Scritto: Martedì, 08 Giugno 2021 05:02 Ultima modifica: Martedì, 08 Giugno 2021 05:59

Ritrovate le stelle perdute dell'ammasso aperto NGC 2516


Un team di astrofisici ha identificato il flusso stellare appartenente all'ammasso aperto NGC 2516, scoprendo che si estende per almeno 1.600 anni luce (o 500 parsec).

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Ritrovate le stelle perdute dell'ammasso aperto NGC 2516 Crediti: Video and narration by Luke Bouma, Princeton University

NGC 2516, noto anche come Caldwell 96, si trova nella costellazione australe della Carena ed è ben visibile anche ad occhio nudo dall'emisfero australe. E, in base, alla nuova ricerca, se un'osservatore sulla Terra potesse vederlo un tutta la sua estensione, sembrerebbe grande come 40 lune piene affiancate.

 

Gli ammassi aperti

Gli ammassi aperti sono vivai stellari in cui migliaia di stelle nascono da nubi di gas e polvere e poi si disperdono attraverso la Via Lattea. Alcune di esse rimangono però unite dalla reciproca attrazione gravitazionale, distribuite su poche decine di anni luce.
"Il termine 'aperti' si riferisce all'aspettativa che si siano formati da gruppo molto più denso [di stelle] che poi si è disperso", ha speigato Luke Bouma dell'Università di Princeton, autore principale di un prossimo articolo che sarà pubblicato dall'American Astronomical Society. "Ma non avremmo mai pensato di poter trovare le stelle perdute".

Uno degli ammassi aperti più conosciuti nel nostro cielo e visibile anche ad occhio nudo, è quello delle Pleiadinoto anche come le Sette Sorelle, nella costellazione del Toro.
Due anni fa, un algoritmo di apprendimento automatico che utilizza i dati del satellite dell'ESA Gaia ha identificato che molte stelle lontane si muovono alla stessa velocità e direzione e potrebbero quindi far parte dello stesso ammasso aperto, come una sorta di flusso.

Ora, la nuova ricerca ha scoperto che qualcosa di analogo vale anche per NGC 2516.

 

I risultati

"In retrospettiva, l'esistenza di questo grande flusso stellare non è troppo sorprendente", ha detto Bouma. Un'interpretazione potrebbe essere che un ammasso inizia come un ammasso stretto e si espande nel tempo formando delle code che si estendono avanti e dietro di esso, mentre si muove attraverso la Via Lattea. "L'implicazione più ampia è che ci saranno sicuramente altri enormi ammassi aperti come questo", ha detto. "La parte visibile dell'ammasso, dove possiamo facilmente vedere le stelle vicine, potrebbe essere solo una piccola parte di un flusso molto, molto più grande".

"Ho visto NGC 2516 molte volte attraverso un binocolo sotto i cieli bui del Cile", ha detto Gáspár Bakos, co-autore del documento. "L'ammasso si adatta perfettamente alla vista con il binocolo, perché la sua dimensione apparente nel cielo è qualcosa come la punta del mio pollice a distanza di un braccio. È curioso sapere, grazie alla ricerca di Luke, che l'ammasso in realtà si estende su un'area così grande come tutto il mio palmo rivolto verso il cielo".

Bouma e i suoi colleghi hanno utilizzato i dati del Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) (TESS) per misurare con precisione i tassi di rotazione delle stelle che Gaia aveva assegnato a NGC 2516.
I ricercatori hanno dimostrato che molte stelle con masse simili ruotano tutte (o molto vicino) allo stesso tasso, confermando che sono nate nello stesso nido stellare.

Bouma ha impiegato anni a sviluppare gli strumenti per misurare la rotazione di una stella in modo da poterne calcolare l'età, una tecnica chiamata girocronologia (dalle parole greche gyros "rotazione", chronos "tempo/età" e logos "studio")

Il nostro Sole, che ha 4,6 miliardi di anni, è nella sua tranquilla mezza età e ruota una volta ogni 27 giorni. Le stelle misurate in NGC 2516, invece, ruotano 10 volte più velocemente perché sono molto più giovani. Hanno appena superato la loro infanzia, hanno solo circa 150 milioni di anni.

"Oltre ad ampliare la nostra conoscenza di questo ed altri ammassi stellari, Luke ci ha fornito un elenco ampliato di giovani stelle dove possiamo cercare pianeti", ha detto Joshua Winn, co-autore di Bouma. "Trovare pianeti attorno a giovani stelle ci aiuterà a capire come si formano e cambiano i sistemi planetari nel tempo".

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Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore e l'image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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