Scritto: Martedì, 21 Settembre 2021 12:40 Ultima modifica: Martedì, 21 Settembre 2021 13:10

Marte: troppo piccolo per avere tanta acqua


Secondo una nuova ricerca della Washington University di St. Louis, Marte sarebbe troppo piccolo per trattenere grandi quantità di acqua e sostanze volatili fondamentali per la vita.

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Rappresentazione artistica di Marte con acqua in superficie simile alla Terra. Rappresentazione artistica di Marte con acqua in superficie simile alla Terra. Crediti: Immagine: NASA Earth Observatory/Joshua Stevens; NOAA National Environmental Satellite, Data, and Information Service; NASA/JPL-Caltech/USGS; Progetto grafico di Sean Garcia/Washington University

Che il Pianeta Rosso sia oggi molto diverso dalla Terra è ormai un fatto noto e consolidato ma ci sono caratteristiche fisiche, come il diametro (che è solo 53 percento di quello della Terra) e, quindi, la massa che potrebbero aver fatto la differenza fin dal principio.
"Il destino di Marte è stato deciso fin dall'inizio", ha affermato lo scienziato planetario Kun Wang della Washington University di St. Louis. "Probabilmente esiste una soglia sui requisiti di dimensioni dei pianeti rocciosi per trattenere abbastanza acqua da consentire l'abitabilità e la tettonica a placche.".

Ormai abbiamo una buona conoscenza dei pianeti rocciosi del nostro Sistema Solare ed altri nella Via Lattea, eppure rimane ancora difficile accertare quali fattori favoriscono l'emergere della vita e quali la ostacolano (vedi anche la mia intervista alla Dr. Nathalie Cabrol su OggiScienza). Ma sappiamo di cosa ha bisogno la vita sulla Terra: acqua liquida, prima di tutto. Quindi, le condizioni necessarie per preservarla sopra e sotto la superficie di un pianeta sono in cima alla check-list dell'abitabilità.

Per quanto riguarda Marte, sappiamo che il pianeta aveva la sua dose di acqua liquida miliardi di anni fa: ne sono prova i meteoriti marziani raccolti sulla Terra e tutti gli indizi scoperti dalle sonde in orbita, dai lander e dai rover che hanno esplorato e stanno esplorando la superficie. Tuttavia, oggi il pianeta è arido, desolato e l'acqua è presente solo sotto forma di ghiaccio, sepolta dalla polvere. Forse, una delle cause è la mancanza di un campo magnetico globale come quello terrestre ma altre grandezze fisiche potrebbero aver giocato un ruolo fondamentale nella ritenzione di sostanze volatili, come la gravità superficiale.

Kun Wang della Washington University in St. Louis e la sua squadra hanno iniziato le ricerche indagando sull'abbondanza di un elemento moderatamente volatile, il potassio, su vari oggetti del Sistema Solare, usandolo come tracciante per altri elementi e composti volatili. Questo è un metodo relativamente nuovo che diverge dai precedenti tentativi di utilizzare i rapporti potassio-torio raccolti dal telerilevamento e dall'analisi chimica per determinare la quantità di sostanze volatili dell'antico Marte. I rapporti degli isotopi di potassio, scelti dal team, sono un forte indicatore dell'esaurimento dei volatili negli interni dei pianeti, perché sono insensibili ai processi ignei e alla vaporizzazione indotta dagli impatti.

"I meteoriti marziani sono gli unici campioni a nostra disposizione per studiare la composizione chimica della massa di Marte", ha detto Wang.
"Quei meteoriti marziani hanno età che variano da diverse centinaia di milioni a 4 miliardi di anni e hanno registrato la storia dell'evoluzione volatile di Marte. Attraverso la misurazione degli isotopi di elementi moderatamente volatili, come il potassio, possiamo dedurre il grado di esaurimento volatile dei pianeti sfusi e fare confronti tra diversi corpi del Sistema Solare".

Il team ha studiato le composizioni isotopiche del potassio in 20 meteoriti marziani, scelti perché rappresentativi della composizione in massa dei silicati di Marte. Queste composizioni sono state quindi confrontate con le note composizioni di silicato di massa di altri tre oggetti interni del Sistema Solare di massa variabile: la Terra, la Luna e l'asteroide Vesta.
I risultati hanno mostrato che Marte ha perso più sostanze volatili della Terra durante la sua formazione, ma ne ha conservate più della Luna e di Vesta, entrambe significativamente più piccoli e più secchi del Pianeta Rosso.
"La scoperta della correlazione delle composizioni isotopiche del potassio con la gravità del pianeta è una nuova scoperta con importanti implicazioni quantitative su quando e come i pianeti differenziati hanno ricevuto e perso i loro volatili", ha detto la scienziata planetaria Katharina Lodders della Washington University. Inoltre, questa nuova correlazione tra gravità e ritenzione volatile potrebbe aiutare a porre dei vincoli su quanta acqua aveva Marte una volta ed ha forti implicazioni sulla ricerca di mondi abitabili oltre il Sistema Solare.

La ricerca è stata pubblicata su PNAS.

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Letto: 227 volta/e Ultima modifica Martedì, 21 Settembre 2021 13:10

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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