Scritto: Giovedì, 21 Ottobre 2021 06:45 Ultima modifica: Giovedì, 21 Ottobre 2021 19:38

E luce fu....


Circa 13,7 miliardi di anni fa, quando l'Universo era giovanissimo, iniziarono ad accendersi le prime stelle. O almeno questa è la teoria ma di fatto, finora, non abbiamo trovato alcuna prova di questi astri antenati.

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La galassia nana dello Scultore La galassia nana dello Scultore Crediti: Eso/Digitized Sky Survey 2

Forse però, una di queste stelle, o meglio, una diretta discendente, potrebbe trovarsi in una galassia nana in orbita attorno alla Via Lattea.

Si chiama AS0039 ed è situata nella Galassia Nana dello Scultore a 290.000 anni luce di distanza dalla Terra.
La sua composizione chimica suggerisce che incorpora elementi di una stella di popolazione III (così vengono raggruppate le primissime stelle dell'Universo), diventata ipernova. Secondo l'analisi condotta dall'astronomo Ása Skúladóttir dell'Università di Firenze, non è solo la stella con la più bassa metallicità scoperta al di fuori della Via Lattea ma, ha anche la più bassa abbondanza di carbonio mai vista in qualsiasi altra stella.

"Siamo in presenza di una stella secondaria con caratteristiche chimiche eccezionali: povera di ferro, AS0039 non è nemmeno ricca di carbonio e ha una quantità estremamente bassa di magnesio rispetto ad altri elementi più pesanti, come il calcio", ha spiegato Skúladóttir nel comunicato

Se confermato, AS0039 potrebbe aiutarci a capire il periodo in cui nell'Universo si sono accese le prime luci.

Le stelle antenate

Sebbene gli astronomi abbiano una comprensione abbastanza buona di come l'Universo si sia evoluto dal Big Bang al suo stato attuale, scrutare i confini dello spazio-tempo è molto difficile.
Subito dopo il Big Bang, per alcuni milioni di anni, il cosmo era pieno di un gas caldo, torbido e opaco. È stato solo dopo la nascita delle prime stelle, che hanno ionizzato il gas con la loro ultravioletta, che lo spazio ha cominciato a schiarirsi e la luce ha iniziato a fluire liberamente.

I processi di formazione stellare odierni ci danno un'idea di come siano nate le stelle popolazione III ma trovarne le prove potrebbe fornirci una comprensione migliore di come sia avvenuto questo passaggio. Questi astri progenitori sono nati da una zuppa composta principalmente da idrogeno ed elio. Gli elementi più pesanti hanno iniziato a formarsi solo quando la fusione è iniziata nei loro nuclei e, poi, con l'esplosione di supernove. Tali elementi, sparsi in tutto l'Universo, furono poi assorbiti dalle successive generazioni, nate da gas e polvere cosmica. Di conseguenza, le stelle relativamente povere di metalli che osserviamo oggi, sono anche le più antiche.

AS0039 è davvero molto povera di metalli. E lo è anche la galassia ospite.
Ma Skúladóttir e il suo team hanno scoperto che la stella è anche carente di carbonio e magnesio, più del solito per una stella povera di metalli. Poiché questi elementi si formano tramite la fusione del nucleo stellare, ciò suggerisce un'origine insolita per la nube di gas molecolare da cui è nata AS0039.

Tali rapporti di abbondanza carbonio-ferro, magnesio-calcio e magnesio-titanio, ha affermato il team, sono coerenti con un'esplosione estremamente energetica: un'ipernova, 10 volte più energetica di una supernova.
Calcio e titano sono già gli elementi alfa che si formano durante l'esplosione di una supernova e, se l'esplosione è ancora più potente, si ottengono livelli ancora più alti. Anche le simulazioni eseguite dai ricercatori concordano con l'esplosione di un'ipernova di una stella progenitrice popolazione III, con una massa di circa 21 volte la massa del Sole e un'energia di 10 x 1051 erg.

AS0039 potrebbe, quindi, essere davvero una prova concreta di ipernove a metallicità zero
"Lo studio mostra che l'analisi dei fossili stellari permette non solo di determinare indirettamente la massa delle prime stelle", ha detto l'astronoma Stefania Salvadori dell'Università di Firenze, "ma fornisce anche informazioni cruciali sull'energia delle prime esplosioni di supernova . E quindi sui primi passi dell'Universo".

Il documento è stato pubblicato sul The Astrophysical Journal Letters.

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Letto: 255 volta/e Ultima modifica Giovedì, 21 Ottobre 2021 19:38

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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