Scritto: Venerdì, 18 Dicembre 2020 05:47 Ultima modifica: Venerdì, 18 Dicembre 2020 10:25

Tempeste imprevedibili su Nettuno


Grazie alle osservazioni del Telescopio Spaziale Hubble, gli astronomi hanno osservato una tempesta più grande dell'Oceano Atlantico cambiare improvvisamente rotta su Nettuno.

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La tempesta principale e Dark Spot Jr. ripresi da Hubble. La tempesta principale e Dark Spot Jr. ripresi da Hubble. Crediti: NASA, ESA, STScI, M.H. Wong (Università della California, Berkeley), e L.A. Sromovsky e P.M. Fry (Università del Wisconsin-Madison)

Nata nell'emisfero settentrionale del pianeta e scoperta da Hubble a settembre 2018, si stava spostando verso sud dove presumibilmente sarebbe svanita in prossimità dell'equatore. Invece, all'improvviso, ad agosto 2020 ha cambiato direzione, tornando verso nord ed ingrandendosi, sfuggendo probabilmente a morte certa. Sebbene Hubble abbia osservato macchie scure simili negli ultimi 30 anni, questo comportamento atmosferico bizzarro è qualcosa di completamente nuovo.

La tempesta, inoltre, non era sola. Il telescopio spaziale ha individuato un'altra macchia scura più piccola a gennaio di quest'anno, apparsa temporaneamente vicino alla formazione più grande. Forse un pezzo della tempesta principale che si era staccato dal nucleo, poi è svanito.

La grande tempesta, che ha un diametro di 7.400 chilometri, è la quarta macchia scura che Hubble ha osservato su Nettuno dal 1993. Altre due tempeste oscure furono scoperte dalla sonda Voyager 2 nel 1989 mentre volava vicino al pianeta. Da allora sono state viste tempeste apparire e scomparire, della durata di circa due anni ciascuna.

Queste osservazioni di Hubble fanno parte dell'Outer Planet Atmospheres Legacy (OPAL), un progetto a lungo termine guidato da Amy Simon del Goddard Space Flight Center della NASA, che acquisisce ogni anno mappe globali dei pianeti esterni del nostro Sistema Solare quando sono più vicini alla Terra nelle loro orbite.

 

Vita da tempesta

I vortici scuri di Nettuno sono sistemi ad alta pressione che possono formarsi alle medie latitudini e migrano verso l'equatore. All'inizio rimangono stabili a causa delle forze di Coriolis, che li fanno ruotare in senso orario nell'emisfero settentrionale, a causa della rotazione del pianeta (a differenza degli uragani sulla Terra, che ruotano in senso antiorario perché sono sistemi a bassa pressione)Tuttavia, quando una tempesta si sposta verso l'equatore, l'effetto Coriolis si indebolisce e la tempesta si disintegra.

Le diverse simulazioni al computer confermano questo comportamento, in cui le tempeste seguono percorsi più o meno diretti verso l'equatore, fino a quando non c'è nessun effetto di Coriolis a tenerle insieme. A differenza delle previsioni, però, l'ultima tempesta gigante non è migrata nella "kill zone" equatoriale. "È stato davvero emozionante vedere vederla muoversi come previsto e poi all'improvviso fermarsi e tornare indietro", ha detto Michael H. Wong dell'Università della California Berkeley. "È stato sorprendente".

La formazione di questi grandi sistemi di alta pressione non è ancora ben compresa ma l'ultima tempesta è stata di sicuro la più studiata.
Non sa si esattamente a cosa sia dovuto il colore scuro e tantomeno perché le "nuvole compagne" più luminose, osservate da Hubble nel 2018, siano scomparse quando il vortice ha interrotto il suo viaggio verso sud. Si ritiene che queste siano costituite da cristalli di gas ghiacciato che si formano quando il metano atmosferico viene perturbato e spinto verso l'alto.

 

Dark Spot Jr.

Le osservazioni di Hubble hanno mostrato che la sconcertante inversione di percorso del vortice scuro si è verificata nello stesso momento in cui è apparso un nuovo punto, informalmente chiamato "dark spot jr". La nuova formazione era leggermente più piccola della principale, circa 6.275 chilometri di diametro.  Era vicino al lato della macchia scura principale che guarda all'equatore, il punto in cui alcune le simulazioni indicano che si sarebbe verificato un disturbo. Tuttavia, la nascita della caratteristica più piccola è stata insolita. "Quando ho visto per la prima volta il punto piccolo, ho pensato che quello più grande fosse stato interrotto", ha detto Wong. "Non pensavo che si stesse formando un altro vortice perché quello piccolo era più lontano verso l'equatore. Quindi, all'interno di questa regione instabile. Ma non possiamo provare che i due siano collegati. Rimane un completo mistero".  "Forse spargere quel frammento, è stato sufficiente ad impedirgli di spostarsi verso l'equatore", ha aggiunto.

Ora, i ricercatori stanno cercando di capire se Dark Spot Jr. svanirà del tutto entro il 2020.

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Letto: 154 volta/e Ultima modifica Venerdì, 18 Dicembre 2020 10:25
Elisabetta Bonora

Nella vita lavorativa mi occupo di web, marketing e comunicazione, digital marketing. Nel tempo libero sono un'incontenibile space enthusiast e mamma di Sofia Vega.
Mi occupo di divulgazione scientifica, attraverso questo web, collaborazioni con riviste del settore ed image processing delle foto provenienti dalle missioni robotiche. Appassionata di astronomia, spazio, fisica e tecnologia, affascinata fin da bambina dal passato e dal futuro. Nel 2019 è uscito il mio primo libro "Con la Cassini-Huygens nel sistema di Saturno".
Amo le missioni robotiche inviate nel nostro Sistema Solare "per esplorare nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!" ...Ovviamente, è chiaro, sono una fan di Star Trek!

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