro sistema solare. Intendiamo esplorarlo ulteriormente, osservando con i nostri telescopi le coordinate antisolari delle 10-20 stelle più vicine".

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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