Scritto: Martedì, 12 Ottobre 2021 04:40 Ultima modifica: Martedì, 12 Ottobre 2021 05:30

Ehi ma lì forse c'è un pianeta!


In un raggio di 160 anni luce dalla Terra, ci sono quattro nane rosse che fanno qualcosa di inaspettato: invece di essere silenziose nelle osservazioni radio, emettono segnali.

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Ehi ma lì forse c'è un pianeta! Crediti: Danielle Futselaar/artsource.nl

Non sentitevi troppo esaltati, non si tratta di una tecnofirma aliena. Una delle migliori spiegazioni è che ci siano pianeti attorno ad esse, che non riusciamo a vedere.
Quelle rilevate dal potente telescopio nei Paesi Bassi LOFAR (Low Frequency Array) sono, probabilmente, potenti emissioni aurorali generata dalle interazioni di pianeti con il campo magnetico delle stelle.

Una scoperta simile era stata fatta lo scorso anno, suggerendo che questo potrebbe essere anche un nuovo modo per cercare esopianeti nel nostro vicinato galattico.


Ispirandosi a Giove

"Abbiamo scoperto segnali da 19 nane rosse lontane, quattro dei quali sono meglio spiegati dall'esistenza di pianeti", ha detto il fisico Benjamin Pope dell'Università del Queensland in Australia.

Nel loro studio gli scienziati si sono ispirati alle interazioni tra Giove e la sua luna Io, che producono potenti aurore permanenti ai poli del gigante gassoso, non dissimili da quelle della Terra ma forti nello spettro radio.

Le aurore terrestri si verificano quando le particelle cariche che fluiscono dal Sole con il vento solare, interagiscono con il campo magnetico terrestre. Alcune di queste scivolano via, altre penetrano verso il nostro pianeta e l'energia rilasciata durante le collisioni con i gas nell'atmosfera terrestre, genera la luce associata alle aurore. Su Giove, invece, le aurore non sono create solo dalle particelle solari ma dalle particelle di Io, il mondo più vulcanico del Sistema Solare. La luna emette costantemente anidride solforosa, che viene immediatamente rimossa tramite una complessa interazione gravitazionale con il pianeta, diventando ionizzata e formando un toroide di plasma attorno a Giove, che alimenta costantemente le aurore tramite linee di campo magnetico. Tuttavia, il campo magnetico del Sole non è abbastanza potente rispetto alle distanze troppo grandi, per produrre grandi effetti anche su altri pianeti del Sistema Solare, ma le nane rosse sono diverse. Queste stelle molto longeve, piccole e deboli ma hanno campi magnetici molto più forti di quello del Sole e, sappiamo che possono ospitare esopineti in orbite molto strette.

Gli scienziati hanno usato un modello costruito proprio sulle interazioni di Giove con Io, ma su scala più grande, con un pianeta avvolto nel campo magnetico di una stella.
Il team non ha trovato alcun segno esplicito della presenza di nuovi mondi nei casi esaminati ma "sono lì", dicono. Osservazioni future con le tecniche attuali o con i prossimi telescopi potrebbero rilevarli.

Oggi, gli astronomi utilizzano essenzialmente due strade per cercare esopianeti: il metodo del transito che misura la diminuzione della luce della stella ospite mentre il pianeta ci passa davanti; e il metodo della velocità radiale, che cerca nello spettro di luce della stella piccoli segni di oscillazioni (perturbazioni gravitazionali) che si verificano mentre i pianeti si spostano lungo la propria orbita. Questo che si basa sulle emissioni radio, potrebbe essere un terzo.
"Sappiamo da tempo che i pianeti del nostro Sistema Solare emettono potenti onde radio mentre i loro campi magnetici interagiscono con il vento solare, ma i segnali radio dai pianeti al di fuori del nostro Sistema Solare dovevano ancora trovarli. Questa scoperta è un passo importante per la radioastronomia e potrebbe potenzialmente portare alla scoperta di pianeti in tutta la galassia", ha detto Pope.

"Non possiamo essere sicuri al 100% che le quattro stelle abbiano pianeti effettivamente pianeti in orbita, ma possiamo dire che un'interazione pianeta-stella è la migliore spiegazione per ciò che stiamo vedendo", ha detto Pope. "Le osservazioni di follow-up hanno escluso pianeti più massicci della Terra, ma anche un pianeta più piccolo lo farebbe".

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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