Scritto: Lunedì, 18 Ottobre 2021 04:59 Ultima modifica: Lunedì, 18 Ottobre 2021 05:58

Da dove arrivano i neutrini ad alta energia?


Non dai buchi neri che trangugiano stelle, come si credeva. Secondo una nuova ricerca il pasto del mostro cosmico non genererebbe abbastanza energia per lanciare la particella.

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Da dove arrivano i neutrini ad alta energia? Crediti: DESY, Science Communication Lab

Nell'ottobre 2019, un neutrino ad alta energia ha colpito l'Antartide. Il neutrino, che era molto difficile da rilevare, ha suscitato l'interesse degli astronomi: cosa potrebbe aver generato quella particella così potente?
I ricercatori pensavano arrivasse da un buco nero supermassiccio che aveva appena inghiottito una stella, un avvenimento noto come evento di interruzione delle maree (TDE).
Classificato come TDEAT2019dsg, è stato scoperto per la prima volta il 9 aprile 2019 dal Zwicky Transient Facility nel sud della California.

Sei mesi dopo, l'IceCube Neutrino Observatory al Polo Sud, rilevò la particella denominata IceCube-191001A, proveniente dalla stessa regione di cielo.
Il fenomeno, mostruosamente violento, doveva esserne stato la fonte, hanno detto gli astronomi.
Ma una nuova ricerca solleva dei dubbi.

Il nuovo studio, guidato dai ricercatori della Northwestern University e del Center for Astrophysics | Harvard e Smithsonian e pubblicato su sull'Astrophysical Journall, presenta altre osservazioni e dati radio su AT2019dsg che hanno consentito al team di calcolare l'energia dell'evento.

I risultati mostrano che AT2019dsg non ha generato neanche lontanamente l'energia necessaria per il neutrino; in effetti, ciò che ha rilasciato era abbastanza "ordinario", conclude il team.

I mangiatori disordinati

Anche se può sembrare strano, i buchi neri mangiano molto ma non tutto ciò che è a portata di mano.
"I buchi neri non sono come gli aspirapolvere", afferma Yvette Cendes, del Center for Astrophysics che ha guidato lo studio. "Quando una stella si avvicina troppo a un buco nero, le forze gravitazionali iniziano ad allungare la stella. Alla fine, il materiale allungato si avvolge a spirale attorno al buco nero e si riscalda, creando un lampo nel cielo che gli astronomi possono individuare da milioni di anni luce di distanza", spiega Cendes.

"Ma quando c'è troppo materiale, i buchi neri non possono mangiarlo tutto in una volta", ha detto Kate Alexander, coautrice dello studio e collega Einstein."Una parte del gas viene espulsa durante questo processo", un po' come quando mangiano i bambini che parte del cibo finisce sul pavimento o sulle pareti. Alexander chiama i buchi neri "mangiatori disordinati"

Questi avanzi vengono respinti nello spazio sotto forma di un deflusso, o getto, che, se abbastanza potente, potrebbe teoricamente generare una particella subatomica nota come neutrino.

Un'origine improbabile

Utilizzando il Very Large Array nel New Mexico e l'Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) in Cile, il team è stato in grado di osservare AT2019dsg, a circa 750 milioni di anni luce di distanza, per più di 500 giorni dopo che il buco nero aveva iniziato a consumare la stella .Questo è diventato il TDE più studiato nella storia astrofisica.
I dati hanno mostrato che la luminosità radio ha raggiunto il picco 200 giorno dopo l'inizio dell'evento.

Secondo i rilevamenti, la quantità totale di energia in uscita era equivalente all'energia irradiata dal Sole nel corso di 30 milioni di anni. Ma, anche se può sembrare impressionante, il potente neutrino individuato l'1 ottobre 2019 richiederebbe una fonte 1.000 volte più energica.

Cendes ha commentato: "Se questo neutrino in qualche modo proveniva da AT2019dsg, sorge la domanda: perché non abbiamo individuato neutrini associati alle supernove a questa distanza o più vicino? Sono molto più comuni e hanno le stesse velocità energetiche".

Secondo il team, quindi, o non abbiamo ancora una visione completa e comprensione dei TDE o è improbabile che quella fosse l'origine della particella.

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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